Ricostruendo il partito di classe

Un partito vive quando vivono una dottrina e un metodo d'azione. Un partito è una scuola di pensiero politico e, di conseguenza, una organizzazione di lotta.

Partito e classe di A. Bordiga, 1922

Il problema della direzione

Il proletariato non può raggiungere i suoi esclusivi obiettivi, riuscendo ad abbattere lo stato borghese e realizzando il proprio compito storico di emancipazione universale, se non attraverso l'organizzazione della classe in partito politico. Le Tesi sulla natura e sui compiti del partito approvate al Il Congresso dell'Internazionale Comunista, mantengono il loro valore di pietre miliari per tutto il movimento rivoluzionario.

Il partito non è semplicemente un elemento o un puro riflesso delle situazioni e del loro obbiettivo concatenarsi. Dall'evolversi o dal regredire delle situazioni stesse, il partito alimenta le opportunità delle proprie fasi di ascesa o di ritirata, ma non trae direttamente da ciò la ragione della propria esistenza o scomparsa. Non si può separare nei momenti di una logica formale, propri di un astratto sillogismo, la vita del partito:

  1. una esistenza puramente teorica tale da consentirgli la comprensione, nonostante l'idealistico isolamento, di tutto il movimento reale che lo circonda e dedicandosi esclusivamente a trarre lezioni positive da un corso della Storia;
  2. una esistenza concreta che viene a esplicarsi nel momento della piena realizzazione di quelli che sono gli scopi finali del partito.

È evidente, per quanti sappiano muoversi correttamente sul piano del materialismo dialettico e storico, che il secondo risultato si rende possibile una sola volta quale tappa conclusiva dell'attività critico-pratica del partito in quanto organo rivoluzionario. Rimane altrettanto chiaro come questa istanza - la guida diretta del proletariato alla conquista del potere - non si concretizzerà mai senza aver risolto il suo rapporto, dialettico, con una premessa che non va considerata come la semplice elaborazione di programmi e di tesi derivanti da un insieme di idee liberamente partorite, o tutt'al più nel solco di schematiche invarianze. (Quando non addirittura riservata a qualche privilegiato individuo, chiamato da una misteriosa designazione a ricevere e a condensare nella sua persona i "dettati precisi ed estremamente coerenti" della "forza storica".

La formazione del partito e l'idoneità ai propri compiti specifici non sono che il misurarsi dei principi, dell'analisi e della critica rivoluzionaria - nell'interpretazione e nello svolgimento metodologico caratterizzanti la teoria marxista - con il mondo delle cose sul terreno dell'intervento soggettivo, della traduzione pratica e dell'organizzazione politica. Qualunque scelta aprioristica di passività e quindi di estraneità in questo impegno porterebbe alla negazione concreta del partito nell'immediato e anche nella prospettiva del suo futuro ricostituirsi.

Nessuno di noi può autoproclamarsi partito unicamente per un fatto di volontà; all'organizzazione del partito si perviene attraverso un processo complesso, una sintesi di spinte oggettive e soggettive, e che sarebbe pertanto assurdo - da un punto di vista dialettico - considerare a sé stante, indipendentemente dagli sforzi e da una azione realisticamente rivolta a trarre dai risultati teorici acquisiti le direttive per la massima utilizzazione degli effetti dei fattori storici esterni. Avremmo in caso contrario la fossilizzazione della stessa ricerca teorica, trasformata in una contemplazione fotografica e perciò statica degli eventi; ridotta a una imbelle decifrazione di fatali assoluti. Si comprenderà invece, con la giusta interpretazione dei nessi dialettici fra teoria e prassi, come non esistano aspettative temporali o formule astratte di intervento capaci di superare il problema della direzione quando questa è entrata in una crisi degenerativa o è assente.

Si tratta di un processo di durata estremamente lunga: non di un processo meramente 'storico', cioè delle condizioni oggettive dell'attività cosciente, ma di una catena ininterrotta di misure ideologiche, politiche e organizzative, intese ad affasciare gli elementi più lungimiranti del proletariato sotto una bandiera senza macchia, ad aumentarne sempre più il numero e la fiducia in se stessi, a svilupparne e approfondirne i legami con altri più vasti settori del proletariato, insomma a ridare al proletariato, in una situazione nuova, estremamente difficile e gravida di responsabilità, la sua direzione storica.

Trotsky, 1935

Condizioni oggettive e soggettive

L'analisi delle condizioni oggettive, la presa di coscienza delle situazioni storiche in cui si è chiamati a operare da comunisti rivoluzionari, se viene sviluppata col preciso approfondimento di tutti i suoi vari aspetti porta a una ricerca-costruzione delle condizioni soggettive per l'esplicamento di un'azione rivoluzionaria. Queste condizioni si legano in massima parte alla presenza del partito, al suo programma, alla sua forza e capacità di influenza nella classe. Su questo percorso obbligato il partito si prepara e si qualifica per le funzioni di organo valido a collegarsi direttamente con le lotte del proletariato; a organizzare le reazioni provocate dalla spinta degli antagonismi economico-sociali, fino a incanalarle e dirigerle verso una consapevolezza e una soluzione rivoluzionaria.

Quando le premesse oggettive sono mature, allora la chiave di tutto il processo storico passa nelle mani del fattore soggettivo, cioè del partito e della direzione rivoluzionaria.
Trotsky, La Terza Internazionale dopo Lenin

Nella preparazione di queste sue ultime e decisive funzioni, e nei periodi di maggiore immobilismo della lotta di classe con un proletariato intrappolato nelle maglie del potere borghese, i compiti del partito si accentrano principalmente nella formazione dei quadri, nell'esame critico degli accadimenti e nella definizione delle caratteristiche del processo in corso e dei suoi possibili sbocchi. Un impegno in buona parte "teorico" ma sempre tendenzialmente teorico-pratico in quanto si basa, nella sua elaborazione, e si raffronta, nei suoi risultati, con i movimenti in atto sia sul terreno dei rapporti economici che sociali, fino a prevederne entro certi limiti gli sviluppi e le possibilità di intervento, e garantendo con ciò la continuità del partito.

E indubbio che gli obiettivi e le indicazioni politiche devono tener conto del periodo storico nel quale si inseriscono; è nello stesso tempo possibile che - anche quando la presenza di una effettiva manifestazione della lotta di classe è ai suoi più bassi livelli - la comprensione delle situazioni storiche e del ruolo delle classi venga anticipata (e anzi deve essere quanto più anticipata). L'attenzione che il partito rivolge verso le espressioni contingenti della lotta di classe non può essere perciò vista sempre e comunque come un cedimento opportunistico, un pericolo di deviazione. Il partito (se e in quanto tale) deve saper trarre - come giustamente notava la Frazione nel 1933 - dalle situazioni contingenti gli elementi in grado di farle evolvere verso lo scopo finale della classe. La stessa Frazione si costituì sulla base di 'due fattori fondamentali: elaborazione ideologica ed azione nella lotta di classe. Anche se il secondo fattore, "inteso nel senso della partecipazione diretta, come elemento di direzione e di propulsione della lotta di classe", era allora "insignificante" ("Discussione nella Frazione", Prometeo, luglio 1936).

Non sarebbe in definitiva neppure ipotizzabile la riconquista, da parte del partito, della guida del proletariato, se esso non si presentasse anticipatamente nel seno stesso della classe. Tutto ciò va inteso e svolto al di là di ogni velleitarismo; e anche se necessariamente in una forma quasi embrionale, organizzativamente debole, il partito si abilita nella comprensione e nella spiegazione degli eventi di ogni fase storica, vissuti direttamente ma inconsciamente dalla classe nelle forme ideologiche della sua alienazione. Così il partito si sviluppa e si prepara per il momento della possibile unità con l'azione.

Degenerazione dei partiti della Terza Internazionale

Dopo la compiuta degenerazione e il passaggio al fronte controrivoluzionario da parte degli ex partiti comunisti legatisi col centro stalinista, la ricostruzione del partito di classe non poteva e non può tuttora realizzarsi che partendo dalla costituzione di una nuova struttura politica in grado di trarre un bilancio critico delle fasi storiche controrivoluzionarie entro le quali è maturata la degenerazione delle precedenti direzioni della classe.

Le direzioni dei partiti socialdemocratici della Il Internazionale, prima, e dei partiti comunisti della III Internazionale, poi, sono passate dichiaratamente e definitivamente da più di mezzo secolo nel campo capitalistico e controrivoluzionario. Quei partiti non esistono più; non solo hanno tradito ma sono morti storicamente e fisicamente. L'opportunismo ha esaurito la sua funzione in ogni organismo di classe nel quale si era infiltrato; la sconfitta del proletariato, costretto a subire a ogni livello l'influenza borghese e il peso soffocante degli interessi capitalistici, paradossalmente ha però sgombrato il terreno da ogni equivoco, e la delimitazione ideologico-politica tra comunisti rivoluzionari e opportunisti controrivoluzionari è oggi netta e palese oltre ogni possibile mistificazione. E come nel periodo iniziale dell'ultima degenerazione storica del movimento rivoluzionario internazionale (costruzione del socialismo in un solo paese, stalinismo, democrazie popolari, ecc.) soltanto il lavoro dell'organismo frazione e non quello di una opposizione era adatto a preparare le basi per la costruzione del nuovo partito, così dallo scoppio della seconda guerra mondiale si imponeva unicamente il problema del partito, anche se le difficili condizioni oggettive potevano ostacolarne la sua forma compiuta. Non più una manifestazione di opinione e di tendenza, relegata a risolvere solo ideologicamente le tremende questioni poste dalla controrivoluzione, ma un organismo che con la presentazione della propria piattaforma teorica e del programma, sapesse fare di ogni momento della sua presenza e attività un momento della definitiva ricostruzione del partito. E pur rifuggendo da ogni forzatura e irrealistico proposito di istantanee conquiste di influenza nella classe, o di capacità di azioni dirette, il pericolo da combattere diventava quello di uno scivolamento nella scatola chiusa del gruppo-fazione.

Centrismi e controrivoluzione - Frazione e Partito

Negli anni precedenti il secondo conflitto imperialistico, la valutazione del centrismo dominante nei partiti comunisti, legatisi agli interessi dello stato russo, fu da parte della Frazione di Sinistra del Pci: "il centrismo non è il capitalismo". Giudizio che si legava a quello sulla realtà dell'Urss considerata uno stato operaio degenerato, ancora basato sulla socializzazione dei mezzi di produzione e con una sua particolare organizzazione sociale (vedi Bilan nel 1933).

La nuova posizione presa dall'Urss, diretta dal centrismo, non modifica i suoi caratteri di classe.

Quella posizione di classe che conservavano i partiti comunisti, sempre secondo Bilan, portava la Frazione a sostenere che:

il partito comunista, diretto dal centrismo, emanante dallo stato operaio ed agente sulla base del socialismo in un solo paese, dell'opposizione sindacale rivoluzionaria, del nazional-bolscevismo, occupa questo posto intermedio", cioè "una posizione che si basa su di un programma che non risponde più agli interessi della classe operaia ma che non rappresenta ancora gli interessi del nemico.

Non si riteneva quindi ancora conclusa la funzione specifica del centrismo, né consumato fino in fondo il suo tradimento: portare il partito su di una linea politica controrivoluzionaria, legando il proletariato a un programma politico contrario ai suoi interessi. Non si poteva escludere in partenza - sempre secondo la Frazione - una prospettiva di "vittoria rivoluzionaria di un proletariato diretto da una frazione di sinistra". Ma venendo meno anche questa estremamente improbabile condizione, non restava in piedi che la prospettiva della "conclusione della funzione del centrismo". Quei partiti non si dovevano né si potevano tenere in vita artificialmente. Spettava alla Frazione salvare il meglio di quanto era stato espresso e sperimentato, teoricamente e materialmente, prima della manifesta degenerazione internazionale; chiarire i contenuti di quest'ultima e gettare le prime basi per la ricostituzione del partito.

Nessuno aveva deciso soggettivamente che il partito dovesse scomparire; tanto meno nessuno poteva decidere di farlo ricomparire con un'iniziativa personale. Ma se nel primo caso la scomparsa del partito di classe era il risultato di una vittoria della borghesia che aveva fatto dell'organo rivoluzionario del proletariato uno strumento della conservazione capitalistica, nel secondo caso si trattava, ridando vita al nuovo partito rivoluzionario, di ribaltare la sconfitta pratica subita in una vittoria teorica, in una riaffermazione della coscienza storica della classe. In questo senso si chiarisce meglio il fatto per cui la distruzione o la ricostruzione del partito non può essere teorizzata alla pari di un puro e meccanicistico rapporto di causa ed effetto, ovvero: periodo controrivoluzionario = negazione del partito; periodo rivoluzionario = affermazione del partito.

Chiaramente il sorgere della Frazione è la prima risposta alle deviazioni opportunistiche del partito. Giustamente:

la nozione esatta del compito di una frazione non può essere che il corollario della nozione esatta del partito di classe.

Bilan, n. 24, 1935

La frazione come un momento della ricostruzione del partito di classe; un problema che sorge e viene concepito nella fase storica in cui si pone il problema della presa del potere con la creazione della Terza Internazionale. E a proposito del concetto leninista di frazione (è lo stesso Lenin che citiamo) questa è intesa come un'organizzazione in seno al partito; una unione di compagni che hanno le stesse idee all'interno del partito. L'esistenza della frazione presuppone evidentemente l'esistenza, o per lo meno i sintomi, di una situazione di crisi nel partito, e che ciò nonostante permetta ancora di restare nel partito stesso. La piattaforma di opinioni sulle questioni del partito che è propria di una frazione, e per la cui affermazione nel partito la frazione si batte, si sviluppava - per il Lenin degli anni successivi al 1905 - accanto ad un partito (in Russia il Posdr) che non solo tollerava le frazioni al suo interno, ma accettava con loro dibattiti politici anche pubblici, e tali da permettere all'insieme del partito di scegliere successivamente la piattaforma giusta. Il confronto, la discussione, la lotta ideale interna - conclude Lenin - è d'obbligo nella stessa frazione.

La natura e le funzioni della frazione sono chiarissime fin tanto che c'è un partito che tende a rafforzarsi e ad agire politicamente come organizzazione di classe. Quando tale partito si avvia alla liquidazione dei suoi caratteri classisti e dei suoi fini rivoluzionari, e un suo ricupero diventa impossibile, anche la frazione sarà costretta a muoversi verso l'alternativa di un nuovo partito. Esattamente quello che farà Lenin dal 1912 in poi.

L'esistenza di un partito di classe nella sua forma matura diventa - così sostiene ad esempio la Cci - la garanzia della sua capacità "di secernere delle vere frazioni come reazione ad un corso opportunistico e degenerativo". E quando questo corso è approdato alla trasformazione del partito stesso in uno strumento della controrivoluzione? E appunto questa la specificità eccezionale della fase storica che all'incirca inizia dalla seconda metà degli anni venti, e che nel suo proseguire vede esaurirsi ogni possibilità del riformismo economico-sociale sbandierato dalla sinistra borghese, inglobando sotto il dominio dello stadio imperialistico del capitale, e nella rete delle sue logiche parassitarie di conservazione decadente, le episodiche e spontaneistiche manifestazioni di protesta della classe. Perdono, di conseguenza, ogni valore concreto i confronti relativi al comportamento di rivoluzionari anche del calibro di Marx ed Engels di fronte a situazioni di stallo verificatesi nel corso del movimento proletario alle origini e dalla Prima alla Seconda Internazionale.

Ritornando alla Frazione della Sinistra, un'analisi a posteriori delle tappe storiche preventivate nel cammino verso il partito, può concludersi con l'osservazione che le stesse non furono perfettamente coincidenti con la realtà delle cose; assumevano comunque un notevole valore politico e storico le previsioni conclusive che la Frazione formulava: il regime capitalista sarebbe precipitato verso la guerra creando delle condizioni storiche favorevoli alla costruzione di un nuovo partito: "Nel corso della guerra o al suo seguito".

La rinuncia al partito e al vincolo organizzativo

La Sinistra comunista italiana, rappresentata dalla Frazione, dovette opporsi energicamente alle posizioni sostenute da altre correnti di sinistra, il trotskismo in particolare. Posizioni inficiate da dosi di volontarismo idealistico, da parte di chi insisteva per un tentativo di creazione immediata di nuove organizzazioni partitiche o addirittura di una nuova Internazionale, e alle quali finì poi per contrapporsi - purtroppo e come nel caso dell'indirizzo Jacobs/Vercesi - una tendenza meccanicistica e attendistica, propensa a rimandare ogni volta la ricostruzione del partito a tempi più favorevoli.

Sorse così l'inclinazione a negare al partito ogni possibilità di esistenza se non nel periodo della rivoluzione (il partito che balza alla guida delle masse trascinandole verso la conquista del potere e quindi instaura la sua dittatura). Nelle fasi controrivoluzionarie il partito, quello che dovrebbe essere lo strumento politico di critica, di organizzazione e lotta del proletariato, si ritira a vita... privata; rinuncia a fare, pur tra immani difficoltà, da possibile e minimo punto di riferimento, illudendosi di potersi ripresentare improvvisamente di fronte alla classe solo quando questa avrà fatto pubblico atto di contrizione e, per effetto delle determinazioni economiche, sarà portata a riprendere la lotta per i propri interessi. Anzi, senza sapere né quel che fa né perché lo fa!

Una valutazione che porta (nei periodi di depressione, di riflusso rivoluzionario nei quali la classe scomparirebbe al seguito dell'opportunismo piccolo-borghese) a vedere nel vincolo organizzativo del partito e nel responsabile impegno politico che ne deriva, un intralcio al proseguimento delle proprie meditazioni e alla serie delle proprie indecisioni e dei propri sbandamenti. Questa ancora era la posizione di Vercesi e altri nel 1951. L'attesa è quella del luminoso avvenire o dell'ora segnata dalla storia...

Il fatto che il rapporto partito-classe risenta inevitabilmente delle alterne vicende del conflitto fra le classi nella società, non può assolutamente significare - pena l'abbandono di ogni visione dialettica tra matrice economica e fattori storici prodotti - che il partito, e la classe, scompaiano nelle fasi controrivoluzionarie. Oppure che il partito abbandoni la lotta politica e si faccia sostituire, con un balzo all'indietro, da correnti, cenacoli e circoli col risultato di nuove cadute in abitudini aristocratiche e settarie proprie di un periodo infantile del comunismo.

Credere di poter risolvere poi, in uno strettissimo spazio temporale, tutti i problemi politici ed organizzativi che devono essere affrontati nelle situazioni pur idealmente ottimali; o pretendere di anticipare la soluzione di tali problemi in un voluto isolamento di sola ricerca teorica: tutto ciò è puro idealismo. Gli esempi storici di spontaneità nella ripresa dei movimenti di classe, accompagnati da un corrispondente ritardo delle avanguardie politiche nella costruzione del partito, sono tanti e drammatici. Senza una radicalizzazione delle avanguardie nella classe, le rivoluzioni si fanno e si dirigono soltanto attorno al tavolino delle opinioni e intenzioni personali; queste hanno la stessa possibilità di un ritorno in senso rivoluzionario sulla base della determinazione economica tale e quale a quella che può avere l'invocazione all'intervento dello spirito santo.

L'attività del partito e dei suoi quadri deve orientarsi sempre verso l'unità dialettica della teoria e della prassi, e deve essere condotta nella classe e con la classe. Solo così il partito trova la strada per adeguarsi alle esigenze, tremendamente serie e gravose, della lotta rivoluzionaria.

Permanenza storica del partito

Quello della controrivoluzione imperante è stato a lungo, per molti, l'alibi giustificante ritardi, errori, mancate prese di posizione: fino alla conclusione del ciclo negativo e alla ripresa delle lotte di classe - è stato questo il leit-motiv - non si possono avere idee chiare. Pertanto, meglio isolarsi a riflettere... Tutto l'importante lavoro di analisi svolto dalla Frazione attendeva di essere ulteriormente sviluppato e conseguentemente trasportato sul piano politico operativo, anziché rischiare di disperdersi o di paralizzarsi in schematismi fondati sull'attesa di un ulteriore maturare degli eventi. E questo immobilismo nel culto di una ortodossia tanto formale quanto sterile, e spesso falsa, è ben altra cosa della disciplina ideologica sulla quale poggia la struttura organizzativa centralizzata del partito.

La Sinistra italiana non ha mai teorizzato concetti idealistici di questo tipo: il partito in una sua situazione controrivoluzionaria diventa un peso inutile e deve pertanto dissolversi o ridursi a una semplice corrente di opinione o cenacolo di studi. Il partito, invece, ha una sua funzione storica permanente; ha...

il compito dell'elaborazione della teoria, di preparazione dei quadri, di laboratorio scientifico della classe, di sprone e di guida per il raggiungimento degli obiettivi storici che vedranno la costituzione del proletariato in classe dominante.

O. Damen: "Non si costruisce il partito della rivoluzione giocando al paradosso", Prometeo, n. 18, 1972

È fare della metafisica affidarsi all'autosufficienza della classe o al sorgere improvviso del partito nel momento cruciale della crisi borghese e dell'assalto al potere; è antidialettico e meccanicistico nascondersi dietro particolari ed esclusive giustificazioni oggettive che sole possano garantire l'esatto momento della formazione e la possibilità dell'esistenza e del successo del partito.

All'origine di queste posizioni c'è sempre un'errata concezione del nesso dialettico tra partito e classe. Se il partito non vive all'interno della classe, del suo reale movimento, delle sue esperienze e dei suoi problemi, come potrebbe elaborare un'esatta linea della propria politica rivoluzionaria? Il partito riflette in modo scientifico le esperienze concrete della classe identificandosi politicamente con essa. E dalla classe che prende le mosse la coscienza della necessità di una trasformazione della società; ma questa coscienza comunista - come ci insegna Marx - si può formare anche fra le altre classi in virtù della considerazione della posizione del proletariato. E aggiunge:

per la produzione in massa di questa coscienza comunista è necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire soltanto in un movimento pratico, in una rivoluzione.

Fino ad allora, il partito politico - nel quale si organizza la parte migliore del proletariato per condurre la propria lotta di classe, che è lotta politica, è l'unico elemento pienamente cosciente del processo economico e sociale moderno e dei suoi contenuti e sbocchi rivoluzionari. Il comunismo è una scienza e come tale va trattato; e nel partito, "l'interprete cosciente di un processo incosciente" (Lenin), si deposita la coscienza teorica e politica della classe, che alla classe deve ritornare per trasformarsi in prassi rivoluzionaria.

È da ritenersi acquisito alla teoria rivoluzionaria che in nessun momento della sua storia il proletariato appare come forza autosufficiente nella formazione di una coscienza dei suoi compiti fondamentali di classe per la loro realizzazione rivoluzionaria.

Dall'Indirizzo Internazionale del P.C. Internazionalista, 1956

L'esistenza della classe e il formarsi della coscienza

La negazione critico-pratica delle condizioni di esistenza del proletariato, ovvero il formarsi di una coscienza e di una prassi rivoluzionaria, il divenire dalla classe in sé alla classe agente da sé per sé, passa attraverso l'organizzazione del partito politico. Più precisamente, il partito non è esattamente il mediatore fra teoria e prassi, ma fra l'esistenza immediata della classe e il formarsi della giusta coscienza della sua condizione e del suo futuro. Soltanto il partito - sintesi della memoria storica della classe, elaboratore della teoria scientifica rivoluzionaria e organizzatore collettivo dell'azione verso la distruzione del capitalismo e la realizzazione del comunismo - ingloba e sviluppa questa coscienza sul piano di una totalità organica. A questi livelli è consentita la comprensione critica delle contraddizioni operanti nella struttura economica della società e di conseguenza nelle sovrastrutture ideologico-politiche, ed infine il loro superamento nel programma del comunismo. Questa conoscenza, metodologicamente approfondita e coordinata, porta alla chiarificazione di ogni fenomeno di alienazione e mistificazione, e supera l'atomizzazione individuale su cui la società borghese si regge al seguito delle categorie economiche che fanno da fondamento al sistema capitalista.

La mediazione, concepita nelle sue espressioni concrete e non nell'astratta dimostrazione, è un elemento indispensabile nel movimento dialettico in quanto permette di superare ogni dualismo (tra oggetto e soggetto, teoria e prassi) al pari di ogni fittizia identità. Sempre che la relazione dialettica avvenga non tra entità astratte ma tra realtà, come nel nostro caso, indubbiamente distinte.

L'unità di soggetto e oggetto - ad esempio - si risolve attraverso la mediazione dell'attività umana; la cosa in sé diviene cosa per noi in un processo materialistico, dialettico e storico. Così la coscienza si stabilisce in un rapporto di interdipendenza tra prassi e teoria; trasformare l'esistenza è compito di una prassi razionalizzata, di un'attività cioè critico-pratica. A dare sintesi e forma alla coscienza di classe è il partito affinché il movimento del proletariato possa finalizzarsi a una trasformazione delle condizioni esterne materiali, oltre l'alienazione pratica e ideologica dominante e oltre ogni diversa attività limitata ed egoistica.

L'immediatezza, l'esistenza del proletariato come classe sfruttata, è rotta dall'intervento dell'elemento negativo, la lotta rivoluzionaria per l'emancipazione universale, il comunismo, organizzata e diretta secondo i più elevati contributi dell'analisi storica, della "comprensione teorica del movimento nel suo insieme" (Marx).

Questa mediazione, il partito, è quindi il momento processuale che sopprime l'opposizione tra l'in sé e il per sé; il momento dell'eliminazione dell'alienazione e della risoluzione degli opposti. La trasformazione della classe in sé in classe per sé non è un fatto di mera autocoscienza soggettiva e spontanea; è il risultato di concreti atti storici, di una prassi e di rapporti oggettivi riflessi e filtrati da un'analisi critica, capace con metodo scientifico di formulare una legge generale delle forme del movimento economico e sociale, ancorata al solido terreno della realtà. Teoria e prassi sono dunque i termini differenti di un'unità dialettica nella quale opera una relazione non formale o idealistica o meccanicistica. Tant'è che non si escludono le contrapposizioni e le antitesi, come nell'ultimo esempio storico, quello dello stalinismo, riguardante appunto l'antitesi e la rottura di una teoria che, anziché esprimere le necessità del processo rivoluzionario, piega la prassi alla conservazione dell'esistente logica oggettiva del processo economico imperante.

Poiché la coscienza comunista precede e condiziona l'esito dell'azione rivoluzionaria (e la coscienza di classe non è un puro riflesso della condizione salariale) compito primario del partito è la sua diffusione nel proletariato.

Se restiamo fedeli a questi principi è inevitabile la domanda: quando il partito, che questa coscienza esprime, può e deve intervenire teoricamente e politicamente?

Non per dichiarare e fare la rivoluzione, ma per cominciare a sviluppare quanto più possibile l'introduzione di elementi per la formazione e l'arricchimento di una coscienza comunista nella vita della classe, e che possa quindi manifestarsi e sperimentarsi via via nel corso delle lotte e del movimento complessivo del proletariato. La classe, nelle sue parti più avanzate, e il partito non possono che agire contemporaneamente e unitariamente per raggiungere gli obbiettivi rivoluzionari. L'una non può sostituirsi all'altra e viceversa nelle rispettive funzioni e ruoli storici. D'altro canto, la tanto attesa presa di coscienza non può, se non venendo meno a quei principi; essere semplicemente rimandata a precise ed esclusive condizioni. Condizioni che nei fatti e nell'esperienza storica si dimostrano meno scontati di quanto molte previsioni di un superiore determinismo meccanicistico vorrebbero.

Ogni ritardo nella formazione e presenza del partito equivale a un ritardo nel processo di maturazione della coscienza comunista nella classe, con le conseguenze tragiche che possono verificarsi col sopravvenire di circostanze favorevoli all'azione rivoluzionaria.

Il programma caratterizza il partito

Il partito può esistere indipendentemente dall'avvicendarsi di un movimento di lotta della classe, spesso trascinata nelle paludi del social-opportunismo, poiché si fonda sulla teoria rivoluzionaria e sugli obiettivi storici finali e non contingenti del proletariato. L'affermazione è valida quando la teoria scientifica viene costantemente confrontata e convalidata dai dati della realtà storica e quindi sviluppata fino a diventare programma politico, forza materiale capace di contrapporsi all'influenza borghese e al potere capitalista. In ciò la dottrina marxista non è considerata un dogma ma una guida per l'azione; e dall'elaborazione teorico-critica, condotta con i principi e il metodo marxista, deriva la formulazione del programma.

Il programma è essenziale per la caratterizzazione del partito; è la base fondamentale del suo sviluppo politico. Ma la piattaforma programmatica fa il partito di classe nella misura in cui gli interessi del proletariato si trovano a coincidere con i contenuti strategici in essa formulati e che trasformano la classe in sé in classe per sé.

Nel corpo delle tesi programmatiche fissate dal partito si riassume e si concentra la coscienza di classe, che ha le sue origini nel movimento pratico entro il quale il proletariato affina il proprio istinto di classe. Senza la ferma e instancabile riproposizione della piattaforma teorica e politica per il comunismo, risultato di una rigorosa elaborazione scientifica che soltanto il partito può condurre, la classe rimarrebbe invischiata nella palude delle soluzioni momentanee, di mediazione capitalistica, con manovre di deviazione nella rete delle mistificazioni della sinistra borghese.

Il partito rimane il risultato delle esigenze storiche che la classe ha finora compiuto, e che in modo organico si collega alla contrapposizione sostanziale tra capitale e lavoro, oltre cioè le alterne vicende degli scontri sociali più immediati. Esaminare criticamente le varie situazioni contingenti rapportandole all'obbiettivo strategico, coordinare e dirigere verso lo scopo rivoluzionario gli impulsi che vengono dalla classe, e riportare nella classe le conseguenti acquisizioni sotto forma di indicazioni e parole d'ordine: questi gli indispensabili e insostituibili compiti della direzione del partito. A essa spetta la funzione di preparare e fornire al partito la necessaria attrezzatura politico-organizzativa per inserirsi nel contraddittorio rapporto economico-sociale culminante nei conflitti di classe.

Programma, organizzazione e attività politica sono fra di loro in stretta connessione, e le direttive tattiche vanno per conto loro o seguono il movimento opportunistico e conservatore quanto l'orientamento teorico-programmatico è insufficiente o inadeguato.

La coscienza della posta in gioco e del fine da raggiungere, la omogeneità della tattica da impiegare, la lotta politica all'opportunismo, la costruzione dei quadri e il proselitismo: senza l'ampliarsi di queste importanti condizioni soggettive, cioè senza lo strumento-partito, denominatore comune politico, la classe si perde in un immediatismo che l'integra e la disperde tra i meccanismi materiali e ideologici del dominio capistalista e della sua conservazione.

È fondamentale la capacità che il partito può e deve esprimere nell'analisi e comprensione delle situazioni passate e di quelle presenti; cosciente - come diceva Marx - che non si tratta di sostituire all'evoluzione rivoluzionaria la fraseologia rivoluzionaria. Dai risultati di questi bilanci deriva l'elaborazione del programma che muovendosi nell'intransigenza dei principi costituisce lo base strategico-tattica vincolante l'azione politica da sviluppare nella classe, e che diventa indispensabile nell'opera di formazione dei quadri, di ampliamento e affasciamento di nuove forze. E dal programma e col programma che ci si muove nei tentativi di ristabilire contatti, simpatie e legami con i più sensibili elementi della classe; ovunque e nei modi in cui questa attività sia consentita senza minimamente compromettere in senso opportunistico le finalità rivoluzionarie del partito.

Le sfide critico-pratiche del partito

Il partito - diceva Marx, riferendosi ai necessari sacrifici anche personali per la classe - deve saper sfidare le op nioni momentanee del proletariato; non deve adeguarsi ad esse o limitarsi a negarle e commentarle nell'attesa che la classe si ravveda dei propri errori.

Se la ideologia borghese è trionfante tra le masse sfruttate, la coscienza rappresentata dal partito non può trasformarsi in prassi rivoluzionaria; in questo caso l'attività del partito è ridotta, logicamente parziale, ma rimane importantissima sul piano critico e propagandistico. Il partito è costretto ad agire nei limitati spazi consentitigli da una fase storica negativa; tuttavia questo non significa che debba ridursi a qualcosa d'altro, rinunciando a farsi centro politico di aggregazione e organizzazione. Le manifestazioni alla base del movimento proletario non saranno mai corrette e lineari rispetto ai reali interessi della classe, ma quasi sempre inficiate da remore - discordanze; imbrigliate dai condizionamenti delle influenze ideologiche borghesi. Il partito non deve invischiarsi responsabilmente in manifestazioni inizialmente condotte nei limiti della dominante alienazione politica e sociale: il suo compito è condurre un'opera costante di chiarificazione, indicazione e stimolo, facendo emergere i concreti interessi in gioco e riportando gli sbandamenti, inizialmente inevitabili della classe nel solco di una prestabilita linea politica, di una prospettiva tattico-politica e di una strategia rivoluzionaria. E per queste esigenze e in questa direzione che si qualifica l'esistenza e il lavo' del partito anche nelle situazioni meno favorevoli. Il partito non può rinunciare a priori a un lavoro, pur se limitato, che gli consente di temprarsi nella critica e nel lotta politica, quale punto di riferimento per un'effettiva ripresa della lotta di classe, evitando interventi basati su improvvisate linee tattiche al seguito del muoversi confuso della classe. Altrettanto vani e controproducenti si mostrano i tentativi di una rappresentazione del partito, oltre che puramente nominale, nelle forme e nei modi del settarismo e dell'infantilismo politico, da sempre avversari di ogni confronto nell'ostinata esibizione delle proprie personalistiche estemporaneità e dei propri bizantinismi teorici. Non basta cioè inalberare il giusto programma, l'esatta piattaforma, perché allo scoccare dell'ora X si realizza progressivamente attorno al partito il coagulo delle forze rivoluzionarie d'avanguardia. Questo modo di intendere il processo di formazione del partito non tiene in alcun conto il modificarsi continuo di molti fattori oggettivi e di conseguenze soggettive, in particolare nell'epoca storica del dominio totale del capitale.

Il problema principale diviene quello di dar vita e corpo al programma; maturare politicamente e durare organizzativamente mantenendo costante lo sviluppo dell'analisi critica fondata sull'applicazione del marxismo, e riconfermando la soluzione rivoluzionaria di fronte allo sconquasso delle ideologie, alla confusione e alle mistificazioni delle sinistre borghesi. Senza un saldo polo politico di chiarificazione e di coordinazione, conseguentemente operativo, un ricompattarsi delle avanguardie rivoluzionarie si prospetterebbe irrealizzabile, nonostante il precipitare della crisi nella base economica e nelle sovrastrutture del potere. Il partito infatti non può che precedere la crisi se non vuole essere condannato alla sconfitta sua e della classe che rappresenta.

Si deve lavorare - scriveva Lenin sull'Iskra, "Da che cosa cominciare?" - per creare un'organizzazione combattiva e condurre un'agitazione politica in qualsiasi situazione, per quanto 'grigia, pacifica', in qualsiasi periodo di 'declino dello spirito rivoluzionario', anzi, proprio in questa situazione e in questi periodi è particolarmente necessario tale lavoro, poiché nei momenti degli scoppi e delle esplosioni non si farebbe in tempo a creare un'organizzazione, che deve essere pronta per poter sviluppare subito la sua attività.

Non è la classe che nelle situazioni storiche cruciali deve cercare il partito, ma viceversa è il partito che non deve, negando sé stesso, limitarsi allo studio ed alla pura analisi teorica trincerandosi in una contrapposizione astratta verso la politica condotta dall'imperialismo sulla classe operaia. La realtà può essere modificata soltanto operando all'interno delle sue contraddizioni, ed è questo il presupposto del ricongiungersi del partito d'avanguardia con la classe. E fare una politica di classe significa concretamente portare la teoria rivoluzionaria sul piano della prassi e attraverso essa confermare e rafforzare la teoria stessa: un passaggio indispensabile perché l'unità dialettica fra teoria e prassi avvenga nel solido terreno delle lotte del proletariato permettendogli di conquistare sempre maggiore coscienza del suo ruolo storico, e al partito di rafforzare il proprio rapporto con la classe.

Tutto questo fa del partito una realtà contrapposta a ogni astrazione idealistica e a ogni sofisticata interpretazione sulla sua natura e i suoi compiti fra gli estremi concettuali dell'assoluto e del relativo.

L'esperienza del Partito Comunista Internazionalista

Già nella seconda metà degli anni trenta la fase controrivoluzionaria del primo dopoguerra, culminante con l'instaurazione del capitalismo di stato nell'Urss, poteva considerarsi sufficientemente compiuta ai fini di un'esauriente analisi critica marxista. Le elaborazioni avviate dalla Sinistra italiana avevano trovato una loro puntuale verifica storica per quanto concerneva la risposta ai drammatici problemi sorti in campo internazionale, e specificatamente in Russia dopo l'Ottobre 1917 con l'involuzione del potere sovietico. Il precipitare degli accadimenti con l'entrata in guerra dell'Urss (dopo il banco di prova della guerra di Spagna) al fianco prima di Hitler e poi delle altre potenze imperialistiche del blocco angloamericano, esigevano la trasformazione delle principali tesi della Sinistra in una piattaforma politica in grado di porsi come base organica per la ricostruzione del partito e come un saldo riferimento per la ripresa dei contatti e un'influenza nella classe.

La costituzione del Partito Comunista Internazionalista, o meglio la scoperta nella primavera del 1945 della sua avvenuta formazione nell'Italia Settentrionale, ebbe l'effetto quasi di una bomba all'interno dei resti della Frazione italiana sparsi all'estero. Non mancarono casi personali di vero e proprio sconcerto, motivato dal fatto che mentre crescevano discussioni e divergenze sulla necessità o meno, in brevi o lunghi tempi, della costituzione del partito, altri avessero concretamente risolto la diatriba ponendo tutti di fronte al fatto compiuto. La Frazione

francese (Internationalisme), che nel '43 aveva intravvisto le famose condizioni per la trasformazione della Frazione in partito, è quella che più degli altri grida allo scandalo contro un organismo partitico che sarebbe sorto in un non completo e stretto accordo con le linee programmatiche in fase di gestazione nella Sinistra internazionale, vale a dire... "Internationalisme". Si parla allora di corsa al partito, di tempi troppo ridotti, di attivismo febbrile, di confusione, compromessi e deviazioni.

Il partito insomma non si presentava né puro né perfetto al 100% e pertanto si riportava ancora una volta agli onori delle conferme storiche di comodo l'assunto che:

in pieno corso controrivoluzionario, è l'esistenza stessa del partito che viene a perdere ogni base reale. La classe non c'è più, distrutta dai bombardamenti o dispersa nei campi di prigionia in tutto il mondo.

Rivista internazionale della Cci, n. 3, 1978

La formazione del partito sarebbe stata quindi prematura e artificiale: posizione identica a quella dell'ultimo Vercesi disfattista, trinceratosi dietro la scomparsa del proletariato come classe durante la guerra.

Giudicando l'attività del P.C.Internazionalista tale da compromettere l'immediato lavoro della Frazione e l'avvenire del futuro vero partito, Internationalisme liquidava letteralmente la propria organizzazione con la dispersione anche geografica dei suoi militanti. I suoi membri vengono invitati a mettersi in salvo lasciando l'Europa, prossimo e sicuro teatro dello scontro imperialistico Usa-Urss, e trasferendosi in altri... contingenti! Fino al 1962 - fondazione del gruppo Internazionalismo in Venezuela - tutti in ritiro spirituale poiché "la curva della controrivoluzione stava toccando il suo punto più basso" (Rivista Internazionale, n. 3, 1978).

Gli anni del II dopoguerra, al pari di quanto si era verificato nel periodo precedente e durante il conflitto imperialistico, vedevano dunque circolare fra alcuni gruppi che pure si richiamavano alla Sinistra comunista una identica e pretestuosa teorizzazione. Partendo dal presupposto che sia il periodo bellico che quello del dopoguerra avevano consentito al capitalismo di schiacciare sul nascere ogni reazione proletaria, la più semplice e pura logica idealistica escludeva ogni tentativo di formazione del partito fintanto che non si ristabilissero tutte le condizioni, agenti come automatismi indispensabili per spingere la classe ad assumere il ruolo di primo attore sulla scelta della storia. Il lavoro da farsi doveva quindi limitarsi a bilanci storici, aggiornati ma con prospettive secolari. L'ondata degenerativa abbattutasi sul movimento rivoluzionario e la profondità della sconfitta subita imponevano una sola risposta: indietro tutta, per la ricostituzione del Partito Mondiale di domani...

In realtà, l'elaborazione delle basi programmatiche dell'organizzazione di classe, ha avuto con la costituzione del P.C.Internazionalista nel 1943-45 un'importante spinta in avanti, potendosi cioè legare con un intervento diretto nell'azione. L'aver confrontato nel vivo della lotta politica e contro le forze dell'opportunismo borghese-stalinista all'attacco le proprie analisi e visioni tattico-strategiche, rimane uno dei meriti più importanti dell'opera svolta dalla Sinistra italiana ricostituitasi in partito.

Senza voler nascondere né a se stessi né agli altri i limiti derivanti dalla situazione generale oggettiva, e le difficoltà soggettive di una funzionale convergenza politica e organizzativa, la formazione del P.C.Internazionalista rappresenta a livello mondiale l'unica risposta concreta all'altrettanto concreto incancrenirsi di una situazione storicamente inedita, creatasi dalla fine degli anni venti in poi con il tradimento controrivoluzionario dei partiti comunisti della III Internazionale e l'interruzione di ogni continuità di classe dopo la mistificazione stalinista del socialismo in un solo paese e il rinnegamento dei principi rivoluzionari del marxismo.

La ricostituzione del partito rivoluzionario del proletariato è cominciata con questa prima ed unica esperienza reale, teorica ed organizzativa, e si affida alle fondamentali posizioni programmatiche, strategiche e tattiche che l'hanno fin qui contraddistinta, per gli ulteriori e indispensabili sviluppi del processo di rafforzamento nazionale ed internazionale.

Un enorme patrimonio di esperienze, scelte tattiche, posizioni politiche, accumulatosi soprattutto nell'ultimo secolo di storia del movimento rivoluzionario; le lezioni tratte da tante sconfitte, ma anche dal primo episodio di conquista diretta del potere e di dittatura del proletariato, consentono al partito di presentarsi con un bagaglio di risolutive sintesi teoriche e politiche come mai nel passato era accaduto. Un bagaglio tale da permettergli sia di non ripercorrere da capo tutti i limiti delle varie tappe storiche vissute, e sia di evitare il ripetersi di altri tragici errori.

Quale minoranza rivoluzionaria la nostra presunzione è quella di aver operato nell'arco storico di mezzo secolo sulle basi di una piattaforma politica la cui elaborazione teorica si è mantenuta tenacemente viva nel costante confronto della sua validità con le vicende alterne della lotta di classe e con gli sviluppi della fase imperialistica in cui viviamo. Una presenza, cioè, mantenuta ben oltre lo stratosferico mondo delle idee pure e incontaminate, scendendo sul terreno della diretta tensione politica contro il capitale e le forze controrivoluzionarie al suo seguito. E lo stesso bilancio del corso successivo all'Ottobre russo, che solo la Sinistra italiana ha saputo completare fino alle estreme conseguenze, si è reso possibile partendo non da un osservatorio astrattamente estraneo alle vicende tormentate della Terza Internazionale e dei partiti comunisti, ma collocandosi in prima linea e fin dal 1923 nell'opposizione al nascente fronte controrivoluzionario dello stalinismo.

Ciò che a noi preme ancora oggi confermare è che senza la presenza e gli sforzi operanti - pur se costretto nei limiti di una minoranza - del partito comunista in grado di condurre una inesorabile critica contro il sistema capitalista e di svolgere opera di chiarificazione e selezione politica, senza di esso la classe operaia rimane una passiva entità sociale sotto il dominio incontrastato della borghesia, e rischia di mettere pericolosamente in gioco la sua prospettiva storica.

Davide Casartelli

Prometeo

Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.