Il partito e i G.L.P. oggetto di gravissime accuse da parte di un giornale di Reggio Emila

Isterie di provincia o attacchi preventivi?

Che i cosiddetti mass media, più che mezzi di informazione, siano strumenti di deformazione e falsificazione degli avvenimenti non è necessario essere marxisti rivoluzionari per capirlo, basta tenere accesa anche solo un lumicino di quell'intelligenza media che appartiene a ogni essere umano. Certo è, però, che la guerra in corso e la ricomparsa del terrorismo hanno impresso un'accelerazione a quest'opera di stravolgimento della realtà. Infatti, com'era ampiamente prevedibile, giornali e televisione girano a pieno ritmo per screditare e colpire chi si oppone alla guerra e al capitalismo che la genera. Non importa nemmeno valutare quanto questi oppositori siano coerenti o fin dove possano incidere nel disturbare il macello nei Balcani: come una belva inebriata dal sangue, la borghesia è pronta a sbranare chiunque le attraversi la strada. Per esempio, i sindacati di "base" sono stati indicati da vari esponenti del mondo politico - di governo e opposizione - come possibili "santuari" del terrorismo. Ora, che questi sindacati non costituiscano una reale alternativa anticapitalistica, lo abbiamo detto mille volte, ma nonostante ciò, a dimostrazione di quanto ormai siano ridotti i margini delle compatibilità del sistema, essi vengono visti con fastidio dalla borghesia. Nel vuoto generale di oggi, infatti, anche una corrente schiettamente riformista come il sindacalismo "di base" può intralciare il nuovo giro di vite antiproletario che il governo prepara per l'autunno, costituendo l'unico - benché illusorio - punto di riferimento per chi dice no ai padroni e ai loro complici sindacali. Sia detto di sfuggita, anche questo attacco preventivo che viene dal governo e dall'opposizione "uniti nella lotta" dovrebbe essere un'ulteriore dimostrazione di come la borghesia non sia più disposta a tollerare nessuna forma di riformismo.

Anche il nostro partito e i Gruppi di Lotta Proletaria sono stati coinvolti in questa caccia alle streghe nazionale da "La Gazzetta di Reggio", giornale locale di Reggio E. Il pretesto è stato un volantino che abbiamo distribuito a Reggio il 22-05 durante una manifestazione contro la guerra. Il giorno seguente la Gazzetta pubblicava un articolo in cui, prima, si insinuava una nostra presunta contiguità col terrorismo, in quanto il cronista "informava" che avevamo "diffuso deliranti comunicati", alludendo al linguaggio tipico delle BR e poi si passava all'accusa aperta. Infatti, si dichiarava esplicitamente che il nostro volantino (firmato anche dai G.L.P.) conteneva linguaggi e metodi della lotta armata". A chiunque ci conosca, anche solo un poco, è evidente la distanza stellare che ci separa da "linguaggi e metodi della lotta armata", ma è altrettanto evidente che al giornalista-medio informarsi e informare correttamente, di solito è l'ultima cosa che gli passa per la mente. Di gravità non minore è stato l'articolo apparso sullo stesso foglio il 30 maggio; stesso tono allarmistico, tanto che ci strapperebbe una risata se la cosa non fosse seria: "S'indaga sul foglio rivoluzionario - La polizia sulle tracce dei Gruppi di Lotta Proletaria - È finito nelle mani della polizia il volantino..." ecc. "La polizia indaga", "È sulle tracce dei G.L.P."? E quando mai i compagni dei G.L.P. (che in gran parte sono gli stessi nostri) si sono nascosti? Hanno delle sedi (le nostre) - sempre indicate sulla loro e nostra stampa - un sito Internet, pubblicizzano le loro iniziative, intervengono a quelle degli altri, insomma fanno il loro normale lavoro politico (rivoluzionario). Ancor più ridicolo affermare con fare ammiccante che il volantino "è finito nelle mani della polizia": non ci vuole certo uno 007, dato che detto volantino era già stato diffuso a livello nazionale in occasione dello sciopero contro la guerra del 13 maggio e, anzi, sia a Bologna che, dopo, a Reggio era stato consegnato direttamente nelle mani di agenti di PS. Ma, allora, perché tanto accanimento? Di fronte a una nostra ferma richiesta di rettifica, la Gazzetta, a "titolo d'ammenda" - così si è scusato il giornalista autore di uno degli articoli in questione - ha pubblicato stralci di una breve intervista telefonica con un nostro militante, nella quale, bene o male (più male che bene, per la verità) si esponeva la nostra tradizionale posizione sul terrorismo. Dunque, stando alle spiegazioni del giornalista ("non c'era malafede") si tratterebbe, banalmente, del solito insulso e vuoto sensazionalismo su cui si basa l' "informazione" tele e giornalistica, ma essendo per natura un po' ombrosi, ci sorge il dubbio che dietro a tutto questo ci sia la rabbiosa reazione di chi vede operare nel proprio orticello di casa - l'ex rossa (???) Emilia Romagna - gli unici che sulla guerra e sui guerrafondai hanno qualcosa di serio da dire.

cb

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.