I referendum sulla procreazione assistita - Pagano sempre le donne proletarie

In questi giorni è tornata agli onori delle cronache la legge 40/04 che dal marzo scorso regolamenta la pratica della fecondazione assistita. Il 30 settembre si è infatti conclusa la raccolta di firme, promossa da radicali e da vari spezzoni ulivisti (ovviamente non dai probi margheritini), per la presentazione di cinque quesiti referendari relativi all'abrogazione di questa normativa fortemente voluta dalle gerarchie cattoliche ed altrettanto fortemente perorata da un centro-destra a caccia di consensi moderati (o forse sarebbe meglio dire reazionari). La legge parte dal presupposto che l'embrione umano sia un soggetto titolare di diritti e quindi meritevole di tutela: in particolare rende obbligatorio l'impianto di tutti gli embrioni prodotti in laboratorio (con un tetto massimo di tre per volta), ne vieta espressamente il congelamento e il possibile utilizzo a fini di ricerca e, per finire, rende illecita ogni diagnosi genetica pre-impianto cioè trasforma in reato la possibilità di individuare gravi malattie genetiche prima che l'embrione sia impiantato nell'utero materno.

Potrebbero sembrare problemi limitati ad una cerchia ristretta di persone; ma in realtà alcuni fatti di cronaca ci hanno mostrato come questa legge rappresenti una vera e propria compressione dei diritti civili dei cittadini soprattutto di quelli più poveri, essendo del tutto evidente infatti che le coppie in grado di spendere migliaia di euro possono aggirare l'ostacolo recandosi in cliniche estere.

Prima della legge 40 le coppie a rischio di gravi malattie genetiche come la Talassemia potevano ricorrere a costose (per la sanità pubblica però!) ma efficaci analisi dell'embrione per poi impiantare esclusivamente quelli sani: da marzo questo è un reato e anche di una certa gravità. Si ritorna così alla pratica, non ancora vietata, della diagnosi prenatale che quando purtroppo evidenzia una grave malattia porta la stragrande maggioranza delle donne (si parla di percentuali superiori al 90%) a ricorrere all'interruzione della gravidanza. Anche se spesso traumatico e condannato dall'ipocrita morale corrente, l'aborto resta quindi la via praticata. Questo non è un caso se si pensa non solo alle sofferenze che una grave malattia porta con sé, ma anche e soprattutto alla distruzione di ogni seppur minima forma di assistenza pubblica a cui stiamo assistendo da anni. Le donne proletarie si trovano infatti strozzate in una morsa tra salari sempre più miseri e precari e sempre maggiori difficoltà ad accedere a servizi sociali spesso essenziali anche nel caso di figli "sani" o che comunque non necessitano di cure particolari e costose. La contrazione delle nascite è sotto l'occhio di tutti, l'insicurezza per il futuro è l'unica cosa che il capitalismo in crisi è oggi in grado di assicurarci, la politica per la "famiglia" tanto declamata da tutto il politicume borghese non è altro che squallida propaganda a meno che per famiglia non si intenda quella formata solo da coppie eterosessuali, borghesi e magari religiosamente consacrate che con l'incentivo per il secondo figlio possano togliersi qualche sfizio in più. Ma quale secondo figlio per i proletari? Va ancora bene se sono in grado di mantenerne uno e senza troppe pretese. Ma se è malato come fare? Semplice c'è il buon vecchio aborto, costa poco, è rapido ed efficace ed aiuta anche nella prevenzione delle ragazze madri che inevitabilmente ricadrebbero sulla "collettività ". Dimentichiamoci pure della diagnosi pre-impianto che va a toccare il sacro ed indifeso embrione e che soprattutto costa cara e rischia di diffondersi troppo. Le stesse forze referendarie stanno abilmente utilizzando questa legge per segnare qualche punto a loro favore nella campagna elettorale, la loro strumentalizzazione è tanto evidente ed infame quanto lo è la bigotta retorica della "tutela della vita umana" dei guerrafondai della destra. Nessun partito borghese ha infatti interesse alla formazione di famiglie proletarie con tanti figli da sfamare a carico: il salario dovrebbe infatti rappresentare il mezzo per il mantenimento dei lavoratori e dei loro figli, in realtà l'abbondante flusso di giovani immigrati che permette il costante rinnovamento della forza-lavoro sta portando in molti casi alla sua riduzione al solo sostentamento dei lavoratori stessi, a tutto vantaggio del profitto non certo della famiglia... proletaria.

TN

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.