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Home ›Solidarietà di classe ai compagni arrestati
Nelle prime ore della mattinata di ieri (19 luglio) diversi esponenti di spicco dei sindacati di base, sono stati arrestati nelle loro abitazioni dalla polizia, per lotte relative all' “hub” di Piacenza. Abbiamo raccontato più volte le lotte dei lavoratori del polo logistico piacentino (che serve Amazon, IKEA, TNT e FedEx).
Gli arrestati sono Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas, Mohamed Arafat, Carlo Pallavacini e Bruno Scagnelli, che hanno guidato i picchetti a Piacenza e sono membri di spicco del SI Cobas insieme a membri dell'USB, Roberto Montanari, Abed Issa e Mahmoud Elmoursi. Ad altri militanti è stato revocato il diritto di soggiorno.
Sono tutti accusati dei gravissimi reati di associazione a delinquere, lesioni personali gravi, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Gli arresti fanno seguito alle recenti modifiche legislative (alle quali i sindacati confederali non si sono opposti) che hanno reso più facile per i grandi rivenditori online evitare la responsabilità per il furto di salari operato delle imprese appaltatrici di lavoro, utilizzate per ottenere lavoratori a basso costo. Questo fa parte dell'offensiva dei padroni ovunque, sia negli attacchi al costo della vita che nella criminalizzazione di qualsiasi tentativo di combattere seriamente i tagli salariali.
Questo è ancora più grave in Ucraina, dove la guerra ha fornito ai padroni l'occasione perfetta per rinnegare gli accordi, licenziare i lavoratori e distruggere i "diritti" dei lavoratori, come abbiamo già commentato in precedenza. È ciò che stanno preparando per noi ovunque e dimostra che la lotta contro la guerra imperialista e la lotta per la nostra esistenza sono la stessa cosa. In breve, la nostra "guerra" è la guerra di classe anticapitalista per porre fine alla morte e alla miseria che questo sistema offre.
Per l'alternativa a una società di sfruttamento e morte
Ci sono tanti compagni del sindacato di base che si battono con coraggio e determinazione sui posti di lavoro a cui, in quanto vittime della repressione borghese, va data senza “se” e senza “ma” la nostra solidarietà di comunisti. Questo è scontato, oltre che doveroso,
Da anni, però, è evidente, il fallimento della pratica sindacale come metodo di lotta nelle intenzioni di chi in buona fede ne fa parte. Metodo basato su principi da superare, come la delega e, soprattutto, la contrattazione nel rispetto delle compatibilità del capitale, sia a livello complessivo che nei suoi singoli settori. Metodi che portano ad accettare la logica del "meno peggio" che la stessa pratica sindacale ci vorrebbe fare digerire, ad es., che è meglio sacrificare 30 operai piuttosto che 100, spacciando questo "meno peggio" come vittoria operaia. Invece l'alternativa è che i lavoratori riprendano in mano il proprio destino in prima persona, dal basso.
Il sindacato confederale è marcio, al di là delle buone intenzioni della sua base militante, chiamata allo sciopero il più delle volte da venduti che firmano accordi alle sue spalle e poi fanno finta di indignarsi. Tutte le politiche antiproletarie dei governi di ogni colore sono passate anche, e non da ultimo, grazie alle tre centrali confederali CGIL, CISL e UIL, colluse con Confindustria.
Il sindacalismo di base è frammentato anche nelle proposte di sciopero che si trasformano in spezzatino servito in giorni differenti, a seconda della sigla, e caratterizzato da un verbalismo radicale per quanto riguarda le prospettive. Pur proponendo obiettivi legati ai bisogni della classe lavoratrice, come lavorare meno a parità di salario, dimentica che quelle rivendicazioni sono impossibili da ottenere con la normali prassi sindacale, specialmente in una fase storica di crisi del capitale, aggravata dalla guerra condotta da opposte bande imperialiste in Ucraina. La guerra stessa è figlia della crisi che da anni corrode il sistema capitalista mondiale e, per questo, tormenta il proletariato del mondo intero. Abbassamento dei salari, sottoccupazione, precarietà, disoccupazione, forte aumento delle bollette e del costo della vita: non solo in l'Italia, ma, nella sostanza, in ogni angolo del Pianeta.
Finora, la reazione della nostra classe è stata al di sotto della gravità dell'attacco padronale, ma la paura che possa esplodere incontrollata preoccupa la borghesia: non è un caso che i sindacati confederali invochino stabilità politica e qualche “tozzo di pane” buttato, per tenerlo buono, a un proletariato più che mai oppresso. Non è un caso che la magistratura, custode di quella “legalità” incautamente lodata dal sindacalismo di base, torni ad accanirsi contro esponenti del sindacalismo che... fanno i sindacalisti, ricorrendo ai metodi di lotta tradizionali del sindacato. Il punto è che, nella crisi, oggi anche bellica, il sindacalismo “di una volta”, che poteva strappare dei miglioramenti con lotte sindacali decise, è sempre meno tollerato e tollerabile dalla borghesia.
Il sindacalismo è dunque una pratica da superare (vecchia se in buona fede, collusa se in mala fede) per il bene della lotta di classe, che col sindacalismo non c'entra e che non va confusa con esso. Infatti, non è finita, anzi!, la necessità da parte della classe operaia di difendersi dagli attacchi della borghesia, con lotte di massa, aperte, determinate, contro le compatibilità, sempre più strette, del capitale. Di creare organismi di lotta dal basso, cioè fuori e contro il sindacalismo, fondati sulla democrazia diretta, che esprimono rappresentanti revocabili in ogni momento.
Questi sono in primi passi, necessari per cominciare a rispondere alla guerra che la borghesia sta facendo da anni alla nostra classe. Necessari, ma non sufficienti.
La nostra classe, a cominciare dai suoi elementi più combattivi, deve riappropriarsi della consapevolezza che questo sistema sociale fondato sullo sfruttamento, l'oppressione, la distruzione dell'ambiente e la guerra deve essere superato. Che per superarlo occorre che il proletariato alimenti con le sue lotte lo strumento indispensabile per buttare nella pattumiera il capitalismo: il partito rivoluzionario a scala mondiale.
NO alla guerra, sì alla guerra di classe!
Solidarietà ai compagni arrestati, liberi tutti!
Partito comunista internazionalista – Battaglia comunistaSez. italiana della Tendenza Comunista Internazionalista
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