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Home ›Macedonia - Dietro le sceneggiate con l'UCK le manovre delle potenze imperialiste
Mentre scriviamo e' terminato il cosiddetto primo tempo dell'operazione "raccolto essenziale" della Nato in Macedonia e il Parlamento macedone sta votando le modifiche costituzionali sulle quali si sono accordati il governo di Macedonia da una parte e i partiti albanesi del paese dall'altra. Le vicende di questo voto, di cui non val la pena ripetere la cronaca, dimostrano da una parte lo scarto reale esistente fra le parti in guerra reale e quelle in trattativa formale, e dall'altra il cinismo con cui le superpotenze manovrano e guerreggiano fra loro sulla pelle degli attori di terz'ordine locali.
Sulla base degli accordi imposti dalla Nato, i mercenari dell'UCK dovrebbero consegnare le armi e ritirarsi dai territori occupati nel Nord del paese, mentre lo Stato macedone si rimodellerebbe in modo da attribuire maggiori autonomie alla minoranza albanese.
Ma né all'UCK interessa granché ottenere autonomie della "loro" comunità, che invece possono interessare certi partiti albanesi che su quelle autonomie contano di crearsi poltrone e seggiole, né la destra slavo-macedone è disponibile a concedere quelle autonomie mentre l'UCK continua bellamente i suoi attacchi con artiglierie e missili, fingendo di consegnare armi che in realtà sono residuati bellici (le armi consegnate sono solo "funzionanti" nell'80 per cento dei casi, un 15 per cento è fatto di armi che avrebbero avuto bisogno di manutenzione e un 5 per cento di armi definitivamente fuori uso - dalle dichiarazioni del maggiore Alex Dick, vedi Manifesto del 4-9).
Ma quali armi usano i signori dell'UCK? Quelle fornite dagli stessi membri Nato (USA in testa) quando faceva comodo montare il caso Kosovo per bombardare la Serbia di Milosevic e che ora qualcuno (sempre gli Usa) continua con tutta probabilità a fornire per continuare a destabilizzare un'area tutta interna all'Europa.
Anche da diversi rapporti giornalistici dall'area emerge chiaramente che la consegna di queste armi è una farsa: quelle consegnate sono in numero inferiore a quelle utilizzate su un solo micro-fronte e di importanza addirittura risibile (consegnati fucili e contemporaneamente utilizzati missili). Ma la Nato, ovvero, in prima e fondamentale istanza, gli Usa, fingono di ignorare questa verità e alimentano le sceneggiate in atto (dalle trattative al disarmo dell'UCK) per fornirsi una ragione di intervento, di presenza. Non è un caso che le infiltrazioni di "guerriglieri" dell'UCK in territorio macedone partissero dalle zone del Kosovo controllate dalle forze americane, come non è un caso che siano filtrate e filtrino abbastanza facilmente le notizie in merito e le attuali descrizioni e cronache della sceneggiata.
Gli Usa vogliono imporre la loro presenza operativa e militare nel cuore dell'Europa, dimostrando così la debolezza dell'idea europeista; gli europei subiscono perché altro ancora non possono fare, ma forniscono le notizie sulle quali può e deve crescere - secondo loro - l'indignazione dell'opinione pubblica, condizione indispensabile per le necessarie accelerazioni europeistiche.
In sostanza, ancora una volta gli Usa mostrano ed esercitano i muscoli scala internazionale, giocando biecamente sulla pelle delle popolazioni martoriate dalle bande mercenarie e ideologicamente aizzate le une contro le altre, mentre l'Europa vorrebbe magari fare altrettanto ma in piena autonomia, e invece non può e deve sottostare ai diktat americani.
È chiaro che la cosa non può andare avanti all'infinito e che ogni manovra antieuropea degli Usa, accresce la voglia anti-Usa degli stati europei (di alcuni fra i più importanti di essi, essendo apparentemente l'Italia d'oggi - del Berlusconi - su un terreno diverso).
Il rischio contro cui ci battiamo e che sottoponiamo all'attenzione di chi vuol dirsi comunista, è che "l'antimperialismo" facile suscitato dalle criminali politiche americane si esprima alla fine in sovranazionalismo europeista con la chiamata all'allineamento proletario ancora una volta dietro le bandiere della borghesia, sui fronti della guerra imperialista. E questo rischio si potrebbe e si dovrebbe iniziare a combattere proprio in Macedonia con la ripresa della lotta di classe autonoma tanto dalle sirene del nazionalismo slavo o albanese quanto dalle suggestioni dei "portatori di pace" imperialisti.
m.jrBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #8
Agosto-settembre 2001
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