Ancora regali alla scuola privata

Il ministro della pubblica istruzione Moratti insieme all'onnipresente ministro Tremonti hanno decretato uno stanziamento di 90 milioni di euro per i prossimi tre anni a favore delle famiglie che iscriveranno i propri figli in una scuola privata elementare, in una media o al primo anno delle superiori. Si tratta, secondo le prime stime, di un bonus di circa 1000 euro per famiglia senza alcuna distinzione di reddito. Ciò significa che i soldi verranno dati a chiunque ne farà domanda. Beh, non è forse questa la vera realizzazione del principio di uguaglianza? Soldi a tutti, nessuno escluso, purché si faccia scappare il proprio figlio dalla scuola pubblica e si valorizzi il sistema scolastico a pagamento. Si tratta della tanto decantata progressiva realizzazione della pari dignità tra sistema scolastico pubblico e privato. Che poi la scuola privata spesso sia un luogo dove innanzi tutto il personale viene pagato un terzo o un quarto di quanto venga fatto nella scuola pubblica, dove la qualità dell'insegnamento è conseguente all'abbrutimento retributivo, dove, a prescindere dai livelli di effettiva istruzione dello studente, si elargiscono promozioni e diplomi con la stessa facilità con cui un impiegato delle poste mette ripetutamente il timbro ad una catasta di lettere, ebbene tutto ciò non viene assolutamente considerato negli altisonanti discorsi che vengono sempre fatti sul potenziamento della scuola privata come alternativa alle carenze strutturali di quella pubblica. È vero, la scuola pubblica in molti casi non funziona a dovere ma questo è proprio il risultato di una totale mancanza di politica scolastica perpetuata dai diversi governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi. Negli ultimi quindici anni, ad esempio, l'unica vera politica svolta è stata quella del taglio progressivo dei finanziamenti e del personale scolastico. Ancora una volta la sinistra, anch'essa ben convinta di sostenere la privatizzazione dell'istruzione, piagnucola istericamente contro questi provvedimenti solo perché li ritiene lesivi del principio costituzionale che proclama la pari dignità tra istruzione pubblica e privata a condizione che essa non comporti oneri finanziari per lo stato (articolo 33 della Costituzione). Dunque la sinistra si lamenta solo per il modo con cui la destra rilancia il settore privato della scuola senza denunciare lo sporco commercio che viene fatto dagli imprenditori sull'istruzione. Chi paga naturalmente sono i giovani che si trovano sprovvisti di un sistema formativo che svolga veramente il ruolo che gli dovrebbe essere proprio: dare cultura cioè conoscenze più ampie e approfondite possibili per aiutare l'individuo a sviluppare le proprie capacità intellettive, fornire strumenti critici per comprendere la realtà e orientarsi in essa, dare una adeguata formazione per affrontare la vita nei suoi diversi e complessi aspetti. Soprattutto dare queste cose a tutti senza distinzione alcuna e senza discriminazioni. Ma ciò è proprio quello che si potrà fare in una società completamente diversa da quella capitalistica. Quest'ultima intanto, visto che persegue più prosaici obiettivi, si accontenta di elargire una manciata di quattrini per incentivare le iscrizioni alla scuola privata. Oggi i proprietari delle scuole private, laiche e cattoliche, stanno lisciandosi le mani...

CL

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.