"Che cos'è il comunismo? Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato (1)."
"Precisamente sarà dovere di tutti i dirigenti chiarire sempre più tutte le questioni teoriche, liberarsi sempre più completamente dall’influsso delle frasi fatte proprie della vecchia concezione del mondo, e tenere sempre presente che il socialismo, da quando è diventato una scienza, va trattato come una scienza, cioè va studiato (2)."
"Presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé (3)."
Il presente lavoro vuole essere una guida e un supporto per lo studio dei giovani compagni e compagne. Viviamo tempi di profonda crisi economica e, conseguentemente, ideale. La frammentazione e la confusione, anche dei principi più elementari, dominano il campo politico. Per questo abbiamo deciso di rendere pubblico il presente documento, nato come traccia per un percorso di formazione militante, certi che tanto deve essere studiato il comunismo, quanto deve essere compresa la necessità della lotta di classe.
Il metodo
Il socialismo scientifico, o comunismo, è la teoria rivoluzionaria che esprime il punto di vista degli interessi materiali della moderna classe sfruttata, ponendoli al centro della propria indagine; il comunismo indaga l’organizzazione sociale e produttiva nella quale viviamo, il capitalismo, in funzione della lotta pratica del proletariato contro il proprio sfruttamento, per il raggiungimento di un nuovo ordine sociale comunista.
Marx è il fondatore di tale scienza sociale rivoluzionaria. Sono lui ed Engels a sviluppare per primi il metodo scientifico applicato all’indagine dell’organizzazione sociale capitalista nei suoi differenti momenti storici concreti, fino a dedurne indicazioni politiche valide per tutto l’arco storico della sua sopravvivenza, sono loro ad insegnarci ad utilizzare tale metodo. Il metodo di indagine segue i passaggi propri del metodo scientifico: 1) fase analitico-induttiva: la descrizione, ossia l’osservazione diretta del fenomeno; 2) fase sintetico-deduttiva: la previsione, ossia l’elaborazione dei termini del problema individuando le correlazioni e formulando ipotesi; 3) fase pratico-critica: il controllo, ossia la verifica materiale-empirica della correttezza delle ipotesi precedentemente formulate.
Dall’indagine emergono gli elementi che, concatenati tra loro e sistematizzati in maniera organica, formano la teoria. La teoria comunista si caratterizza per avere principi, metodo, correlazioni e proposizioni proprie, arriva quindi ad avere validità di applicazione per tutto l’arco storico del capitalismo dal suo sorgere al suo tramonto. La teoria comunista è per sua natura una teoria pratica, una guida per l’azione. Una teoria pratica ha come come ambito di applicazione e verifica l’agire materiale delle forze in campo (prassi) dalle quali acquisisce gli ulteriori dati necessari allo sviluppo della teoria stessa.
Con l’indagine scientifica l’uomo si appropria della realtà concreta attraverso il proprio processo intellettuale. La comprensione della realtà rende possibile la sua modificazione che, nel campo della società, prende forma nell’azione politica. La scienza sociale comunista è politica.
Una teoria scientifica per essere valida deve confermarsi nella prassi e non può essere, in sé, contraddittoria. Una teoria è valida solo e solamente finché incontra smentita pratica. Una delle principali critiche (4) rivolte alla pretesa scientificità del comunismo riguarda il fatto che una teoria, per essere ritenuta scientifica, deve essere falsificabile, ossia deve formulare delle previsioni che possano essere falsificate:
"La differenza tra le spiegazioni mitiche e/o ideologiche e le spiegazioni scientifiche sta nel fatto che le prime sono congegnate in modo tale che non possono mai essere falsificate dalla realtà empirica, mentre le seconde corrono sempre il rischio di essere falsificate (5)."
Il comunismo sancisce la sua uscita dal mito e dall’utopia attraverso la formulazione di previsioni smentibili. Tali previsioni, per quanto riguarda l’indagine della struttura, vanno sotto il nome di: legge generale dell’accumulazione capitalista ossia di legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto: è la duplice tendenza storica del capitalismo a generare crisi sempre più vaste e profonde e, al contempo, masse sempre più vaste di salariati espropriati del loro prodotto e, con esso, di ogni proprietà.
Studiare il socialismo significa imparare ad “usare il cervello” per comprendere la realtà, e dotarsi degli strumenti necessari a cambiarla. Comprendere e sviluppare la teoria rivoluzionaria vuol dire smettere di vivere di miti o illusioni per rompere il velo di mistificazioni e falsità che ammanta la nostra vita nella società borghese. Afferrare che, materialisticamente, viviamo un modo di produzione nel quale, assumendo la forma di merce, il prodotto del lavoro umano diventa una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisiche e di capricci teologici, (6) che ci domina, ci opprime e ci sfrutta; significa imparare a smettere di essere oggetti in balìa di leggi a noi estranee e indomabili per divenire uomini e donne coscienti della propria condizione sociale, determinati a cambiarla, a divenire soggetti della storia.
Teoria e realtà materiale: il metodo dell’astrazione determinata
La teoria scientifica non è la realtà empirica:
"Per Hegel il processo del pensiero, che egli, sotto il nome di Idea, trasforma addirittura in soggetto indipendente, è il demiurgo del reale, mentre il reale non è che il fenomeno esterno del processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini (7)."
La costruzione della teoria comincia con l’appropriazione del reale da parte della mente del ricercatore. Ogni confusione tra il reale (concreto) e la nostra rappresentazione mentale di esso ci allontana dalla realtà (8). La prima fase è quella analitico-induttiva che mi permette di pervenire a concetti più semplici: dal concreto rappresentato nella mia mente estraggo via via astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Attraverso questo procedimento la rappresentazione del concreto (il tutto che è oggetto e punto di partenza della mia indagine), viene volatilizzata (9) in molte astratte determinazioni. La categoria più semplice, però, esiste solo come relazione unilaterale, astratta, di un insieme vivente e concreto già dato. Se mi fermassi a questo punto cadrei nella metafisica. Avrei solo una collezioni di astratte categorie per lo più scollegate tra loro.
"Il soggetto reale [ciò che si muove ed esiste realmente, il mondo, il concreto] rimane, sia prima che dopo, saldo nella sua indipendenza fuori della mente; fino a che, almeno, il cervello si comporta solo speculativamente, solo teoreticamente (10)."
La seconda fase è quella sintetico-deduttiva: una volta che dall’indagine dell’effettivo presupposto, ossia del reale concreto, arriviamo alle categorie (o determinazioni o astrazioni) più semplici, ossia più astratte, si tratta di intraprendere di nuovo il viaggio a ritroso fino a tornare nuovamente al concreto, alla totalità dalla quale ha preso le mosse l’indagine, ma questa volta vi arrivo concependola non più come una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni. Si tratta di salire dalle categorie astratte più semplici che possiamo trovare su, su, fino alla rappresentazione mentale del concreto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice. Il concreto appare ora nel mio pensiero come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, e questo benché sia, al contempo, il mio effettivo punto di partenza, il punto di partenza, attraverso i cinque sensi, dell’intuizione e quindi anche della rappresentazione mentale. Se
"per la prima via la rappresentazione piena viene volatilizzata ad astratta determinazione, per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero… Il metodo di salire dall’astratto al concreto è solo il modo in cui il pensiero si appropria il concreto, lo riproduce come un che di spiritualmente concreto. Ma mai e poi mail il processo di formazione del concreto stesso…. l’insieme, il tutto, come esso appare nel cervello … è un prodotto del cervello pensante che si appropria il mondo nella sola maniera che gli è possibile."
Questa seconda via è il metodo espositivo che usa Marx ne Il capitale: parte così dall’unità più semplice, dalla categoria più elementare nella quale la società capitalista si esprime, la merce.
"La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una “immane raccolta di merci” e la merce singola si presenta come sua forma elementare. Perciò la nostra indagine comincia con l’analisi della merce (11)."
Da qui, dalle categorie più semplici e astratte, l’esposizione salirà via via fino alla rappresentazione del concreto (il capitalismo) come insieme complesso di correlazioni. Il primo libro del “Il capitale” affronta il processo di produzione del capitale in generale, arrivando a descrivere nella sua parte finale la legge generale dell’accumulazione capitalistica nella sua forma di espressione, appunto, più generale; il secondo libro mette in relazione i differenti capitali nel processo di circolazione del capitale. Solamente nel terzo arriva a descrivere Il processo complessivo della produzione capitalistica, descrivendone la legge fondamentale nelle sue determinazioni più concrete: la legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto. Inizia poi il lavoro, incompiuto, della descrizione complessiva dell’organizzazione sociale capitalista a partire dalle classi sociali che la compongono. Ecco che dalle categorie più semplici e generali dalle quali siamo partiti arriviamo al terzo libro nel quale il capitale è descritto nel suo divenire concreto, nel pieno dispiegarsi delle sue contraddizioni fondamentali, un concreto che – ripetiamo – è concreto perché sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice.
"Il modo di esporre un argomento deve distinguersi formalmente dal modo di indagare. L’indagine deve appropriarsi nei particolari la materia, deve analizzarne le differenti forme di sviluppo e deve scoprirne l’interno concatenamento [induzione]. Solo dopo che questo lavoro sia stato condotto a termine, si può esporre in modo adeguato il movimento reale. Se questo tentativo riesce, e se la vita della materia vi si rispecchia idealmente, può sembrare di trovarsi di fronte a una costruzione a priori [ma] per me l’Ideale non è che il Materiale, convertito e tradotto nella testa dell’uomo (12)."
Genesi del socialismo scientifico
"Una scienza sociale “imparziale” non può esistere in una società fondata sulla lotta di classe. In un modo o nell’altro, tutta la scienza ufficiale e liberale difende la schiavitù del salariato, mentre il marxismo ha dichiarato una guerra implacabile a questa schiavitù. Pretendere una scienza imparziale nella società della schiavitù del salariato è una stolta ingenuità (13)."
Il socialismo scientifico non può essere sviluppato nei luoghi che nella società borghese sono preposti all’indagine scientifica: le università, e quando questo è avvenuto il prodotto è stato un comunismo ideologico, evirato cioè delle sue componenti dirompenti e rivoluzionarie, ridotto cioè a materia di discussione adeguata al tono che si conviene nei salotti degli intellettuali borghesi di sinistra. Uno sviluppo ortodosso della teoria rivoluzionaria comunista entra necessariamente in contrasto con gli interessi di chi, nella società borghese, l’indagine scientifica finanzia ed organizza. Un “eminente centro di formazione e studio marxista” non può esistere nella società contemporanea se non come momento basilare dell’esistenza dell’organizzazione politica che della lotta allo sfruttamento e al modo di produzione capitalista ha fatto la sua ragione di esistenza: il partito politico di classe proletaria. Visto che
"Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante (14)."
La minoranza rivoluzionaria che milita costruendo il partito di classe, e a maggior ragione in tempi scuri e difficili come i nostri, è l’unico luogo nel quale la teoria socialista può svilupparsi, e con essa possono svilupparsi la pratica rivoluzionaria e la prospettiva comunista.
Il socialismo scientifico esprime la continuazione diretta, e il superamento, delle dottrine dei maggiori pensatori dell’800, rappresentanti del socialismo utopistico francese, della filosofia idealista tedesca e dell’economia politica inglese, fornendoci gli strumenti necessari al superamento della società borghese del XXI secolo e dei suoi moderni pensatori.
Trattiamo ora, per sommi capi, i tre grandi momenti teorico-pratici che sono all’origine del socialismo scientifico. (15)
Il socialismo utopistico francese
"Il socialismo moderno, considerato nel suo contenuto, è anzitutto il risultato della visione, da una parte, degli antagonismi di classe, dominanti nella società moderna, tra possidenti e non possidenti, salariati e capitalisti; dall’altra, dell’anarchia dominante nella produzione. Considerato invece nella sua forma teorica, esso appare all’inizio come una continuazione più radicale, che vuol essere più conseguente, dei princìpi sostenuti dai grandi illuministi francesi del XVII secolo. Come ogni nuova teoria, esso ha dovuto anzitutto ricollegarsi al materiale ideologico preesistente, per quanto avesse la sua radice nella realtà economica."
Le prime forme nelle quali si attuò la moderna rivendicazione dell’uguaglianza economica e sociale di tutti gli uomini donne furono espresse dai tre grandi utopisti che per primi diedero voce al punto di vista del moderno egualitarismo: Saint-Simon, Fourier e Owen, a loro volta eredi delle correnti più radicali del materialismo sviluppatesi durante la Rivoluzione Francese del 1879. Si trattava però di un materialismo metafisico, che si appellava cioè alla ragione come “unico giudice di tutto ciò che esiste”.
L’immaturità di sviluppo della classe sfruttata ai primi dell’800 si rifletteva nell’immaturità dei pensatori che ad essa facevano riferimento, i quali attribuivano alla ragione il compito di risolvere gli “inconvenienti” di una formazione sociale che si manifestava come sempre più brutale. I loro nuovi sistemi sociali erano, sin da principio, condannati ad essere utopie: quanto più erano elaborati nei loro particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia.
Saint-Simon ebbe il pregio di affermare che ciò che a lui importava più di ogni altra cosa era la sorte della “classe più numerosa e più povera”, arrivando ad affermare il principio che “tutti gli uomini debbono lavorare”; intuì poi che la Rivoluzione Francese fu lotta di classi tra nobiltà, borghesia e… nullatenenti, il che, per il tempo, fu notevole. Dichiarò anche che la politica è la scienza della produzione, arrivando a predire che la politica si dissolverà completamente nell’economia, anticipando così la necessità dell’“abolizione dello Stato”. Fourier si caratterizzò per essere un brillante critico della neonata società borghese, dimostrando quanto fossero vane le promesse progressiste degli illuministi e denunciando spietatamente la miseria materiale e morale del mondo borghese. Criticò altresì la forma borghese dei rapporti tra sessi ed fu il primo a dichiarare che il grado di emancipazione della donna è la misura naturale del grado dell’emancipazione generale di una società; intuì che la società umana, nel suo corso, ha attraversato differenti stadi di sviluppo e anticipò il contenuto contraddittorio della “civiltà” capitalista, nella quale “la povertà sorge dalla stessa abbondanza”, dimostrò così di maneggiare la dialettica con la stessa maestria del suo contemporaneo Hegel; affermò poi, dialetticamente, che ogni fase storica ha il proprio ramo ascendente, ma anche il proprio ramo discendente ed applicò questo modo di vedere al futuro dell’umanità. Buon ultimo Owen, sincero prodotto tanto dell’industria che andava sviluppandosi in Inghilterra quanto dell’illuminismo materialista secondo cui il carattere dell’uomo è, da una parte, il prodotto dell’organizzazione in cui nasce e, dall’altra, delle circostanze che lo circondano durante la propria vita, specialmente durante il periodo dello sviluppo. Nella prima parte della sua vita, come amministratore “illuminato” delle grandi filande di New Lanark, dimostrò praticamente che riducendo l’orario di lavoro, garantendo istruzione, socialità e un livello di vita dignitoso, i problemi sociali (alcolismo, miseria, delitti, violenze) di quella comunità di 2500 persone, rapidamente, si azzerarono. Inventò e qui introdusse, per la prima volta, gli asili d’infanzia e prestò massima attenzione al momento educativo. Ma non fu soddisfatto: “Quegli uomini erano miei schiavi”. Intuì e criticò il profitto. Il suo passaggio al comunismo gli causò l’emarginazione dalla società borghese che fino ad allora lo aveva osannato, progettò comunità utopiche che tentò di porre in essere negli USA, ma che ben presto fallirono. Inventò comunque le cooperative, dimostrando che il padrone non era necessario, e gli empori del lavoro, nei quali introdusse per primo il tentativo di scambiare i beni prodotti con buoni la cui unità era costituita dall’ora lavorativa.
I socialisti utopisti dei primi decenni dell’800 partirono dalla fine, dal tentativo di risolvere le contraddizioni sociali, ma senza indagarne in maniera adeguata le origini (il rapporto tra capitale e forza-lavoro), per compiere questa opera era necessario un metodo, per fare del socialismo una scienza bisognava anzitutto farlo poggiare su una base metodologicamente solida.
La filosofia tedesca
Il merito maggiore di Hegel fu quello di opporsi alla metafisica riassumendo la dialettica come la forma più alta del pensiero. Se sottoponiamo alla considerazione del nostro pensiero la natura o la storia umana o la nostra specifica attività spirituale, ci si offre anzitutto il quadro di un infinito intreccio di nessi, di azioni reciproche, in cui nulla rimane quel che era, dove era e come era, ma tutto si muove, si cambia, nasce e muore. In un primo tempo vediamo il quadro d’insieme e badiamo più al movimento, ai passaggi, ai nessi, mentre ciò che si muove passa e sta in connessione, scivola in secondo piano. Da questo punto di vista cogliamo il carattere generale del quadro d’insieme dei fenomeni, ma non possiamo ancora spiegarne i particolari. Fino a quando non conosceremo i particolari, non saremo chiaramente edotti neppure del quadro stesso. Per conoscere i particolari dobbiamo staccarli dal loro nesso naturale o storico ed esaminarli, ciascuno per sé, nella loro natura, nelle loro cause, nei loro effetti particolari, etc… Lo sviluppo poderoso avvenuto negli ultimi secoli di questa fase analitica dell’indagine scientifica ci ha lasciato l’abitudine di concepire le cose e i fenomeni nel loro isolamento, al di fuori del loro vasto nesso d’insieme; di concepirli perciò non nel loro movimento, ma nel loro stato di quiete, non come essenze mutevoli, ma come entità fisse e stabili, non nella loro vita, ma nella loro morte. Questa maniera di vedere le cose è passata dalle scienze naturali alla filosofia, producendo la limitatezza del modo di pensare metafisico. Per il metafisico i concetti sono oggetti isolati di indagine, da considerarsi successivamente e indipendentemente l’uno dall’altro, fissi, rigidi, dati una volta e per sempre. Per lui una cosa esiste o non esiste; ugualmente è impossibile che una cosa sia nello stesso tempo sé stessa ed un’altra. Positivo e negativo si escludono reciprocamente in modo assoluto; causa ed effetto stanno del pari in rigida opposizione reciproca. Ma considerando le cose con maggior precisione, con metodo dialettico, noi troviamo che i due poli di una opposizione, il positivo e il negativo, sono tanto inseparabili l’uno dall’altro quanto contrapposti e che, malgrado tutto il loro carattere contraddittorio, si compenetrano vicendevolmente; causa ed effetto, nella realtà, si scambiano continuamente di posizione, ciò che ora o qui è effetto, là o poi diventa causa e viceversa.
La dialettica considera le cose e le loro immagini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro concatenamento, nel loro movimento, nel loro sorgere e tramontare, nel loro divenire contraddittorio. Darwin ha assestato alla concezione metafisica della natura il colpo più vigoroso, dimostrando che tutta quanta la natura organica quale oggi esiste, piante e animali, e conseguentemente anche l’uomo, è il prodotto di un processo (adattamento quindi) di sviluppo che è durato milioni di anni.
Una rappresentazione esatta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell’umanità, nonché dell’immagine di questo sviluppo quale si rispecchia nella testa degli uomini, può quindi effettuarsi solo per via dialettica, prendendo costantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi o regressivi. Nel sistema hegeliano, per la prima volta - e questo è il suo grande merito - tutto quanto il mondo naturale, storico e spirituale venne presentato come un processo, cioè in un movimento, in un cambiamento, in una trasformazione, in uno sviluppo senza tregua.
Ma Hegel era un idealista, per lui i pensieri della sua testa non erano i riflessi, più o meno astratti, delle cose e dei fenomeni reali: le cose e il loro sviluppo erano piuttosto i riflessi realizzati dell’«Idea» preesistente, non si sa come, al mondo medesimo. Conseguentemente tutto veniva poggiato sulla testa e il nesso reale del mondo veniva completamente rovesciato. Il sistema di Hegel fu come tale un colossale aborto. Esso era affetto da un’altra contraddizione interna insanabile: un sistema che abbracci completamente e concluda una volta per sempre la conoscenza della natura e della storia è in contraddizione con le leggi fondamentali del pensiero dialettico; la qual cosa tuttavia non esclude affatto, ma invece implica, che la conoscenza sistematica di tutto il mondo esterno possa fare di generazione in generazione passi da gigante.
Rovesciando il sistema hegeliano Marx ne estrasse la concezione storicamente determinata di ogni categoria e la dialettica. Queste diventavano gli strumenti di indagine di un nuovo materialismo che quindi si distaccava da quello metafisico e meccanicistico del XVII secolo. Il materialismo storico vede nella storia il processo di sviluppo dell’umanità ed è suo compito scoprirne le leggi di movimento.
"Per il suo fondamento, il mio metodo dialettico, non solo è differente da quello hegeliano, ma ne è anche direttamente l’opposto (16)."
Sebbene già fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo il luddismo espresse una prima, istintiva, reazione di classe al nuovo sistema di sfruttamento fondato sulle macchine e l’industria, fu con le rivolte che si verificarono tra il 1830 e il 1848 che il movimento operaio fece irruzione sulla scena della storia, costringendo il movimento politico di classe a sottoporre ad una nuova indagine tutta la storia precedente. Si prese coscienza allora che tutta la storia trascorsa, ad eccezione dell’età preistorica, fu storia di lotte di classi; si prese atto solo allora che queste classi sociali che si combattono vicendevolmente sono di volta in volta risultanti dai rapporti di produzione e di scambio, in una parola dai rapporti economici della loro epoca; che quindi, di volta in volta, la struttura economica della società costituisce il fondamento reale partendo dal quale si deve spiegare, in ultima istanza, tutta la sovrastruttura delle istituzioni giuridiche e politiche, così come delle ideologie religiose, filosofiche e di altro genere di ogni periodo storico.
Si trattava ora da una parte di presentare questo modo di produzione capitalistico nel suo nesso storico e quindi anche la necessità del suo tramonto, dall’altra di svelare il suo carattere interno, che ancora rimaneva celato.
Il nuovo punto fu, quindi, l’indagine della struttura economica della società borghese.
L’economia politica
"La concezione materialistica della storia parte dal principio che la produzione e, con la produzione, lo scambio dei suoi prodotti sono la base di ogni ordinamento sociale; che, in ogni società che si presenta nella storia, la distribuzione dei prodotti, e con essa l’articolazione della società in classi o ceti, si modella su ciò che si produce, sul modo come si produce e sul modo come si scambia ciò che si produce. Conseguentemente le cause ultime di ogni mutamento sociale e di ogni rivolgimento politico vanno ricercate non nella testa degli uomini, nella loro crescente conoscenza della verità eterna e dell’eterna giustizia, ma nei mutamenti del modo di produzione e di scambio; esse vanno ricercate non nella filosofia ma nell’economia dell’epoca che si considera."
Le forze produttive elaborate sotto la direzione della borghesia si svilupparono da quando il vapore e le nuove macchine utensili trasformarono la vecchia manifattura nella grande industria con celerità e proporzioni fino ad allora inaudite.
"L'economia politica classica anteriore a Marx nacque in Inghilterra, il paese capitalista più progredito. Adam Smith e David Ricardo, studiando il regime economico, gettarono le basi della teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro. Marx continuò la loro opera, dette una rigorosa base scientifica a questa teoria e la sviluppò in modo coerente (17)."
Tripartizione dell’oggetto d’indagine
Marx espone, nella “Prefazione a per la critica dell’economia politica”, i risultati della sua indagine, i punti essenziali intorno ai quali la teoria del socialismo scientifico si sviluppa e che possono guidare l’organizzazione di un percorso di formazione sul comunismo:
"Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza (18)."
Da questo brevissimo schema otteniamo i differenti livelli ai quali si situa l’indagine del modo di produzione capitalista.
Abbiamo innanzitutto la struttura:
1. le forze produttive materiali sono costituite tanto dalle tecnologie e tecniche produttive, quanto dalle forze del lavoro che tali tecnologie mettono in moto nella produzione sociale, il loro grado di sviluppo in ogni epoca e momento storico è determinato; a queste forze produttive corrispondono
2. le relazioni produttive il cui insieme forma
3. la struttura economica (o materiale) della società; questo campo viene indagato dalla critica dell’economia politica il cui metodo e risultati principali sono esposti nei tre libri che formano “Il Capitale”; la struttura economica della società è la base materiale sulla quale si eleva la
4. sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono le
5. forme determinate della coscienza sociale; questo campo viene indagato dalla concezione materialistica della storia, saggi importanti della sua applicazione li troviamo in due testi come “Le lotte di classe in Francia” e “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”.
Il suo metodo è esposto tanto nel “Manifesto del partito comunista” quanto ne “L’Ideologia Tedesca”. Dalle risultanti di questa indagine relative al rapporto tra coscienza e classi sociali emerge la teoria del partito espressa tra gli altri, ancora nel “Manifesto comunista”, negli “Statuti della lega dei comunisti” e in “Per la storia della lega dei comunisti”. Importanti sono gli sviluppi alla trattazione del tema contenuti nel primo capitolo di “Contro venti e maree: introduzione alla questione partito nella tradizione della sinistra italiana” (19).
Va da sé – in coerenza con tutto quanto abbiamo fin qui esposto – che questa separazione della critica dell’economia politica e della concezione materialistica della storia come di due campi apparentemente separati ha scopo esclusivamente didattico essendo i due livelli d’indagine e le opere che abbiamo citato come riferimento, strettamente, dialetticamente, interconnessi e concatenati.
Una volta che ci saremo appropriati, attraverso lo studio di questi testi e la militanza di partito, del metodo del socialismo scientifico, inizieremo ad applicarlo all’indagine e nell’intervento politico nella realtà concreta nella quale viviamo. Tale applicazione pratica è “cristallizzata” nella stampa periodica e nell’azione del partito comunista internazionalista e della tendenza comunista internazionalista. Stiamo lavorando quindi per costruire le condizioni soggettive affinché una prossima rivoluzione proletaria possa risultare vittoriosa:
"A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in_ contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando studiamo simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche _che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo… occorre spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione (20)."
L’impegno del compagno che si avvicina al comunismo dovrà quindi procedere con lo studio del concreto manifestarsi delle contraddizioni del modo di produzione capitalista, del loro riflettersi nell’ambito della sovrastruttura, indagando così 6) le contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione per come queste si esprimono, il significato e le caratteristiche della 7) rivoluzione sociale e della fase di transizione al comunismo, nella quale si ha 8) il cambiamento della struttura economica e, quindi, di tutta la gigantesca sovrastruttura, per tornare infine, ancora, al concreto affrontando 9) le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto.
A quest’ultimo livello si colloca quello che definiamo il programma politico del partito di classe. Il punto di partenza sarà la comprensione della dinamica della crisi del terzo ciclo di accumulazione del capitale per il quale si farà riferimento al III capitolo di “Contro venti e maree: per un’analisi della crisi dagli anni settanta ad oggi”. Lo studio si completerà con la comprensione delle precedenti esperienze rivoluzionarie e la definizione dei motivi del loro fallimento, si farà quindi riferimento per la Comune di Parigi all’opera “La guerra civile in Francia” di Marx e per la Rivoluzione Russa a “1917” e “La controrivoluzione”, entrambi delle Edizioni Prometeo. Utili infine per comprendere il rapporto tra struttura materiale e le forme ideologiche della coscienza sociale dopo la Seconda Guerra Mondiale sarà anche, ancora “Contro venti e maree: sindacato e lotte rivendicative”.
Dovremmo ora tratteggiare i punti imprescindibili di un percorso studio che affronti i tre livelli della critica dell’economia politica, della concezione materialistica della storia e del programma politico del partito di classe, ma qui ci limiteremo al primo aspetto.
"A me non appartiene né il m
