La vera insicurezza è il capitalismo

Lavoratori, italiani e immigrati: stessa classe, stessa lotta!

Volantino per la manifestazione del 29-11-2008 contro il razzismo e la Carta di Parma

La destra perde il pelo ma non il vizio. Appena ritornata al governo, ha intensificato un'incredibile campagna contro il “diverso” (zingaro, immigrato, clandestino...) accompagnata da un pacchetto legislativo per la cosiddetta sicurezza che non ha precedenti. Il dilagare di sentimenti e comportamenti razzisti è stato per altro agevolato da un centro-sinistra che, per molti aspetti, ha anticipato i fascistoidi provvedimenti governativi.

Pelo e vizio a parte, questa campagna ha un’evidente ragione, quella di creare un clima di paura che faccia passare in secondo piano ciò che i proletari dovrebbero effettivamente temere: la crisi, la precarietà del lavoro, la disoccupazione, i salari da fame, l’inflazione e l’incertezza per il futuro.

Il governo sta agendo in termini preventivi sul terreno sociale. La stagione che ha preparato è, e ancor più sarà, di lacrime e sangue per tutto il mondo del lavoro. Ben vengano, dunque, diversivi che spostino lo sguardo dell’opinione pubblica dalle future mazzate. Meglio parlare della caccia all’immigrato “clandestino” che di ricerca di un posto di lavoro che si trova con difficoltà e quando lo si trova è precario e mal pagato.

Razzismo e sfruttamento sono le due facce della medesima medaglia. Scontrarsi con il primo significa combattere il secondo. Tutti e due sono figli del capitalismo, di quel perverso sistema sociale che crea il diverso, se ne serve sfruttandolo sin che fa comodo, lo criminalizza quando occorre, lo usa come agnello sacrificale per contenere ben altre “emergenze” e come monito per meglio tacitare e sfruttare altri proletari. Le aggressioni e le violenze ingiustificate - fino all'omicidio - contro persone di origine africana, ne sono la drammatica, ma logica, conseguenza.

L’opera dei governi del centro-sinistra, che aveva aperto i primi campi di concentramento per i proletari migranti (CPT), è stata dunque proseguita e peggiorata dalla legge Bossi-Fini, che ha introdotto il contratto di soggiorno al posto del permesso di soggiorno. Non è difficile capire che in questo modo la vita di un proletario immigrato dipende totalmente da padroni e padroncini, nonché da delinquenti vari che speculano sulla vita degli immigrati (vendita di veri o presunti contratti di lavoro a prezzi da strozzini). La condizione di lavoratore usa e getta, ormai diffusissima in tutti i luoghi di lavoro grazie ai diversi accordi tra governi-padroni-sindacati, è come e più di prima la condizione normale del lavoratore immigrato, con costi umani pesantissimi.

Tutto ciò è facilitato, appunto, dal razzismo che intossica anche strati non insignificanti di quel proletariato che ha perso o non ha mai avuto né identità né, tantomeno, coscienza di classe. Un razzismo alimentato dalla vita di abbrutimento fisico e morale tipica di ogni società fondata sullo sfruttamento e sull’oppressione, e fomentato dai settori più reazionari e pidocchiosi della borghesia, ma che torna utile alla borghesia nel suo insieme.

Per questo, dobbiamo e possiamo lottare contro i padroni, i loro governi, le loro leggi razziste, reazionarie e anti-operaie, perché maggiore sfruttamento e oppressione per i proletari migranti vuol dire maggiore sfruttamento, oppressione e abbrutimento per tutti: la vera fonte del degrado e dell'imbarbarimento sociale che investe le città e ogni aspetto della vita. Solo una classe lavoratrice unita sul terreno della lotta anticapitalista può farlo, oltre e contro le false divisioni religiose, etniche e linguistiche, per una società senza classi né frontiere. E solo un partito rivoluzionario organizzato su scala internazionale, libero da ogni residuo politico dello stalinismo e da ogni opportunismo, può indicare le prospettive di uscita da questa società marcia e in crisi irreversibile.

La sezione di Parma del PCInt