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Home ›L'Aja: l'inutile conferenza sul clima
Ci avvelenano, preparano disastri e ne fanno un altro mercato su cui scambiarsi la ricchezza che noi produciamo. Intanto affilano le armi per nuovi macelli
Laproduzione per il profitto genera quantità crescenti di gas-serra, il clima già ha iniziato a cambiare, con le pesanti conseguenze subite anche in Italia, e i governi che dovevano mettersi d'accordo nel mettere in pratica il protocollo di Kyoto (1), hanno litigato, ancora una volta per interessi di bottega, per difendere i rispettivi interessi di profitto e rendita. La Conferenza Mondiale sul clima (L'Aja 22-26 novembre 2000) è semplicemente fallita.
Una sintetica cronaca degli eventi fornita da Il Manifesto del 28 novembre è significativa.
La Gran Bretagna era più interessata a negoziare direttamente con gli Usa, invece di allinearsi alla posizione dominante in Europa. Ma anche la Francia ha i suoi torti: la presidenza francese è accusata da alcuni partner di non aver preparato bene l'intervento europeo (non ha saputo ribattere con dati scientifici alla discutibile posizione statunitense sui "pozzi" di anidride carbonica). Anche la Germania ha una certa resposabilità, perché è Berlino che ha di fatto impedito un accordo tra l'Unione europea e i paesi del sud su nuovi aiuti finanziari, che avrebbe potuto spiazzare definitivamente gli Usa.
Mentre l'ambiente in senso lato degrada "inesorabilmente" e il clima sta cambiando minacciando addirittura la sommersione delle città costiere e - cosa già in atto - l'inaridimento distruttivo di ogni agricoltura a Sud e piogge torrenziali e inondazioni a Nord, i governi del mondo sono in tutt'altre faccende affaccendati. Si litiga sulla riduzione delle emissioni ma dietro si profila lo scontro fra blocchi.
L'impressione superficiale è che gli Usa stessero difendendo, secondo il mandato del loro Senato, contro tutto e tutti gli immediati interessi economici americani e che l'Europa abbia dimostrato ancora il suo nanismo politico, non riuscendo a imporre unitariamente e fortemente i suoi principi, che la stampa europea (quasi unanime) giudica più... ecologici.
In realtà anche i governi europei hanno altre priorità che non l'ambiente e la riduzione delle emissioni. Uno dei nodi del contendere (per l'insieme di questi rimandiamo alle cronache della stampa borghese) era infatti se tutti gli stati (Usa compresi, naturalmente) dovessero innanzitutto ridurre le emissioni interne (con un 50 per cento delle azioni al proprio interno) o se, come volevano gli Usa, si potesse conteggiare come riduzioni proprie gli interventi e gli investimenti all'estero in attività "risparmiatrici di emissioni" e le quote di riduzione comprate presso altri. Ebbene perché gli stati europei, tanto più attenti alla causa del clima, non si sono impegnati intanto ed esem-plarmente loro? Semplice: per non perdere in competitività con gli Usa. Gli interventi richiesti per ridurre le emissioni sono tanto socialmente utili e possibili quanto monetariamente cari. E allora se lo facciamo tutti - dicono gli Europei - bene; sennò... non vale. I dati della situazione vengono sintetizzati, in modo a nostro parere definitivo, dal Presidente del Comitato intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc) istituito dall'Onu, il prof. Robert Watson: " Per stabilizzare il clima terrestre bisognerebbe ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 60 per cento rispetto al livello del 1990" (vedi Il Manifesto del 25 Novembre). A L'Aja hanno litigato e non si sono messi d'accordo su una riduzione del 5% da qui al 2010!
Intanto è nato e cresce il mercato dell'aria calda (istituito dalla stessa Conferenza di Kyoto e dal suo Procollo). Centri finanziari, banche e assicurazioni sono fortemente interessati a questo nuovo mercato in cui l'inquinatore ricco compra da un altro inquinatore minore e non necessariamente più povero i suoi "crediti in emissioni". Complicato? Abbastanza per i proletari che fan fatica a comprarsi di che vivere, ma semplice per i borghesi inquinatori, istruiti ed esperti in mercificazione di tutto.
"Un esempio è il contratto che ha permesso a un'azienda elettrica di Calgary (Canada), la TransAlta, di comprare 3000 tonnellate di riduzione annua di emissioni di anidride carbonica equivalente, per i prossimi sette anni, da un'azienda elettrica tedesca, la ElectricitaetsWerke (Hew) di Amburgo - la quale "risparmia" quelle emissioni grazie al fatto che ha aumentato la sua capacità di generare energia elettrica col vento" (il Manifesto del 24 Novembre).
In sostanza ci avvelenano, ci preparano disastri e ne fanno un altro mercato su cui scambiarsi la ricchezza che noi produciamo. Se poi i cicloni indotti dai cambiamenti in atto distruggono le casette sulla costa della Florida, le assicurazioni non pagheranno. L'Istituto di rappresentanza degli assicuratori mondiali ha espresso il 23 novembre l'unica preoccupazione del mondo finanziario: negli anni '90 il costo sostenuto per risarcire i danni da disastri climatici è cresciuto da una media di 3 miliardi di dollari l'anno a picchi di 25 miliardi. Così hanno deciso di non assicurare più quelli che fra i più esposti, potrebbero anche farsi l'assicurazione. Non si parla ovviamente - non frega niente a nessuno - dei poveracci che esposti ai danni ambientali non possono che subirli.
L'altra dato che risulta evidente dal fallimento della Conferenza dell'Aja è la crescente contrapposizione Europa Usa. Nella tenzone specifica hanno vinto ancora gli Usa; ma la sconfitta ha dato maggior fiato ai sostenitori della necessità che l'Europa si compatti, cresca politicamente e.. si armi.
Punte di lancia dello schieramento politico a favore del rafforzamento europeo in funzione anti-americana troviamo i Verdi. Complici in tutto e per tutto, anzi fra i più attivi propagandisti della menzogna secondo cui sarebbe possibile ristabilire l'equilibrio uomo-ambiente e fermare il riscaldamento del pianeta, pur nell'ambito del modo di produzione capitalista, essi sono ora fra i portabandiera dell'europeismo imperialista. Parola di Cohn-Bendit, leader dei Verdi europei: "Bisogna mobilitarsi e dare all'Europa il peso di una potenza capace di far capire all'America che bisogna venirle incontro, altrimenti si andrà al confronto duro con gli europei, anche economico" (La Repubblica del 27 Novembre) Ora, visto che il confronto economico è già da tempo in atto, e si è ben dispiegato anche all'Aja, e considerato che Cohn-Bendit scemo non è - ancorché socialdemocratico, come già era quando capeggiava il '68 studentesco francese - bisogno chiedersi cosa intenda. Primo, il confronto economico è in realtà fra Usa e i singoli stati europei, Germania e Francia in testa. Quel che i Verdi vogliono, insieme a molti altri, è che l'Europa si presenti compatta, come corpo unico, a quel confronto. Secondo, e Cohn-Bendit lo sa bene, lo scontro economico duro fra due blocchi significa la irrefrenabile tendenza allo scontro militare.
Dalla caduta del Muro, si è avviato un periodo di rimescolamento delle carte in campo occidentale che porterà ai nuovi schieramenti contrapposti, tipici della fase imperialista, destinati a scontrarsi militarmente per la soluzione borghese della crisi. Le forme dello scontro militare non saranno quelle della II Guerra Mondiale e può darsi che non assumano neppure le dimensioni dello scontro diretto e concentrato fra i blocchi. Di certo, però, vediamo già delinearsi l'armamentario ideologico necessario allo scontro. Una delle sue componenti viene espressa dallo stesso capo europeo dei Verdi: "Vogliamo una globalizzazione con un volto sociale ed ecologico, per cui siamo pronti a combattere".
Prepariamoci a combattere queste trappole, compagni, perché sono quelle nelle quali si vuol far cadere il proletariato, per fargli combattere le guerre borghesi invece della sua rivoluzione comunista.
(1) Vedi "il clima reagisce al capitale - In margine alla conferenza di Kyoto in Prometeo V Serie n.15 - giugno 1998
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Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
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