Che imbroglio quella risoluzione!

La tanto aspettata, da parte del governo americano, risoluzione 1546 è arrivata. Nei proclami avrebbe dovuto preparare il terreno politico e militare al passaggio di consegne del nuovo governo iracheno, finalmente libero, autonomo e quindi in grado di gestire le elezioni per il gennaio del 2005. Sul campo la risoluzione ha sancito il dato di fatto consentendo all'amministrazione Bush di avere ancora un po' più di tempo a disposizione per preparare il suo dopo Saddam, che per molti versi si presenta difficile, dispendioso e non costruibile nei tempi sperati. Nei punti nodali la risoluzione recita che i contingenti militari della coalizione da aggressori diventano costruttori di pace, stravolgendo lo stesso atteggiamento Onu prima dello scoppio della guerra. Tutte le frange della popolazione che non sono disposte a collaborare con il governo filo americano sono tacciate di terrorismo. Le forze della Coalizione, anche dopo l'insediamento del governo ad interim, potranno intervenire militarmente ogni qual volta lo ritengano opportuno e si insiste sul fatto che il comando militare delle operazioni congiunte (forze della Coalizione ed esercito iracheno) rimanga nelle mani dei generali americani e che ogni azione contro il terrorismo, cioè l'opposizione, è sacra e santa.

Poco tempo prima della risoluzione il governo americano, in una sorta di impostazione preventiva del futuro assetto istituzionale dell'Iraq, aveva imposto a capo del governo Iyad Allawi, uomo al servizio della Cia, elemento politico della opposizione all'estero, che negli anni novanta programmava con l'Intelligence americana possibili colpi di stato in Iraq con l'obiettivo di mettere in difficoltà il regime di Saddam. Il neo primo ministro e capo del governo, è il fondatore del partito Accordo nazionale iracheno, struttura terroristica che a partire dal '92 ha firmato innumerevoli attentati anche contro la popolazione civile. Un terrorista sanguinario che ha sostituito al potere l'altro brigante filo americano Chalabi. Anche Allawi ha ricevuto l'imprimatur ufficiale da parte della risoluzione 1546 come traghettatore verso il successivo, autonomo, governo iracheno. L'altra mossa riguarda la nomina a presidente della repubblica di al Yawer, ingegnere petrolifero che contro tutti e tutto, in modo particolare contro le posizioni espresse da al Sistani, ha invocato la continuazione della presenza militare della Coalizione e il rinvio delle elezioni politiche secondo l'espressa volontà dell'amministrazione Bush. Pochi giorni dopo l'approvazione della risoluzione il delegato Onu, Brahimi, ha minacciato le dimissioni, denunciando che la scelta dei 26 ministri del governo ad interim è avvenuta per mano del proconsole Bremer senza che lui avesse la possibilità di intervenire nel merito delle nomine e che la stragrande maggioranza dei nuovi ministri appartiene alla vecchia amministrazione filo americana. Che tutto il processo politico ed istituzionale, risoluzione compresa, fosse una farsa era chiaro sin dall'inizio. Mai e poi mai, nonostante le difficoltà interne ed internazionali, l'amministrazione Bush si sarebbe lasciata scalzare dal suo ruolo egemone nella questione irachena, troppi e particolarmente pressanti i suoi interessi nell'area perché rinunciasse così facilmente ad un progetto di egemonia energetica e finanziaria che programmava da anni.

Dati gli attuali rapporti di forza non era nemmeno poi tanto difficile riuscire ad imporre una risoluzione che fungesse da sanatoria della precedente guerra di rapina, costruita su falsi clamorosi, che preparasse il terreno ad una transizione favorevole agli interessi americani e che costringesse, anche se a posteriori, il fronte del rifiuto alla guerra ad allinearsi, magari con qualche congruo regalo dispensato con strategica lungimiranza. Al riguardo fa testo l'unanimità con la quale i membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno votato la risoluzione. Russia, Francia, ma anche la Germania, cioè i tre quarti del Fronte del no, hanno dato il loro voto positivo.

I documenti ufficiali tacciano ma il comportamento dei singoli governi parla sin troppo chiaramente. Le enormi difficoltà in cui versa l'amministrazione Bush hanno spinto l'imperialismo americano a trattare con gli oppositori pur di mantenere il controllo della situazione. Briciole in cambio di una maggiore possibilità futura a mantenere il bottino di guerra. In questo quadro si deve leggere il voto a favore della Russia alla risoluzione e la ciambella di salvataggio lanciata da Putin a Bush sulla questione degli ipotetici legami tra Saddam e al Qaeda, legami definiti inesistenti dalla stessa Commissione Indipendente sull'11/9. In cambio la Russia potrebbe aver ricevuto la garanzia sullo sfruttamento di alcuni pozzi petroliferi che già facevano parte degli accordi firmati con Saddam prima dello scoppio della guerra. La Germania potrebbe essere ritornata sui suoi passi grazie alla promessa americana di favorire il suo ingresso nel Club dei paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Diverso il discorso che riguarda la Francia che, isolata dalle trattative, ha sino all'ultimo cercato di imporre il diritto di veto da parte del futuro governo iracheno alle operazioni militari della Coalizione in nome di una meno farsesca autonomia politica dell'ennesimo governo fantoccio. Fallita l'operazione di disturbo, rimasta da sola a perseguire l'obiettivo di contrastare il potere Usa, si è trovata nella scomoda situazione di far buon viso a cattivo gioco.

Intanto le varie componenti dell'opposizione alla presenza militare americana e al progetto di transizione disciplinato dalla risoluzione 1546 hanno intensificato attacchi contro quest'ultimo sopruso paludato di democrazia.

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Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.