Bocciamo questa scuola! Bocciamo questa società!

Il 12 ottobre centinaia di migliaia di studenti hanno invaso le strade di più di 130 città per contestare il ministro Fioroni e i suoi piani di riforma dell’istruzione. Le proteste da più parti sono state presentate semplicisticamente come un rifiuto degli esami di riparazione, che potrebbero essere reintrodotti già dall’anno prossimo. Ma in realtà, al di là delle specifiche e immediate rivendicazioni, ad alimentare le proteste sono stati i mali profondi della scuola - non solo quella italiana - che rendono marcia la sua stessa essenza. Quella che dovrebbe essere una ricca fonte di stimolo per le conoscenze e la creatività delle giovani generazioni, si rivela invece una esperienza sempre più frustrante sia per gli studenti che per tutto il personale scolastico.

Le ultime riforme

Pur introdotte in sordina - con disposizioni ministeriali, macchinazioni burocratiche e interpretazioni estensive di norme già esistenti, anziché per via legislativa come avvenuto finora - le ultime riforme non sono passate inosservate, e non fanno che peggiorare la già grave situazione.

  • Se la mai abbastanza contestata riforma Moratti concedeva aiuti alle famiglie con figli iscritti nelle scuole private, l’attuale governo non solo si è ben guardato dall’intaccare questi finanziamenti (confermando che le bugie delle campagne elettorali hanno le gambe molto corte) ma si è spinto fino a far pesare sulle casse statali l’onere del finanziamento diretto alle scuole private, perfino quelle con le rette più costose, frequentate esclusivamente dai figli di borghesi (padroni, padroncini, professionisti e parassiti di varia natura).
  • Viene sbandierata l’assunzione di 150 mila precari della scuola, ma si nasconde il fatto che gran parte dei neo-assunti andrà semplicemente a riempire il vuoto lasciato dai pensionamenti. Anzi, l’ultima finanziaria prevede una riduzione di 33 mila docenti in 3 anni, con un taglio di risorse pari a un miliardo e 432 milioni di euro entro il 2011. A questo scopo, si provvederà probabilmente ad aumentare ancora il numero di alunni per classe, a ridurre le ore di lezione e il livello generale dell’istruzione, prima di tutto nei bienni degli istituti professionali. Inoltre non viene fissato alcun limite per i precari che possono essere assunti da ogni istituto.
  • Per quanto riguarda l’università, è stato esteso il numero chiuso, sono aumentate le tasse, si è mantenuto e dilatato il ricorso alla precarietà per la ricerca e la docenza. I programmi superficiali e i ritmi incalzanti introdotti con il famigerato 3+2 della riforma Zecchino sono stati confermati. Tutto questo va ad aggiungersi ai costi crescenti dei libri, della mensa, degli affitti, dei trasporti, la frequenza obbligatoria, l’inadeguatezza e la scarsità di strutture e materiale.
  • In generale, al mondo dell’istruzione continuano ad essere negate le risorse essenziali. Mancano non solo biblioteche e laboratori, ma anche aule degne di questo nome e perfino materiale didattico e di semplice cancelleria. Molti edifici avrebbero bisogno di serie ristrutturazioni, ma di questo non si parla neanche!

La scuola nella società borghese

Le varie riforme che si sono succedute negli scorsi anni, sostenute in perfetta continuità da governi di destra e sinistra, hanno aggravato la situazione della scuola anziché risolverla. Ma questo è dovuto solo ad errori di valutazione, all’inettitudine dei vari politicanti? Oppure è in fondo funzionale alle esigenze dell’apparato produttivo? Per rispondere, è importante capire quale sia il vero ruolo della scuola in questa società, e come a questo ruolo la scuola nel complesso si adegui.

Infatti, nonostante il diritto all’istruzione e alla cultura sia fondamentale per la realizzazione delle potenzialità di ciascun individuo, in realtà al capitale ciò serve solo in misura minima. I padroni vogliono lavoratori ignoranti e asserviti. In questa società l’istituzione scuola deve preparare forza-lavoro genericamente addestrata, pronta soprattutto ad accettare flessibilità, precarietà e sottomissione al dominio del padrone come realtà inevitabili e addirittura naturali, non certo la tanto declamata professionalità né tanto meno la cultura. D’altra parte alle imprese serve forza lavoro sempre meno qualificata, grazie anche agli sviluppi delle nuove tecnologie. A questo ruolo di selezione e sottomissione ideologica la scuola della società borghese si adegua, com’è ovvio.

Ma è anche importante rendersi conto che, alla fine, questa situazione non danneggia indistintamente tutti gli studenti e i professori, come categorie generiche. A essere colpiti, anzi, sono quasi esclusivamente gli studenti proletari (figli di lavoratori dipendenti o disoccupati), i professori e gli altri lavoratori (precari e non) che vivono solo con il magro salario da dipendente pubblico. Sono gli studenti proletari che - non potendosi permettere di pagare ripetizioni o addirittura di accedere ai “diplomifici” privati - devono accontentarsi di un’istruzione di livello sempre più basso, che li costringerà ad accettare i lavori più pesanti e peggio retribuiti.

Alla denuncia del crescente finanziamento pubblico delle scuole private - sostenute dalle tasse pagate dai salariati anche se accessibili quasi esclusivamente alle famiglie borghesi - bisogna accostare quindi la denuncia del ruolo ultimo della scuola, compresa quella pubblica, che in questo sistema è necessariamente asservita ai marci interessi del capitalismo.

Lotta di classe per il comunismo!

Compagni, proletari! Occorre collegare la lotta degli studenti proletari a quelle dei giovani precari, dei lavoratori salariati della scuola e degli altri settori, per la difesa delle nostre condizioni di vita e di lavoro dall’attacco che questo sistema sta portando a tutti i proletari. Il capitalismo, stretto nelle spire di una crisi economica sempre più soffocante, ci riserva solo precarietà e miseria, malamente coperte da una montagna di menzogne e illusioni. Organizziamoci e lottiamo per riprenderci il nostro futuro. Il mondo ci appartiene!