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Home ›L'unione europea si allarga
Dal primo maggio 2004 altri dieci paesi sono entrati a far parte dell'Unione europea. Così come era stato previsto nel vertice di Coopenaghen dello scorso dicembre, sono entrati a far parte dell'Unione Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia, mentre la Turchia, che da anni spinge per potervi entrare, dovrà pazientare a lungo, visto che il suo ingresso, salvo ulteriori scivolamenti, avverrà non prima del 2007. Le conseguenze economiche, politiche e sociali dell'allargamento ad est dell'Unione sono di straordinaria importanza, e sono destinate ad avere delle ripercussioni rilevanti nel contesto imperialistico dei prossimi anni.
Se è vero che si tratta di registrare l'ingresso di paesi di piccole dimensioni, con uno scarso peso demografico, tolta ovviamente la Polonia con i suoi 40 milioni di abitanti, ed un ancor più scarso peso economico, l'allargamento a 25 paesi trasforma l'Unione europea nella prima entità commerciale del pianeta, rafforza la seconda posizione nella classifica delle potenze economiche, dietro gli Stati Uniti, e colloca l'Unione, con i suoi 450 milioni d'abitanti, nella terza potenza demografica del mondo, dietro Cina e India. Bastano questi pochi numeri per capire che ci si trova davanti ad un fatto di portata straordinaria che non ha paragoni nella recente storia del moderno capitalismo.
Mentre intere aree sotto il peso della decennale crisi di ciclo del modo di produzione capitalistico sono alle prese con fenomeni di disintegrazione economica, politica e sociale, la vecchia Europa procede, tra difficoltà tentennamenti e contraddizioni verso l'integrazione continentale. Sono due facce della stessa medaglia di una crisi che sta asfissiando il capitalismo su scala mondiale.
Da un lato si assiste alla diaspora di interi stati, come non ricordare i paesi dell'ex Jugoslavia, dall'altro, le stesse dinamiche della crisi economica impongono ai paesi dell'area euro di allargare le proprie dimensioni per poter affrontare meglio la concorrenza sui mercati internazionali.
Dopo il crollo dell'Urss e il crollo del cosiddetto socialismo reale, si erano aperte per il capitalismo europeo delle prospettive di crescita economica e politica straordinarie verso oriente; l'integrazione nell'Unione di quasi tutti i paesi facenti parte del patto di Varsavia riempie quel vuoto politico che si era aperto con il crollo del muro di Berlino.
Quali saranno le conseguenze economiche dell'ingresso dei nuovi paesi nell'Unione europea, e quali saranno i vantaggi per questi dieci paesi con l'ingresso in Europa? Per dare una risposta il più vicino alla realtà a queste domande, occorre subito chiarire che tutti i nuovi paesi aderenti all'Unione europea si trovano in condizioni economiche disastrate. Nessuna economia dei dieci paesi è in grado di reggere la concorrenza internazionale, con la conseguenza che aprendosi ai mercati continentali corrono il rischio di aggravare le già difficile situazioni economiche interne. Per la propaganda della borghesia europea, l'integrazione economica, facilitando la circolazione dei capitali spingerà in queste aree nuovi investimenti con la conseguenza di ridurre il divario finora esistente tra la parte orientale e occidentale dell'Europa.
L'esperienza di questi ultimi decenni ha invece dimostrato proprio il contrario; infatti se è vero che la libera circolazione dei capitali facilita l'afflusso di investimenti, questi sono quasi sempre indirizzati verso attività speculative, oppure nella migliore delle ipotesi all'acquisizione di imprese che subito dopo hanno subito un'emorragia di posti di lavoro. Proprio in questi mesi la banca francese Socié té Gé né rale dopo aver acquistato la più grande banca ceca, la Komercni Banka, ha licenziato metà del personale senza che gli 8 mila dipendenti espulsi scioperassero un solo minuto.
I vantaggi dell'allargamento saranno solo per quei paesi come la Germania, la Francia e l'Italia che possiedono un apparato produttivo tecnologicamente avanzato ed orientato verso l'esportazione. I paesi che entreranno a far parte dell'Unione oltre a costituire nuovi mercati dove vendere merci, saranno utilizzati dalla borghesia dei paesi maggiormente industrializzati come serbatoi di manodopera specializzata e soprattutto a basso costo. Da un lato si avranno nuovi mercati dove vendere senza alcun vincolo di tipo doganale, dall'altro paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca rappresenteranno aree dove sarà estremamente facile attingere manodopera a bassissimo costo e nello stesso tempo specializzata, con la conseguenza di spingere ancor più in basso i salari del proletariato dei paesi più avanzati.
L'allargamento dell'Unione verso la parte orientale del continente presenta dei risvolti politici importanti che si sommano a quelli economici esaminati sopra.
Con l'ingresso di nuovi 10 paesi trovano conferme quelle tendenze di fondo che vedono il capitalismo europeo porsi come unico potenziale antagonista al dominio imperialistico degli Stati Uniti. Ovviamente il processo d'unificazione europeo è ancora lontano dall'essersi compiuto e pertanto nulla esclude che possa subire rallentamenti o che qualche paese attualmente aderente all'Unione possa abbandonare il progetto per schierarsi con il fronte opposto. Oggi intanto registriamo che nonostante gli attacchi imperialistici degli Usa (vedi guerra in Irak) l'area dell'euro si consolida e s'allarga.
plBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
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