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Home ›Elezioni e lotta di classe - Cronaca da una città
Riceviamo e pubblichiamo volentieri queste considerazioni di un compagno, in merito alla tornata elettorale prossima e, più in generale, all'elezionismo borghese. Nonostante crediamo che l'uso rivoluzionario della tribuna elettorale abbia fatto il suo tempo... da gran tempo, le riflessioni del compagno possono essere uno stimolo per la riflessione di chi crede ancora sinceramente che il parlamentarismo borghese possa essere sfruttato a fini classisti.
Oggi pomeriggio (31 maggio) ho provato a seguire da vicino la conferenza di un candidato sindaco della mia città. Averlo fatto mi ha fatto bene e mi ha fatto riflettere.
Non è una questione di onestà o di etica, esistono davvero persone convinte in buona fede che lavorare all'interno delle istituzioni possa servire a incidere sulla realtà. Non ho mai messo in discussione la loro sincerità. Però, c'è un però. Sono scene già viste alla vigilia dell'era Pizzarotti. Quando sembrava che gli anti-casta rivoltassero come un calzino il Comune e diventassero il granello di sabbia negli ingranaggi del potere. Il primo atto politico di quell'amministrazione è invece stato andare alla sede dell'Unione degli Industriali Parmensi, per lisciargli il pelo. E tutti i cavalli di battaglia pentastellati, a partire dal "No Inceneritore", sono andati a farsi benedire. Non per disonestà insita nel politico, almeno non solo: ma per un dato di fatto, e cioè che al di là delle tue buone intenzioni a parole, se tu vuoi governare una città come una regione o uno Stato, qualche compromesso col potere economico lo devi fare. I voti e gli interessi dei "grandi elettori" pesano sicuramente di più di quelli dell'uomo comune, e sono quelli che fanno la differenza tra gli eletti e i trombati.
Tra i temi discussi oggi c'erano soprattutto l'ambiente e la sicurezza. Il primo, al di là dell'attuabilità o meno delle proposte, era completamente slegato dall'aspetto economico: ma affrontare in superficie la questione ambientale parlando di quante biciclette circolano o del potenziamento dei mezzi pubblici non va al cuore del problema. Vogliamo una buona volta dire che la cosiddetta transizione ecologica slitterà sempre pericolosamente in avanti per colpa dell'incapacità/volontà delle nazioni e soprattutto delle loro classi dirigenti a rinunciare ad accumulare profitti?
Vogliamo ricominciare a dire che l'ambientalismo senza anticapitalismo è giardinaggio? Vogliamo indicare nel capitalismo la causa dei disastri ambientali passati e prossimi? Del resto, chi solleva certe questioni oggi? Solo qualche pazzo bolscevico come me e i miei simili.
Questione sicurezza. Parola d'ordine, aumentare l'organico delle forze di polizia. Ma, non era un cavallo di battaglia della destra? Ma un politico, non dico comunista ma se non altro di sinistra, non dovrebbe dire che la risposta delle istituzioni ai problemi sociali come il degrado non può essere di tipo repressivo ma di tipo preventivo? No, si rincorre in maniera populista la destra per tenersi buono quel “parmigiano medio” che sbava per l'ordine e la disciplina.
Questo di oggi era sicuramente un candidato più moderato di altri, ma anche agli altri, anche a quelli più generosi e sinceri (tra cui uno dei miei migliori amici), io ho sempre detto: "Occhio, ti vai a infilare in un pantano senza uscita". Perché se votare contasse qualcosa, come diceva qualcuno, non ce lo lascerebbero fare. Perché se alzi la voce troppo fuori dal coro, vieni fatto fuori. Politicamente, ovvio, mica fisicamente (cioè, dipende da come si mettono le cose...). Vieni emarginato e ti portano a contare meno di zero.
Che la rivoluzione non sia alle porte è evidente, anzi, non c'è niente di più lontano. Però se si vuole iniziare a lavorare nella direzione del vero cambiamento sociale, la politica istituzionale va mollata. Perché è di ostacolo e di impedimento alla realizzazione del nostro progetto. Perché le istituzioni non sono un ente super partes e neutrale, ma sono il consiglio di amministrazione (politico) della classe (economica) dominante, la borghesia. Perché, da destra e da sinistra, finora i loro provvedimenti sono sempre stati contro di noi lavoratori, in perfetta continuità gli uni con gli altri.
Non sono per un astensionismo di principio. Se tra le forze politiche in campo sia a livello nazionale che locale, ce ne fosse una che pone il problema del superamento del capitalismo, e usasse la tribuna elettorale (e, se eletta, Camera e Senato) come cassa di risonanza per veicolare contenuti veramente di classe, molto probabilmente la voterei. Ma sono tanti anni che non mi sento rappresentato da nessuno, perché nessuno rispecchia le mie idee di cambiamento sociale neanche lontanamente. Molti di loro sono convinti che proletariato e borghesia siano categorie arcaiche, che le classi non esistano più, e che con qualche modifica o miglioramento si possa arrivare al traguardo di un capitalismo dal volto umano. Per me invece non si può umanizzare il disumano, e un capitalismo senza guerra, povertà e sfruttamento è la vera utopia. Noi comunisti in confronto siamo i più realisti dei realisti.
Io non giudico chi vota, si può essere compagni in modi diversi, ma non fa per me, non è la mia via. Non ce ne deve fregare niente di acquisire posti di comando in un sistema che vogliamo distruggere, per costruirne uno radicalmente opposto. E il cambiamento parte dalle piazze e dai luoghi di lavoro, non dai seggi elettorali. La Storia è lì, a dimostrarlo.
Lo Stato borghese si abbatte, non si cambia. (Lenin). E con esso anche le sue articolazioni periferiche. Buon voto a tutti. Io, anche stavolta, passo.
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