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Home ›L'arresto di Milosevic - Anche da vinto l'ombra del dittatore serve al gioco delle grandi potenze
L'arresto di Milosevic avvenuto il primo aprile ad opera del governo di Kostunica dovrebbe segnare la chiusura col passato e l'avvio di una nuova fase per ciò che è rimasto della Jugoslavia. Una nuova classe borghese si alterna al potere, così come i soliti predoni imperialisti si fanno concorrenza sullo sfondo per stabilire chi dovrà svolgere la funzione di signore sui propri vassalli, mentre come sempre il proletariato subisce pesantemente le conseguenze della guerra col suo carico di distruzioni e fame.
La storia si ripete e dietro le apparenze unitarie dei briganti imperialisti, i quali propagandano ogni loro misfatto come impegno per fare trionfare la democrazia nel mondo, si celano, e oramai senza nasconderlo più di tanto, interessi contrastanti che un giorno dovranno scontrarsi direttamente.
In questo caso il canovaccio trova nell'incriminazione da parte dell'Onu di Milosevic e dei suoi collaboratori politici e militari più stretti, per crimini contro l'umanità commessi in Bosnia e Kosovo, un finto terreno comune. Tutti dichiarano che quei carnefici devono essere giudicati dal Tribunale internazionale dell'Aja per quanto hanno fatto, ma in realtà Unione europea e Stati Uniti hanno atteggiamenti che riflettono più in generale contrapposti disegni strategici nello scacchiere internazionale. Gli europei vogliono spezzare lo strapotere degli americani che li strangola, invece questi ultimi sono decisi in tutti i modi a perpetrare il proprio dominio in ogni angolo della terra.
Il risultato di tutto questo è che a fare realmente la voce grossa per processare Milosevic fuori del suo paese è solamente il procuratore dell'Aja Carla Del Ponte, che non ha ottenuto quanto voleva. Mentre americani ed europei, seppure con sfumature diverse, pur richiedendo a parole l'estradizione, nei fatti non hanno attuato nulla di concreto per ottenerla.
Da parte serba Kostunica ha dichiarato che di consegnare Milosevic non se ne parla neanche, ma che sarà processato a Belgrado per reati interni riguardanti l'abuso di potere, appro-priazione indebita e malversazione. In quanto il tribunale internazionale non può garantire l'imparzialità, altrimenti anche la Nato dovrebbe rispondere dei bombardamenti sulla Jugoslavia e dell'utilizzo di armi all'uranio impoverito.
Un'altra motivazione avanzata come scusante dal presidente federale riguarda il fatto che mettere sotto accusa l'ex classe dirigente significherebbe condannare tutto il popolo che più volte ha rieletto e sostenuto Milosevic. Molto più concretamente qui si tratta di evitare che una condanna del tribunale dell'Aja si traduca nel dovere poi indennizzare i vari paesi nati dalla disintegrazione della ex Jugoslavia, cosa che Belgrado non può assolutamente permettersi.
Per cui la situazione di pulizia interna ad oggi, a parte Milosevic che rappresenta lo specchietto per le allodole nel proseguo della partita per tutti i giocatori in campo, vede sul banco degli imputati i pesci piccoli, mentre quelli grossi non sono stati toccati. In sostanza è stato dato un ritocco di facciata al regime, la cui natura ultra nazionalista e reazionaria non ha nulla da invidiare a quello precedente.
La posizione americana nei confronti del regime è più prudente, da una parte si valuta positivamente l'arresto di Milosevic così come era stato richiesto dalla comunità internazionale, dall'altra si lascia aperto il filo della polemica per non averlo consegnato al tribunale dell'Aja. È chiaro che la manovra di Washington consiste nel mantenersi su un terreno ambiguo per avere libertà d'azione nei confronti di Belgrado nel caso gli eventi futuri lo riterranno opportuno.
Gli europei, invece, pur facendo le stesse osservazioni sulla vicenda Milosevic, hanno dato più fiducia al governo Kostunica. Le riserve sono una debole facciata che in realtà nascondono la voglia di chiudere al più presto la questione. Gli interessi dell'Ue sono di stabilizzare l'area balcanica, in primo luogo rafforzando e dando fiducia al governo jugoslavo, per impedire ulteriori tensioni e avventure separatiste in Kosovo e Montenegro. Ovviamente queste ragioni, la vicinanza geografica e l'aspettativa di ottenere finan-ziamenti, avvicinano Kostunica all'Unione europea.
Le conclusioni da trarre, ancora una volta, a fronte di eventi che spesso sembrano la fotocopia l'uno dell'altro, è che i conflitti locali sono il primo momento deflagrante messi in moto dalla crisi del capitale. Alla lotta tra le borghesie locali si sovrappone immediatamente la concorrenza tra le grandi potenze imperialistiche per la spartizione delle risorse e delle aree di influenza strategica.
Il proletariato, come sempre, è ingannato e mandato al macello dalle borghesie nazionaliste, perché indifeso e privo di una propria prospettiva di attacco alla barbarie capitalista. I comunisti devono dare assoluta priorità al tentare di fare capire ai proletari che l'unica strada da perseguire è la lotta intransigente al capitale; che non esistono scorciatoie come il sostenere questo o quel fronte borghese in funzione di presunte contraddizioni che si aprirebbero nello schieramento imperialista internazionale e di un suo conseguente indebolimento. Oggi più che mai solo la lotta di classe è l'unica vera contraddizione che davvero può affossare il capitalismo.
cgBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #5
Maggio 2001
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