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Home ›Comunisti internazionalisti o coranico islamisti?
L’opportunismo, ossia la mancanza di princìpi e la conseguente propensione al contorsionismo per conquistarsi un seguito politico, è un’erbaccia che ha sempre cercato di infestare l’ambiente rivoluzionario; In questo caso stiamo parlando dell’OCI (Organizzazione comunista internazionalista) e in specifico di un articolo apparso nel numero di maggio-giugno del suo giornale “Che fare”.
Questo articolo, intitolato “L’inesauribile crociata anti-islamica”, può essere considerato esemplare di come i comunisti (quelli veri) non devono analizzare la “periferia” del capitale, dunque di come non devono agire in quel determinato contesto sociale, perché in tutto il pezzo la nota dominante è l’interclassismo più totale, unito ad un’estrema - ed ovvia, date le premesse - vaghezza di indicazioni politiche.
La tesi di fondo è che occorre “appoggiare le risposte di lotta delle masse islamiche alle aggressioni imperialiste. Incondizionatamente”. Ora, per chiunque si dica marxista e faccia proprio il metodo d’analisi fondato sul materialismo dialettico, l’espressione “masse islamiche” è completamente priva di senso. O meglio, ha un senso tutto borghese, in quanto è la borghesia che ha sempre cercato di nascondere la divisione della società in classi contrapposte parlando di popolo e di masse popolari, insomma di collettività umane tenute insieme da presunti valori e presunti interessi comuni, non ultimi la religione.
In realtà, in Algeria come in Iran o in qualunque altro paese “islamico”, le classi esistono, eccome, e, anzi, per molti aspetti la divisione tra sfruttati e sfruttatori, tra ricchi e poveri appare in maniera più appariscente e diretta che nelle metropoli del capitale, dove strati non indifferenti di proletariato tendono a mimetizzarsi scimmiottando i modi di vita dei borghesi. Dunque, anche in quei paesi lo stato, i governi sono espressione non di generiche masse, ma della classe dominante che vive sullo sfruttamento e l’oppressione dei proletari e, in generale, dei poveri. Per l’OCI, invece, tutto questo se mai esiste, è un dettaglio quasi trascurabile, che si può sbrigativamente liquidare con uno sbrigativo accenno a un “esile e cinico strato di borghesia compradora” del tutto succube degli americani, come se fossimo ancora al tempo del colonialismo dei primi decenni del secolo e il “popolo” avesse come compito principale quello di fare la rivoluzione democratico-borghese. Infatti, la causa principale della miseria e dell’oppressione del “popolo” iraniano non sarebbe da imputare, secondo i presunti comunisti di “Che fare”, alla borghesia indigena, certamente collegata con mille fili alla borghesia internazionale, ma unicamente all’oppressione americana:
non si può considerare una mera coincidenza di fatto che la nuova offensiva anti-iraniana [l’embargo USA - ndr] sia scattata in un periodo che ha visto una ripresa delle agitazioni operaie, e in particolare proprio di quegli operai dell’industria petrolifera il cui disciplinamento e schiacciamento [...] sta particolarmente a cuore al capitalismo imperialista.
Che fare, cit.
Non siamo certo noi a mettere in dubbio il fatto che al capitalismo internazionale prema lo schiacciamento della classe operaia, ma a leggere quelle righe sembra che in Iran non esista nessun stato e/o nessun governo, che i proletari iraniani siano repressi dallo spirito santo di un imperialismo non meglio precisato, perché mai l’oppressivo regime clerical-borghese iraniano viene nominato come diretto responsabile della repressione antioperaia. Per fare solo un esempio, chi ha schiacciato i consigli operai del Kuzistan nel ’79, gli americani o il regime degli ayatollah? Tra le masse islamiche ci mettiamo anche la borghesia e i tecnocrati della grande industria, tutt’altro che compradora, cioè arretrata, i cui enormi affari con l’Europa e il Giappone sono fortemente ostacolati dalla prepotenza statunitense? Anche questa borghesia, di religione islamica, è oppressa dall’imperialismo occidentale (l’Occidente “reprime l’intero mondo islamico”, Che fare, cit.) o non fa piuttosto parte degli oppressori, di coloro cioè che vivono del plusvalore estorto ai “propri” operai e, contem-poraneamente, di quello rapinato al proletariato mondiale circolante sul pianeta sotto forma di merci e di capitale finanziario? Nessuno nega che le sanzioni contro l’Irak, l’Iran o la Libia abbiano effetti tremendi, ma non su generiche “masse arabo-islamiche”, bensì, come sempre, sul proletariato e sui diseredati di quei paesi: di certo, non sono i figli dei borghesi e degli imam a morire di fame o di malattie.
Conclusioni al prossimo numero
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Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #10
Ottobre 1997
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