La vita nella Sylicon Valley e dintorni - Progresso o regresso alle condizioni sociali del medioevo?

Gli stregoni che si affollano attorno agli alambicchi della ideologia borghese ancora non hanno esaurito tutte le loro arti magiche ma già la loro ultima creatura comincia a emanare un preoccupante fetore. Parliamo, ancora una volta, di quella miracolosa ricetta, la new economy, che - applicata su un paziente pieno di acciacchi qual è il capitalismo - sarebbe in grado di riportarlo a nuova vita e "crescita illimitata". A trarne il vantaggio più clamoroso sarebbe l'economia americana, a cui tutti (borghesi e affini) guardano con ammirazione e invidia.

Abbiamo più volte dimostrato con numeri alla mano che cosa in realtà stia accadendo nel capitalismo in generale e nella "felice" America in particolare. Una segnalazione merita anche ciò che comincia a filtrare da alcuni organi di informazione e addirittura da una trasmissione televisiva, Frontiere, che il 22 ottobre su Rai 3, a tarda sera, ha forse sbalordito più di uno spettatore. Con la forza delle immagini oltre che delle parole, dal teleschermo è uscito uno spaccato di vita del proletariato americano da far rabbrividire chi ancora non si è lasciato applicare una pelle da rinoceronte anche sul cervello.

Dall'inviato e intervistatore italiano abbiamo avuto conferma che le condizioni di lavoro e di vita dei proletari Usa stanno subendo effetti devastanti in presenza proprio della new economy (ma non solo di quella). Dal vivo, per così dire, è giunta conferma che mediamente i salari, in pochi anni, sono scesi da 20 fino a livelli minimi di 6 dollari l'ora. Molti dipendenti delle nuove aziende tecnologiche sono in parte retribuiti con azioni il cui valore è basato sulla "speranza" di un futuro profitto.

Chi trova lavoro (flessibile, in affitto, part-time) deve anche accettare orari settimanali fino a 70 ore, se e quando fa comodo all'azienda. Alla famosa Amazon Libri metà personale è stabile e metà no, con salari orari attorno ai 12 dollari (senza contributi previdenziali per chi non è fisso). Il 35% dei dipendenti della Microsof lavora, sì, a tempo stabile ma figura a tempo parziale e alle dipendenze non della Microsof ma delle agenzie di lavoro in affitto. Queste non versano alcun contributo previdenziale agli operai formalmente dati in affitto; men che meno lo fa la Microsof che risparmia così centinaia di milioni di dollari. Pesanti discriminazioni si creano tra i dipendenti, anche perché quelli in affitto (ma che lavorano con orari e mansioni uguali agli altri) sono esclusi dal "beneficio" dei servizi aziendali di assistenza, ricreazione sportiva, eccetera. E noi aggiungiamo che i lavoratori della Microsof sono obbligati a firmare l'impegno, per un anno, a non farsi assumere da aziende concorrenziali dopo un loro eventuale licenziamento.

Là dove la new economy si è maggiormente sviluppata, come nella Silicon Valley, il costo della vita ha subito aumenti enormi, ben superiori a quelli ufficiali. In caso di malattia e di assenza dal lavoro, soprattutto chi non ha un posto fisso resta senza salario e con i suoi "risparmi" deve scegliere fra il procurarsi medicine o generi alimentari.

Gli affitti si sono triplicati o quadruplicati, costringendo molti ad abbandonare gli appartamenti occupati fino a ieri. Una notte nell'albergo più economico costa 300 dollari; un solo posto letto, in ricoveri pubblici e in precarie condizioni, viene a costare 700 e più dollari al mese. Il numero dei senza tetto - specie fra i lavoratori part-time - è in continuo aumento e migliaia di senza fissa dimora si aggirano di sera (dopo il lavoro, per chi ce l'ha) con una valigia e un sacco dove hanno raccolto tutto ciò che possiedono. Trascorreranno la notte in posti di fortuna o, grazie a qualche compiacente autista, alcuni dormono sui sedili degli autobus che circolano di notte. Quello che nella Silicon Valley collega i capolinea di Menlo Park e Palo Alto è ormai diventato famoso. "Sui suoi sedili - racconta il giornalista che ha curato il servizio - ogni notte, dorme un'umanità dignitosa ma estrema, fatta di lavoratori pienamente occupati che qui, nel tripudio della New Economy, non riescono più a mantenersi. Hanno tutti una valigia o uno zaino, sono puliti e silenziosi. Quello che li ha ridotti a non potersi più permettere un letto decente è il costo della vita, che va alle stelle ovunque arrivi la nuova economia. Salgo alla fermata 37, e siedo accanto a un uomo ben vestito che mi sorride. Gli dico: "Ho saputo in Italia dell'esistenza di questo autobus e dei suoi occupanti. Siete piuttosto unici come storia, lo sapeva?
No," ribatte lui, "quello che so è che questa carretta la chiamano l'hotel 22... Io lavoro come tecnico della manutenzione in una Punto Com. (sono chiamate così le imprese della new economy n.d.r.) Prima stavo in una camera senza bagno per 700 dollari al mese, ma non ce l'ho più fatta. Se almeno queste aziende Internet reinvestissero un piccola parte dei miliardi che fanno per case popolari, tanti di noi potrebbero tornare a vivere da umani."

C'è molta rassegnazione ma comincia a crescere anche la rabbia, la protesta e qualche tentativo per organizzare una minima difesa.

Guardando al futuro più immediato, gli scenari appaiono drammatici, con milioni di uomini e donne privi di ogni assistenza (che non sia quella ai limiti della carità vera e propria) specie in caso di malattia, di non lavoro e vecchiaia. Fra 10 o al massimo 15 anni questa parte di "cittadini" della maggior potenza capitalistica mondiale si troverà in una situazione disperata. I giovani che si arrangiano con lavori temporanei e vivono alla giornata, dovranno presto fare i conti con una realtà che non garantisce loro in prospettiva la benché minima copertura economica e sociale di sopravvivenza.

Gli operai intervistati in varie zone lamentano tutti un costante peggioramento delle loro condizioni di vita e denunciano le centinaia di migliaia di licenziamenti che si sono abbattuti nei centri industriali della vecchia economia. Posti di lavoro fino a ieri stabili, a 20-25 dollari l'ora più contributi previdenziali, sono stati solo in parte "recuperati" con un lavoro precario e flessibile a 6-10 dollari l'ora senza contributi previdenziali. Qualche intervistato dice: "Voi europei non sapete ancora che cosa vi aspetta"...

La disoccupazione è ufficialmente al 4% ma tutti riconoscono che come minimo si aggira al 6-7%. Una percentuale ancora ottimistica dopo essere stati informati sui metodi di rilevazione, che noi già ben conosciamo (se non hai cercato lavoro nelle ultime 4 settimane non risulti disoccupato; gli abitanti delle periferie di massimo degrado, dove la disoccupazione è quasi totale, non sono conteggiati, eccetera).

A questo punto, a conclusione del documentario, persino la presentatrice Rai si domanda: "ma la new economy costituisce un progresso rispetto alla società in cui siamo fin qui vissuti oppure si tratta di un regresso alle condizioni sociali del medioevo?"

dc

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.