Il trionfo del neo riformismo - Breve disamina alla sinistra della Sinistra Arcobaleno

Spacciatori di illusioni per i proletari

Il mondo è paradossale e lo abbiamo capito. Ma a volte fa anche sorride re, oltre che arrabbiare. Quante volte ci è capitato di discutere e di scontrarci, nelle assemblee, nei cortei, nelle piazze, con militanti della sinistra di Rifondazione, spesso in buona fede e generosi, che ci accusavano di essere settari e poco pragmatici, utopisti e dottrinari? Tante volte. Ora è probabile che molti di loro, per evitare di scadere troppo nel ridicolo, dovranno inventarsi nuove critiche e nuove accuse.

Nel circo elettorale del 13/14 aprile, infatti, troviamo, alla sinistra della Sinistra Arcobaleno, ben tre piccole formazioni politiche con la falce e martello nel simbolo e la parola “comunista” nella denominazione, ossia: la Sinistra critica - femminista, comunista, ecologista, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e il Partito di Alternativa Comunista (PdAC). Tutti e tre i gruppi hanno una matrice trotzkista e provengono da Rifondazione.

Molti militanti di Sinistra critica fanno parte di Bandiera rossa, sezione italiana di una delle tante IV Internazionali, il cui esponente storico è stato Livio Maitan. Il 23 febbraio 2007 Turigliatto, dopo essere stato espulso dal gruppo parlamentare di Rifondazione, ha aderito al gruppo misto del senato costituendo la componente di Sinistra critica, la quale è uscita poi interamente da Rifondazione l’8 dicembre 2007, giorno in cui il partito di Bertinotti formalizzava la propria adesione alla Sinistra Arcobaleno.

Il Partito Comunista dei Lavoratori del trotzkista Ferrando, invece, si è scisso da Rifondazione nel giugno del 2006, ma un paio di mesi prima il suo raggruppamento si era a sua volta spaccato, e dalla formazione scissionista è poi sorto, nel gennaio 2007, il Partito di Alternativa Comunista, che dichiara di ispirarsi alla figura del trotzkista Pietro Tresso.

In questa bolgia di sigle e spaccature c’è una costante: il programma elettorale.

È identico. È così identico che quelli del PdAC hanno proposto alle altre due formazioni di presentarsi insieme.

Niente da fare, hanno risposto Sinistra critica e PCL, ognuno per conto suo, fino alla vittoria.

Prendiamo dunque a caso uno dei tre programmi, ad esempio quello di Sinistra critica, e vediamo cosa dice: aumento netto del reddito mensile di almeno 300 euro, introduzione di un salario minimo di 1.300 euro, di un salario sociale di 1.000 euro per i disoccupati e ripristino della scala mobile; riduzione di orario a 35 ore a parità di salario; forte aumento dell’imposizione fiscale sui redditi più alti, tassazione progressiva delle rendite finanziarie e una patrimoniale sui beni immobili e mobili delle grandi imprese; contro la precarietà abolizione del pacchetto Treu, della legge 30 e del protocollo sul Welfare; requisizione delle case sfitte e reintroduzione dell’equo canone; ritiro immediato e incondizionato di tutte le truppe italiane all’estero e uscita dalla Nato... Prendiamo qualcosa anche dal programma del PCL di Ferrando: nazionalizzazione sotto controllo operaio di tutte le aziende, i settori, i servizi che sono stati privatizzati e di tutte le industrie in crisi, che inquinano e che licenziano; unificazione sotto controllo pubblico dell’istruzione e della sanità e nazionalizzazione delle assicurazioni e delle banche... “Il nostro programma di governo”, precisa il PCL, “non sarà mai realizzato nell’attuale quadro istituzionale.

Richiede una trasformazione costituzionale per un altro governo e un altro Stato”, e precisazioni di questo genere si ritrovano più o meno simili anche nei programmi di Sinistra critica e PdAC.

A questo punto solo una domanda s’impone: ci fate o ci siete? E volendo anche la seguente: perché non chiedete anche tre mesi di ferie pagate all’anno per tutti i proletari? Tanto una sparata in più o in meno, che differenza fa? A parte il fatto che la nazionalizzazione di staliniana e keynesiana memoria nulla ha a che vedere con la socializzazione comunista dei mezzi di produzione, non una parola sulla necessità di spezzare con la forza di una rivoluzione la macchina statale borghese (di cui fa parte anche il parlamento) per costruire il nuovo “stato” sulla base dei consigli, gli organismi del potere diretto della classe lavoratrice. Non una parola sul fatto che, ancor più oggi, in piena crisi del sistema capitalistico internazionale, il nodo fondamentale non è l’iniqua distribuzione della ricchezza ma il modo in cui essa viene prodotta: insomma, potrà mai una distribuzione socialista scaturire da un modo di produzione capitalista? Solo nelle vostre contorte fantasie, gli risponde il povero Marx, contorcendosi nella tomba.

E così non bastavano i saltimbanchi, i giocolieri e i Veltrusconi del momento.

Ci mancavano solo ben tre nuovi spacciatori di illusioni, in questo folle e angosciante luna park. E i proletari brancolano fra ipnotiche luci e stentano a trovare l’uscita.

GS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.