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Governanti progressisti a Berlino e "Cantieri sociali" a Napoli sembrano contrapposti, ma...
Sembrerebbe paradossale, ma è reale: i governanti "progressisti" di 14 paesi che si sono incontrati a Berlino il 3 giugno non hanno detto cose fondamentalmente opposte alle molte e molto confuse cose dette nella tre giorni napoletana dei cantieri Sociali (2-4 giugno).
Diremmo piuttosto, in uno sforzo di generalizzazione del tutto giustificato, che mentre i governanti cercano "un bilanciamento tra politica e mercato: un ritorno della politica che tenga conto della globalizzazione" (parole de Il Manifesto del 4 Giugno, pag. 5), a Napoli ci sé è posta la questione del rapporto "fra pubblico e privato sociale" (idem pag. 4).
A Berlino erano riuniti nella terza occasione i mebri - peraltro molto cresciuti nel numero - del "club detta Terza Via", riunitosi a Washington il 25 aprile del '99, sul tema "La Terza via. Governo progressista per il 21esimo secolo". Fanno parte del Club i governanti di Usa, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Italia e diversi altri.
A Napoli invece erano presenti molti Centri Sociali, specie quelli del Nord-Est, molte associazioni e "nove imprese del commercio equo e solidale". Tutti i presenti pur parlando linguaggi un po' diversi, fondandosi su esperienze non immediatamente assimilabili, sono accomunati da una profonda antipatia per quei governanti stessi e dalla voglia di opporsi a loro in senso... anti-neoliberista.
Che differenza concettuale passa fra il "bilanciamento tra politica e mercato" (governi) e il rapporto fra "pubblico e privato sociale" (Cantieri sociali)?
Scontando che la politica degli uni è il pubblico degli altri, e viceversa, la differenza sta solo nell'elemento con il quale la politica/pubblico si deve relazionare: per gli uni è il mercato così come la realtà lo presenza, dominato dai centri finanziari-industriali transnazionali, mentre per gli altri è una parte del mercato (quella di cui fanno parte) che immaginano essere antagonista al... tutto.
Per i governi - progressisti, moderni di Terza Via, o come diavolo si voglio definire - si tratta di limitare in qualche modo, mediante la politica, i danni sociali che l'internazionalizzazione dei mercati, ovvero lo strapotere dei centri finanziari-industriali indipendenti, genera. Come ciò potrebbe accadere, secondo i governanti che ormai periodicamente si incontrano portandosi dietro centinaia di esperti, non è dato sapere: di ricette sensate non ne è ancora uscita nessuna; solo indicazioni che più generiche non si può: la "globalizzazione" dovrebbe avere più riguardi sociali, più collaborazione, più formazione permanente e via enumerando. Si continua a enumerare ciò che "sarebbe bene" accompagnasse la "globalizzazione" (leggi la dinamica odierna del capitale) e che invece la dinamica del capitale progressivamente nega. Per quante centinaia di esperti riuniscano a confezionar ricette, non arriveranno a capo se non delle solite chiacchiere smentite dai soliti fatti.
In fondo la politica - quella vera, l'arte cioè di governare lo stato di cose presenti - non ha molti spazi di libertà, anzi non ne ha per nulla. Il rapporto fra essa e il mercato, nel periodo storico della crisi del ciclo di accumulazione, è a senso unico: è il "mercato" - cioè il grande capitale - che detta alla politica la strada stretta da seguire.
I più o meno antagonisti "Cantieri sociali", invece alcune ricette le forniscono. Essi non si rapportano alla realtà complessiva del capitale, nella quale domina sovrano il grande capitale, ma al loro proprio
Mercato. Infatti "si è posto l'accento sui temi del wlfare e dei rapporti fra pubblico e privato e soprattutto su come rimodellarli" (Il Manifesto del 4/6), ed è lo stesso Manifesto a suggerire che il terreno è scivoloso. È proprio vero: l'arreetramento dello stato "rischia di" trasformarsi in privatizzazione selvaggio e nell'assoggettamento di settori fondamentali alle leggi di mercato " (come insegna il modello lombardo").
Le associazioni varie e i Centri sociali del Nord-Est in fondo non chiedono altro che di partecipare alla gara del mercato con... il sostegno finanziario dello stato. Lo Stato recede dai servizi diretti: si volge al mercato e sul mercato devono esserci le aziende profit e le aziende "no-profit". Costi e servizi forniti è la combinazione che deve risultare vincente. Se le aziende no-profit riescono, con costi uguali o minore di quelle profit a fornire un pacchetto di servizi superiore o migliore, vincono queste. E siamo tutti contenti.
Riconoscimento dei costi del "volontariato", sostegni finanziari diretti e indiretti: questa è la sostanza della richiesta allo stato da parte dei cantieri sociali. D'altra parte bisogna darsi da fare rinverdendo i principi cooperativistici (se non quelli di Owen) per quanto riguarda la gestione interna di questi "nuovi" soggetti economici. Essi, mantenendo "rapporti di mercato con il mercatoesterno", si regolano al proprio interno su principi e strutture che con il mercato capitalista non avrebbero nulla a che fare. Fino a inventarsi forme di moneta di scambio interna, pagabile, sempre internamente alla struttura, in merci e servizi.
Non si sa se ridere o piangere. Il socialismo utopistico, "liquidato" un secolo e mezzo fa dal marxismo e dal movimento rivoluzionario, torna a brillare nei fari antagonisti del Nord-Est e nei Cantieri sociali di Napoli.
I nostri sono inesauribili a fornir ricette. La tassa sulle transazioni finanziaria, la Tobin Tax, deve essere oggetto di una forte iniziativa, per esempio. È un modo per rilanciare politiche neo-keynesiane, che creino, indirettamente questa volta, domanda aggregata, finanziando il no-profit.
Nessun antagonismo sostanziale quindi coi governi "moderni", ma convergenza nella difesa dell'esistente rapporto di produzione capitalista.
C'è ovviamente una debolezza di fondo, nei Cantieri sociali napoletani: difendendo una parte debole del mercato capitalista, (anzi una parte aspirante ad esserlo) non hanno alcuna possibilità di modellare le politiche, dettate invece dal capitale "vero". Cara grazia se qualche concessione la otterranno, fra le richieste più marginali. Il neo-keynesismo per ora è out anche fra i modernisti della Terza Via.
Intanto i proletari continuano ad essere sfruttati, fuori e dentro le cooperative, fuori e dentro le cosiddette no-profit.
Non è allora per caso che Rifondazione si sia impegnata a fondo nei Cantieri napoletani, ponendo con forza la sua pregiudiziale politica: collaborazione con il movimento a condizione che sia... "paritaria". In altri termini: noi vi appoggiamo e voi ci votate.
Come non è per caso che ad accompagnare i Cantieri a Napoli ci fosse la Fiera nazionale delle botteghe del Mondo...
Conclusione: la Terza via non ha ricette, ma le ricette che forniscono i Cantieri sono... in-prescrivibili.
Noi non forniamo ricette per la cura del capitale malato: siamo per l'eutanasia.
Battaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #6
Giugno 2000
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