L'internazionalismo proletario non è un pastrocchio di movimenti raggruppanti “persone e popoli” di buona volontà, non è un umanesimo “buonista” ed etico che si appella alla ragione contro la malvagità di borghesi cattivi. Queste cose le lasciamo fare ai gruppi e organizzazioni di una certa sinistra più o meno radicale, di cui Si Cobas e i sindacalismi di base, ad esempio, fanno parte. Infatti, e' doveroso scioperare contro la guerra, ma non per appoggiare la nascita di un altro stato borghese, inevitabilmente schierato su uno dei fronti dell'imperialismo.

Esprimere acritica solidarietà alla “Sumud Flotilla”, movimento pacifista che, al di là dell'umanitarismo soggettivo dei partecipanti, si muove nel solco della conservazione borghese, significa porsi agli antipodi degli interessi di classe.

Esprimere solidarietà e usare il simbolo dell' “intifada, fino alla vittoria”, tacendo il ruolo di Hamas, forza fascista, fondamentalista e anticomunista - in poche parole forza capitalista reazionaria, che ha “firmato e firma” assieme alla borghesia di Israele, la strage delle masse diseredate di Palestina - significa muoversi nel solco della controrivoluzione.

Hamas è foraggiata dall'imperialismo iraniano, a sua volta schierato sul fronte dell'imperialismo sino/russo; finanziata dal Qatar col beneplacito di Netanyahu e degli Usa, che hanno sempre chiuso due occhi, fino alla resa dei conti che ha dato l'occasione, cercata, ad Israele per fare il macello di decine di migliaia di gazawi: con una spietatezza che non ha pari.

Queste sono le guerre del capitalismo e dell'imperialismo, che tutto travolge e distrugge quando è in ballo il suo supremo interesse: il dio profitto. E mentre piangono false lacrime per la morte “atroce” di un loro seguace (Charlie Kirk), accusando i seminatori di odio, loro complici e compari, che a turno amministrano il potere delle classi dominanti, non fanno neanche una piega di fronte allo spettacolo orrendo che mettono in scena ogni giorno con l'uccisione di centinaia di migliaia di proletari nelle 59 guerre disseminate in tutto il mondo. Questo non è odio, questo lo chiamano amore...per la patria.

Patria o stato pari sono. Ecco la magica parola due popoli due stati. Rivendicare lo stato, significa rivendicare le proprie catene: lo Stato non è altro che l'organizzazione violenta o “democratica” delle classi dominanti! L'autodeterminazione nazionalista di uno stato capitalista tra Stati capitalisti. L'imperialismo imperante della borghesia mondiale, controlla ogni angolo della vita sociale ed economica. Pertanto il compito storico delle sparute avanguardie rivoluzionarie, ovunque si trovino, è quello di favorire la nascita di organizzazioni (partito) che abbiano chiari i contenuti economici dell’imperialismo contemporaneo, del muoversi delle singole borghesie nazionali, delle soluzioni tattiche da adottare nel quadro politico imposto dagli interessi borghesi.

Solo così si contribuisce a preparare un futuro per tutti i proletari dell’area (e del mondo). Un futuro che abbia come punto di partenza la ripresa della lotta di classe contro le aggressioni imperialistiche, contro le mire nazionalistiche delle varie borghesie, per una soluzione rivoluzionaria e comunista dell’attuale crisi internazionale. Ma questo futuro è destinato a rimanere lettera morta se si consegnano i destini politici del proletariato nelle mani della più ottusa conservazione capitalistica e del più feroce sistema politico antioperaio che oggi il Medio Oriente possa produrre. E' un cammino difficile, ma non c'è alternativa.

No alle guerre del capitale, sì alla guerra di classe!

PCInt. - Battaglia comunista, della Tendenza Comunista Internazionalista

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