Terrorismo à la carte - Il ritorno delle BR

Il fosco copione del terrorismo ha offerto una nuova tragica rappresentazione domenica due marzo, lasciando dietro di sé l'ennesima traccia di sangue. E ancora una volta si assiste al cinico scambio di velenosi attacchi tra i due schieramenti parlamentari, che si servono di due morti ammazzati per i loro laidi giochi di potere. Collusione, contiguità col terrorismo, sovversione in agguato camuffata da agnello tra le pieghe del movimento pacifista; inettitudine poliziesca e mancanza del senso dello stato: questi, in linea di massima, gli insulti scagliati dai rispettivi banchi parlamentari e amplificati dai mass media.

A noi, il volgare frastuono di quella gente interessa poco o niente, se non per rilevare, una volta di più, che certi fatti avvengono con una puntualità da far invidia a un orologio atomico. È storia vecchia e infame: ogni qual volta la superficie della società è anche solo increspata dalle brezze della protesta, della contestazione, del fermento "civile" (nemmeno di classe...), immancabilmente scoppiano bombe e sibilano pallottole. Solo un distratto o un interessato in malafede può non notare la pressoché perfetta corrispondenza tra l'apparizione di sedicenti comunisti pistoleros e lo svolgersi di passaggi politico-sociali che colpiscono milioni di persone, in primo luogo proletarie. Da parecchi anni a questa parte, partiti e governi di qualunque colore stanno aggredendo il mondo del lavoro salariato (e assimilabile) con una violenza che dimostra quanto il sistema capitalistico sia in difficoltà; hanno fatto o si preparano a fare guerre le cui motivazioni, benché sepolte sotto un Everest di grossolane bugie, sono sempre meno "bevute" dalla cosiddetta opinione pubblica; si combattono aspramente per strapparsi l'un l'altro brandelli di potere all'interno dello stato e nel più vasto campo degli schieramenti imperialistici. Di fronte a tutto questo, più che le reazioni della "società civile", massicce, ma completamente dentro il quadro del riformismo borghese, o quelle timide e, finora, non meno egemonizzate dal riformismo in tutte le sue varianti, la borghesia e i suoi governi temono l'emergere di una risposta di classe proletaria che mandi a gambe all'aria quei giochi di potere in cui anche la "società civile disobbediente" è usata e strumentalizzata come forza d'urto dalla "sinistra" (e dentro la "sinistra") contro la destra.

Subdola e grottesca l'accusa rivolta a certa sinistra istituzionale, alla CGIL (a Cofferati) di favorire in qualche modo, col loro "estremismo" (?!) sindacale e movimentista, il terrorismo; minacciosa e intimidatoria contro chi - sparuta avanguardia rivoluzionaria o "semplice" lavoratore - non è mai stato o non è più disposto a offrire l'altra guancia alle mazzate antioperaie portate da padronato e sottoscritte dai governi e dal collaborazionismo sindacale. La prima è un elemento contingente, transitorio, nelle alterne fasi della squallida vita politica borghese; la seconda un obiettivo costante dei registi del terrore, che trovano sempre qualcuno disposto a tradurre in pratica i propri deliri, alimentati dai cascami ideologici dello stalinismo. Cosi come trovano sempre folle di scodinzolanti giornalisti che per ignoranza, stupidità o servilismo (o tutte e tre le cose insieme) distorcono, inventano, falsificano al fine di stordire e confondere la cosiddetta opinione pubblica sulle vere cause, sui veri obiettivi, sui veri burattinai della strategia terrorista. Ma tutto questo rientra nella normalità dell'ordinario marciume borghese; dunque, non ci meravigliamo più di tanto quando, a volte, schizzi di un simile fango colpiscono pure noi, che, per storia, teoria e prassi, non abbiamo né abbiamo mai avuto assolutamente niente a che vedere con la teoria e la prassi della sedicente lotta armata, essendo quest'ultima un altro insidioso e ingombrante ostacolo alla ripresa di una vera, inconciliabile lotta di classe anticapitalista di parte proletaria. Nessuno può sostituirsi al proletariato nella strada della sua propria liberazione dalle catene del capitale, a maggior ragione i rottami dello stalinismo in qualunque variante.

cb

cb

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.