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Home ›Di male in peggio - Crollo dei consumi, calo dei salari ed aumento dei debiti
Stando alla propaganda martellata da compiacenti mezzi di informazione, il governo del signor “ghe pensi mi” avrebbe brillantemente affrontato e sconfitto le “emergenze” che assillavano una sempre più preoccupata opinione pubblica.
Gli immigrati rumeni hanno smesso - o giù di lì - di costituire un problema di ordine pubblico, spaventati a morte dai baldi guerrieri che montano la guardia a piazze e monumenti. L’Alitalia resterà (così si dice) italiana com’era stato promesso; la scuola, violentata dal ’68, tornerà ad essere un luogo dove si lavora sul serio, dove rifioriranno sani principi morali custoditi dal grembiulino: cosa c’è di meglio contro gli autoscatti osé delle adolescenti venduti per pochi euro che una divisa stirata e un fiocco rosa? Se poi tutto questo richiede il taglio di oltre centomila posti di lavoro (ma l'attività di “sartoria” era stato cominciato da Fioroni) che importa? Anche i fannulloni se la stanno dando a gambe, da quando Brunetta ha calato la scure su questi schifosi parassiti che infestano le aule di Montecitorio... pardon, volevamo dire gli uffici pubblici.
Tutto si appresta ad andare, dunque, per il meglio in quello che fra poco sarà il migliore dei mondi possibili, una volta risolto anche l’ultimo cruccio degli italiani. Però, niente paura, il governo ci sta lavorando, ben consigliato dai suoi “azionisti di riferimento” - padroni di tutte le taglie - sotto l’occhio benevolo di alcuni dei maggiori sindacati; la CGIL, adesso fa il broncio, ma ci sono buone possibilità che alla fine non farà mancare il suo contributo fattivo...Ma qual è questo cruccio che presto sarà fatto sparire dalla bacchetta magica governativa? L’incubo della cosiddetta quarta - o addirittura terza - settimana, la pena di arrivare a fine mese, l’impresa sempre più ardua di mantenere un decente livello dei consumi, di pagare interessi in aumento su mutui e prestiti, di non essere irrimediabilmente risucchiati dal vortice dei debiti. Eh sì, ormai ne parlano tutti (con una notevole faccia tosta): i consumi continuano a scendere, tanto che nel mese di giugno sono diminuiti del 3,4%. Naturalmente, si sta parlando soprattutto dei consumi che non possono essere evitati (alimentazione e tutto quanto è legato alla vita quotidiana), perché altri, considerati non strettamente necessari, come le vacanze, da anni si stanno ridimensionando.
Calo dei consumi, dunque peggioramento del tenore di vita, ma siccome le disgrazie (del capitale) non vengono mai da sole, a questo si aggiunge l’aumento dell’indebitamento medio. Nel 2007, ogni famiglia aveva, in media, un debito di 15.765 euro, ma le statistiche, Trilussa insegna, devono essere interpretate, inserite in un contesto specifico, perché rischiano di essere ingannevoli. Per esempio, le famiglie più indebitate sono quelle di alcune province del centro-nord dai redditi (medi) elevati, per cui è possibile che nel calderone di quel numero finiscano debiti contratti per investimenti speculativi e debiti contratti per vera necessità. Più significativo è, invece, osservare come dal 2002 - anno di introduzione dell’euro - l’indebitamento sia cresciuto del 93,28% ( rainews24.it visitato il 21-08-2008) e che tale progressione sia stata più forte nelle regioni meridionali.
Dei primi giorni di settembre è un’altra notizia, secondo la quale c’è stato un forte calo nella domanda di prestiti per gli acquisti a rate (La repubblica, 02-09-2008): siamo allora di fronte a una controtendenza nella marcia verso l’indebitamento? Al contrario: questi dati confermano semplicemente che le difficoltà economiche sono sempre più estese e profonde, se si contrae persino la tradizionale forma d’acquisto dei meno abbienti.
Un altro elemento ancora ci dice che il proletariato e settori consistenti di piccola borghesia da molto tempo sono sottoposti a una progressiva erosione dei redditi: in poco meno di vent’anni, il tasso di risparmio delle famiglie (rapporto tra risparmio e reddito) si è praticamente dimezzato, il che molto semplicemente significa che si riesce a mettere da parte sempre meno e/o che più persone sono costrette a intaccare il gruzzoletto per far fronte ai bisogni quotidiani.
Ovviamente, l’aumento del prezzo di molte merci e bollette spiega solo in parte questa situazione. L’altro non meno importante fattore (anzi!) è il livello di salari e stipendi, in moltissimi casi, appunto, al limite (o sotto) la soglia della pura sopravvivenza. A scanso di facili strumentalizzazioni politicantesche, il “merito” di tutto ciò va equamente diviso tra politicanti dell’uno e dell’altro schieramento. E per essere ancora più espliciti, l’impoverimento non riguarda solo l’Italia, ma il mondo intero, a riprova che il capitalismo domina su tutto il pianeta e impone ovunque le proprie necessità. Il punto, però, non è tanto questo; i capitalisti (e relativi servi) fanno il loro mestiere: è il proletariato che non fa il proprio.
cbBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
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