Quando la storia è ridotta a barzelletta
A quanto pare il PCI ha, per una vasta impresa editoriale, riunito intorno al _Calendario del Popolo_ quanto di meglio e di più servile poteva disporre nel campo dei cultori della storia per la redazione della più fumettistica pubblicazione settimanale dal titolo: _I comunisti nella storia d'Italia_.
L'ordine di scuderia del PCI che condiziona questi intellettuali cresciuti nel fascismo o all'ombra del littorio, è sempre quello di stendere un documento che sia:
1. agiografico limitatamente ai santoni maggiori del PCI come Gramsci, Togliatti e di qualche necessario sottopancia di scarso o di nessun rilievo intellettuale, politico o di milizia attiva, tranne quello dell'utile idiota politico, non caduto in disgrazia;
2. silenzio più completo sulle cose e sugli uomini che nello stesso periodo storico abbiano avanzato delle istanze di critica e di opposizione;
3. ridicolizzare uomini e cose la cui non citazione sarebbe risultata quasi impossibile e del tutto inopportuna in una ricostruzione storica pur che sia.
È questo il caso del Comitato d'Intesa delle cui vicende si è interessato l'estensore della pubblicazione citata.
Che l'iniziativa presa da un gruppo responsabile della corrente di sinistra del Partito Comunista d'Italia fosse politicamente necessaria e si situasse nel vivo di una situazione di crisi profonda, ricca di implicazioni presenti e future, lo dimostra l'ampiezza del suo raggio d'azione, la suggestione di una presa di posizione critica aperta e inesorabile che, partendo dall'esperienza italiana interessava tutto lo schieramento di partiti comunisti fino al centro dell'Internazionale.
La cosa strana e buffa è che i primi ad essere sensibilizzati dalle iniziative del Comitato d'Intesa siano stati proprio coloro che sono stati al vertice del partito. Li elenchiamo per la storia di questo periodo che dovrà pure essere scritta anche se non sorretta da complessi editoriali come quelli di cui dispone il PCI.
I primi a prendere contatto con la segreteria del Comitato d'Intesa furono: Secchia della federazione di Biella che per lunga tradizione era punta avanzata dello schieramento di sinistra del Piemonte.
Luigi Longo, che portò ai compagni della segreteria del Comitato d'Intesa la solidarietà della Federazione giovanile e la sua personale; quindi Dozza, Grieco e con loro gli interregionali delle zone economicamente più importanti tanto del Nord che del Sud.
Chi ha redatto questa ricostruzione degli avvenimenti di quell'epoca ha dimostrato di non avere una conoscenza diretta né ha obbedito allo scrupolo di verificare i dati consultando i documenti o interpellando i protagonisti di questa vicenda politica.
Così si tace sull'unica seria presa di posizione politica, degna di rilievo per la sua esatta e rigida impostazione marxista data alla “questione morale” con cui l'opposizione aventiniana voleva liquidare Mussolini per l'uccisione di Matteotti. Tale dichiarazione, letta alla Camera da Grieco, non solo non era in linea con la politica anguillesca, contraddittoria e paurosamente debole del centro del partito sotto la direzione di Gramsci-Togliatti ma era stata elaborata a Napoli in casa di Bordiga che, benché assente, era pur sempre presente in una direzione mostratasi inetta e sprovveduta di fronte ad avvenimenti assai più grandi dei due suoi maggiori esponenti già in posizione concorrenziale e di reciproca disistima.
Ce n'è abbastanza, ci pare, per capire il perché della voluta omissione. E siamo alla posizione di Bordiga di fronte al Comitato d'Intesa che lo storico (per modo di dire) del _Calendario del Popolo_ precisa in questi termini:
"Non appena Gramsci ha annunciato la convocazione del III Congresso, i “sinistri” tirano le fila del loro lavoro sotterraneo ed il 1° giugno 1925 costituiscono un “Comitato d'Intesa” nel quale Bordiga ritiene prudente, per il momento, non figurare anche se è lui che ha suggerito la manovra. Il Comitato d'Intesa è formato da tre deputati: Onorato Damen, Bruno Fortichiari e Luigi Repossi e infine da Carlo Venegoni, Mario Lanfranchi, Fausto Gullo e Ottorino Perrone."
La verità vera è ben altra.
1. Bordiga, fin dall'epoca della sua defenestrazione dall'esecutivo del partito non ha preso iniziative personali a nome della “sinistra” e quel che ha fatto e scritto in quel periodo deve essere considerato come espressione collettiva della “sinistra”;
2. La costituzione del Comitato d'Intesa è avvenuta a Milano per iniziativa di un piccolo gruppo di compagni della sinistra all'infuori e all'insaputa di Bordiga anche se a questo compagno si dovrà poi la stesura della maggior parte dei documenti pubblicati e diffusi in nome del Comitato d'Intesa, alla cui iniziativa Bordiga si è allineato solo in un secondo tempo e senza troppo entusiasmo;
3. Inventato di sana pianta e a scopo provocatorio l'episodio del cosiddetto viaggio di Bordiga "nelle maggiori sezioni di tutto il paese per rinsaldare i vecchi legami. Il suo obiettivo - commenta lo storico - è quello stesso del 1918: costituire una frazione che gli permetta di ripartire alla conquista della direzione del partito".
Come si vede il falso viaggio doveva servire da pretesto alla fantomatica “frazione” che turbava le notti insonni degli uomini del nuovo Centro del partito. La verità è che Bordiga in quel tempo e nelle sue condizioni di spirito non si sarebbe mosso da Napoli neppure con la violenza atomica.
Ed è proprio a Napoli che viene tenuto il primo, vero convegno della “sinistra” con la partecipazione dei più qualificati rappresentanti dell'apparato organizzativo del partito. E, sempre a proposito della frazione e del dente avvelenato del centrismo stalinista, furono proprio i burocrati del partito a proporre l'utilizzazione dei fondi del partito stesso, da essi amministrati, per adeguare la funzionalità del Comitato d'Intesa alle esigenze della sua battaglia, proposta che venne respinta proprio dai compagni Damen e Bordiga con l'affermazione che i fondi dovevano rimanere dove erano; che i compiti assegnati al Comitato d'Intesa erano di semplice collegamento di corrente per rendere possibile una adeguata riaffermazione dei principi della sinistra in vista della preparazione della campagna precongressuale. Pochi sanno che subito dopo Gramsci convocò i funzionari del partito che avevano partecipato al convegno di Napoli e pose loro il solito dilemma amministrativo: o voi eseguite e difendete la politica del partito che vi paga o verrete licenziati. E sulla base di questo “puttano” ma pur sempre efficace dilemma, si ebbe la conseguente vergognosa capitolazione di tutti, diciamo tutti, come se la milizia di un rivoluzionario nel suo partito di classe fosse diventata ad un tratto, merce di contrattazione.
Le vicende personali di questi compagni che ruppero con la Sinistra per paura di misure amministrative, dimostreranno all'evidenza che essi avevano visto giusto al fine della loro futura valorizzazione personale nell'apparato del partito.
Il mite Gramsci era divenuto, Guicciardini insegna, una sorta di bottegaio ligio agli interessi della bottega e al prestigio della sua ragione sociale. Ma il monito che viene oggi dal Comitato d'Intesa rimane in tutta la sua validità di prospettive che individua nella bolscevizzazione e nella politica dell'Internazionale l'inizio di quel processo di degenerazione strutturale, ideologica e politica del Partito Comunista d'Italia ormai asservito allo stalinismo e ai mutevoli orientamenti dello stato sovietico.
Documenti
Del Comitato d'Intesa si è sempre detto poco e male. La storiografia ufficiale in generale, quella socialdemocratica in particolare, hanno molto spesso liquidato l'episodio tacciandolo di frazionismo o di sinistrismo. In entrambi i casi l’accusa era di velleitarismo e di infantilismo politico estremizzante, tanto nocivi alla vita del Partito, quanto inoperanti sul terreno della pratica politica quotidiana. Nel giugno del 1925, la direzione gramsciana era intensamente impegnata ad inserire nel corpo del Partito le direttive politiche della III Internazionale, già abbondantemente degenerate rispetto alle indicazioni del suo secondo congresso. In più la neo-direzione gramsciana doveva fare i conti con una base ancora legata alle posizioni dì sinistra.
I documenti che presentiamo testimoniano che il Comitato d'Intesa non è stato un semplice incidente dì percorso, voluto ed organizzato da un pugno di irriducibili “sinistri”, ma il responsabile tentativo di salvaguardare tutto il patrimonio politico del Partito che la nuova gestione andava svilendo del suo contenuto rivoluzionario.
Non a caso l'iniziativa del Comitato d'Intesa cade in un momento particolarmente critico segnato dal radicale mutamento della politica della III Internazionale, dalla defenestrazione della “Sinistra” dalla direzione del Partito, dalla sua sostituzione, voluta ed imposta dal centro di Mosca, con il centrismo di Gramsci e Togliatti, dalla “crisi Matteotti” e dall'episodio dell’Aventino.
Una semplice lettura dei documenti, sia quelli della Segreteria che della opposizione, dimostra come l'iniziativa del Comitato d'Intesa non sia stata una fastidiosa farneticazione politica che intralciava i piani di Mosca e la pedissequa applicazione del Centro italiano, quando il più serio tentativo di opporsi alla degenerazione “tatticista” dell'Internazionale Comunista, e con essa di tutto il movimento comunista internazionale. La storia che ne è seguita non fa altro che riconfermare, valorizzandoli, i contenuti dì questi documenti.
Contro lo scissionismo frazionistico per l'unità del Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale Comunista)
(Comunicato del Comitato Esecutivo)
II Comitato Esecutivo già da tempo era informato di una certa attività frazionistica che era svolta nelle file del Partito da alcuni elementi irriducibili alla consapevolezza rivoluzionaria e alla disciplina internazionale e che amano definirsi di “sinistra” o meglio ancora della “Sinistra Italiana”. Il C.E. era informato, controllava, vigilava; già una volta, prima che si riunisse a Mosca il recente Esecutivo Allargato dell'Internazionale, esso denunziò alle masse del partito la situazione che si era venuta delineando in conseguenza dell'atteggiamento, determinatore di un frazionismo latente, assunto dal compagno Amadeo Bordiga dopo il V. Congresso Mondiale. La massa del partito reagì allora energicamente contro i disgregatori ma l'avvertimento non fu compreso da costoro, ai quali nulla ha giovato la sanguinosa esperienza di questi anni di reazione e di fascismo: essi credono di rivivere ancora nel periodo “1920”, essi hanno conservato intatte le concezioni organizzative della socialdemocrazia, essi ritengono che la classe operaia ed il nostro partito, che della classe operaia è l'avanguardia, impegnato nella lotta quotidiana contro il fascismo del governo e contro il semifascismo delle opposizioni, vogliano lasciarsi distrarre dalla loro attività per seguirli nelle meschine e delittuose manovre frazionistiche e scissionistiche contro l'Internazionale.
I documenti, che il C.E. crede necessario comunicare alla massa del partito, sono abbastanza chiari di per sé. Si è costituito nel partito un gruppo che ritiene il periodo di preparazione e di discussione precongressuale come una specie di parentesi nella lotta rivoluzionaria: - i vincoli disciplinari dovrebbero ritenersi allentati o addirittura aboliti; l'unità ferrea dell'organizzazione dovrebbe decomporsi in tutta una serie di frazioni, quante sono le correnti possibili nell'interno del partito che discute e quante sono quelle che piacerà al governo di creare attraverso i possibili suoi agenti provocatori; il Comitato Centrale, rappresentante di questa unità, dovrebbe ridursi ad un ufficio amministrativo che registra e cataloga le opinioni, le proposte, le iniziative dei vari comitati delle varie frazioni.
Questo modo di pensare è una sequela di deviazioni che devono essere combattute con la maggior energia; se diventa una attività, se cerca di concretarsi in una frazione, se si sviluppa in una azione illegale e cospirativa nell'interno del partito, esso diventa un delitto contro il partito, contro il proletariato, contro la rivoluzione. L'unità ferrea del partito, la lealtà di tutti i soci verso gli organi responsabili del partito, la disciplina più assoluta non possono subire interruzioni per nessuna ragione. Significa ciò che manchi la libertà per la discussione del congresso, che i compagni tutti siano privati della capacità e della possibilità di esprimere la loro opinione per contribuire alla vita e all'amministrazione del loro partito? Certamente no. Possono formarsi nel partito, attraverso i dibattiti, correnti di opinioni che si ritroveranno e si misureranno nei Congressi federali e nel Congresso Nazionale, non possono formarsi frazioni organizzate che abbiano comitati dirigenti palesi o clandestini, i quali lavorino per scindere permanentemente le file dell'organizzazione, per contrapporre le loro direttive alle direttive del C.C. e dell'Internazionale, una loro disciplina alla disciplina del partito e dell'Internazionale, per creare una massoneria irresponsabile contro il C.C. italiano e contro l'Esecutivo Internazionale.
La grande massa dei soci del partito ha già compreso come l'unità ferrea dell'organizzazione sia un presupposto necessario per l'esistenza del partito stesso e per la sua efficienza rivoluzionaria. Esso ha già reagito e reagirà ancora più energicamente contro tutte le manovre dei vari gruppi o gruppetti di elementi irresponsabili che, demoralizzati dalle difficoltà obiettive della situazione italiana, hanno perduto ogni orientamento politico e creduto tutto risolvere con le frasi e con le pose estremiste: che tale sia la situazione del partito è dimostrata dal fatto che tutti i documenti frazionistici vengono consegnati alla Centrale, che la Centrale è stata informata delle riunioni che si sono tenute in alcune città, che numerosi compagni, che pure si affermano della cosiddetta “sinistra italiana”, hanno recisamente rifiutato di far causa comune con i disgregatori.
La grandissima maggioranza del partito è col C.E. per la lotta a fondo contro chiunque voglia nel '25 rifare la manovra contro l'Internazionale Comunista fatta dai massimalisti nel '20, dopo l'occupazione delle fabbriche e che alla scissione di Livorno portò la maggioranza degli operai rivoluzionari fuori dalle file dell'Internazionale Comunista.
È partendo da queste considerazioni che il C.E. unanime, ha giudicato che i componenti del Comitato d'Intesa, compagni Damen, Repossi, Lanfranchi, Venegoni, Manfredi, Fortichiari, si sono resi colpevoli di un attentato contro il partito che potrebbe essere sanzionato con la loro espulsione e ha deciso di rinviarli al giudizio della prossima Sezione del Comitato Centrale, sospendendoli nel frattempo da ogni lavoro o incarico nell'organizzazione.
-- Il Comitato Esecutivo
Al C.E. del partito Comunista d'Italia
(Questa lettera - che sembrerebbe una normale manifestazione di un gruppo di compagni che si mette in rapporto col C.E. per comunicargli delle proposte, sia pure contrarie alle direttive generali dell'Internazionale in materia di organizzazione ma tuttavia lecite a farsi, salvo a non essere accettate e a cadere nel dimenticatoio - acquista significato e valore alla luce dei due altri documenti seguenti.)
Cari compagni,
Tra le deliberazioni prese dal Comitato Centrale nella sua ultima riunione e rese pubbliche su _l'Unità_, organo del partito, il 26 maggio u.s., vi è quella che riguarda la preparazione della maggiore manifestazione interna del partito: il congresso, il quale, si dice, sarà tenuto tra breve, dopo cioè una profonda ed ampia discussione, la quale è però da considerarsi virtualmente aperta per quanto debba essere preceduta dalla pubblicazione di tutti i documenti relativi ai lavori dell'ultima sessione del C.E. allargato.
È superfluo dichiarare quanto veramente sia sentita la necessità di un serio ed ampio dibattito pre-congressuale. La situazione interna del partito, situazione - come voi stessi riconoscete - di confusionismo ideologico esistente ancora e malgrado tutto in strati abbastanza vasti del partito, ne dimostra tutta l'urgenza.
Ma, cari compagni, vi potrà essere e in tutta la sua interezza questo indispensabile processo di chiarificazione del nostro partito, se compagni esponenti delle varie correnti di pensiero non saranno posti nelle condizioni di poter partecipare attivamente e a condizioni di parità al dibattito sia giornalistico che orale?
A questo proposito, gli organi responsabili avranno senza dubbio tenuto presente la vita eccezionale e precaria cui è sottoposta la nostra stampa. Potrà infatti essa consentire, e fino a che punto, lo sviluppo di una non breve campagna di chiarificazione? Lo stesso quotidiano _l'Unità_ dovrebbe, a nostro parere, aprire le sue colonne alla discussione.
D'altronde, quale valore potrebbe avere ai fini della bolscevizzazione un congresso di partito cui presenzino delegati delle varie federazioni nelle quali non si sia precedentemente discusso, con serietà e conoscenza dai rappresentanti riconosciuti delle diverse correnti i “problemi fondamentali della vita nazionale sulla cui base deve tracciarsi il programma generale del partito?”.
Noi crediamo nessuno, a meno che non si voglia preferire tra compagni il legame della disciplina formale alla adesione - così detta - per convinzione.
I compagni sottoscritti che vi inviano la presente, legati tra di loro da identità di vedute e di apprezzamenti critici di fronte ai problemi più vitali del partito, pensano che i vari confusionismi ideologici non si vincono che sul terreno del dibattito senza limiti e scevro da ogni e qualsiasi forma di prevenzione. A tale scopo propongono:
a) che sia data alla discussione uno spazio di tempo quale lo stato di impreparazione delle masse del partito e la importanza delle questioni richiedono;
b) che ai congressi provinciali sia data facoltà di parlare in contraddittorio ai compagni riconosciuti delle diverse tendenze;
c) che la nomina dei delegati al Congresso del partito sia fatta dai rispettivi congressi federali; nel caso però che tale nomina venga fatta con altri sistemi, sia data facoltà di scelta degli elementi chiamati a far parte di eventuali comitati ai fiduciari delle diverse correnti;
d) che sia infine riconosciuto il diritto di nominare e disciplinare gli oratori che illustreranno al congresso il pensiero di questa o quella corrente.
È evidente che il lavoro di preparazione congressuale è tale che richiede da tutti attività e disciplina.
I compagni firmatari della presente portano perciò a conoscenza dei compagni del Comitato Esecutivo l'avvenuta costituzione di un “Comitato di Intesa” tra gli elementi della sinistra. Saluti comunisti.
-- f.ti: Onorato Damen, Luigi Repossi, Mario Lanfranchi, Venegoni Carlo, Mario Manfredi, Bruno Fortichiari - 1 Giugno 1925
Al Compagno X
Caro Compagno,
Abbiamo avuto dal compagno Y il tuo indirizzo del quale ci serviamo per allacciare questo Comitato con i compagni di [...] e provincia. Saprai dirci se il presente tuo indirizzo potrà ancora essere adoperato da noi o se dovrà essere cambiato.
Ed ecco le ragioni della presente: il Congresso del Partito che sarà tenuto tra non molto ci dà motivo ad un lavoro di carattere organizzativo e propagandistico il quale, in sostanza, supera il fatto del congresso stesso e mira a creare con tutto il partito una specie di collegamento spirituale tra i compagni della sinistra atto allo sviluppo di un processo critico di differenziazione necessario in questo momento nel nostro partito.
Accludiamo alla presente una copia della circolare personale e segreta diffusa da questo Comitato d'Intesa, dalla quale apprenderai in modo particolareggiato le ragioni suesposte e la necessità a iniziare senz'altro un serio ed efficace lavoro di collegamento con tutte le ragioni, gruppi, cellule, ecc. ecc. della vostra provincia, scegliendo i compagni più fidati e politicamente più provati della nostra corrente di pensiero.
Sarebbe bene che tu stesso facessi una scappata qui a Milano per conferire a questo scopo con i compagni incaricati di questo lavoro. In tal senso sarai pregato anche dal compagno Y il quale oggi stesso ti scriverà. Nel caso tu decida di venire a Milano, preavvisa il giorno perché si possa organizzare e preavvisarti l'appuntamento.
Il nostro indirizzo provvisorio è [...]
Saluti comunisti.
-- 22 Maggio 1925
Circolare N° 1 (personale)
Caro Compagno,
Quando dai compagni che dirigono attualmente il partito si va ripetendo con insistenza che oramai la intera massa del partito è sul terreno della tattica dell'Internazionale e segue ormai con convinzione il pensiero e il metodo dei dirigenti, ciò vuol significare che in questi compagni esiste la persuasione che la Sinistra Italiana del Partito Comunista più non sia che un gruppo più o meno numeroso di intellettuali incapaci di venir meno alla adozione di una astratta intransigenza dottrinaria.
Gli stessi compagni dirigenti la Internazionale abusano di questa forma di restrizione mentale e fingono di ignorare l'esistenza di una sinistra italiana allorché mirano a bersagliare il compagno Bordiga. Nella recente riunione dell'Esecutivo Allargato, il compagno Zinoviev è nientemeno arrivato a considerare il compagno Bordiga come passato decisamente all'estrema destra. Quando si tenda ridurre il necessario e insopprimibile dibattito tra le diverse correnti di pensiero e dell'attività di alcuni compagni più quotati della Internazionale stessa, abbiamo diritto di domandarci se la passione di parte sia già così forte da far perdere la serenità di giudizio e il buon senso.
E in questa situazione e con tale stato d'animo, sia nazionalmente che internazionalmente, che si prospetta la possibilità della convocazione del Congresso Nazionale del Partito. I compagni della sinistra sono chiamati a difendere con l'energia che distingue i vecchi combattenti dell'idea comunista, il pensiero, la tattica e tutta una tradizione di capacità rivoluzionaria e di lotta. Dobbiamo prepararci a dimostrare ancora una volta come non sia giusto e conveniente fingere di ignorare l'esistenza di tutta una corrente d'altronde considerevolissima, nel movimento comunista del nostro paese e _circoscrivere la lotta al solo obiettivo “Bordiga”_.
Pur essendo pienamente solidale con il compagno Bordiga, la sinistra italiana deve saper dimostrare come sia stato vano ogni tentativo di assorbimento e di deviazione e come d'altra parte sia in tutti forte la convinzione che il patrimonio ideale e tattico della sinistra italiana sia il portato logico di tutta una non breve esperienza storica del movimento rivoluzionario internazionale. Crediamo che sia giunto il momento di parlar chiaro ai compagni.
D'altronde la stessa attività del nostro partito, messa in relazione alla situazione politica del paese, è tale che richiede dai compagni della sinistra _una immediata presa di posizione critica che investa in pieno questa attività e la posizione teorica che la esprime_.
A questo scopo un gruppo di vecchi e provati compagni riuniti in “Comitato d'Intesa” si impegna di tenere informati da oggi i compagni della periferia non solo, _ma di ottenere al più presto un sufficiente collegamento atto a rendere unitaria e omogenea questa opera_. Consigliamo perciò i compagni che hanno cariche di partito e i compagni in genere dei vari centri di mettersi subito a contatto col “Comitato d'Intesa” e di fornirci al più presto gli indirizzi sicuri per il recapito della corrispondenza.
La presente circolare è strettamente riservata ai compagni a cui è indirizzata: ci riserviamo di dare disposizione in una seconda circolare per indicare ai compagni in modo come debba essere organizzata la propaganda e il lavoro di preparazione del congresso.
Saluti fraterni.
-- [Timbro con falce e martello e spighe portante la dicitura: “Comitato di Intesa”] - Aprile 1925
Il partito combatterà con energia ogni ritorno alle concezioni organizzative della socialdemocrazia
(Comunicato del Comitato Esecutivo)
Quando, dopo il V Congresso dell'Internazionale Comunista, il C.C. del partito affermava che l'atteggiamento assunto dai compagni dell'estrema sinistra di fronte alle decisioni di quel Congresso e particolarmente il loro rifiuto a far parte degli organi direttivi del partito, non solo del Comitato Esecutivo ma persino del Comitato Centrale, in seno al quale sarebbe stato sempre possibile precisare la propria responsabilità politica sulle questioni generali e su ciascun problema politico in particolare, aveva sostanzialmente un significato frazionistico per la concezione ed il metodo politico che in tale atteggiamento si esprimeva e per le conseguenze che ne sarebbero praticamente derivate, molti compagni dell'estrema sinistra rispondevano negando recisamente tale giudizio, anzi protestando contro tali affermazioni che essi dicevano essere fatte a puro scopo polemico.
E quando nei Congressi federali convocati dopo il V Congresso mondiale, il C.C. del Partito pose praticamente tale questione affermando la necessità che gli esponenti della tendenza di estrema sinistra entrassero a far parte del C.C., da parte di alcuni compagni - la stragrande maggioranza del partito era invece consenziente con tale soluzione - si reagì violentemente definendo tale proposta una provocazione ed un atto di ostilità.
Ora i nomi di coloro che così parlavano alcuni mesi fa, oggi li ritroviamo nel sedicente “Comitato d'Intesa” che altro non è, come risulta dai documenti che qui pubblichiamo, che il Comitato Centrale di una frazione che si tenta segretamente creare e di organizzare in seno al partito. Dopo avere respinto “_a parole_” pochi mesi fa, quanto noi dicevamo, essi confermano oggi con i “_fatti_” le nostre affermazioni.
Per la verità e l'esattezza si deve anche dire che taluni compagni, pur essendosi dichiarati d'accordo in un primo momento con la posizione assunta dall'estrema sinistra, certamente perché non ne vedevano chiaramente il contenuto ed il significato politico, oggi sono recisamente contro una così insana iniziativa ed ogni tentativo di far degenerare la discussione ideologica che sta per iniziare nel partito e che noi tutti riteniamo utile e necessaria, in una lotta di frazioni estremamente dannosa e pericolosa.
I fatti che qui documentiamo sono di una tale gravità da imporsi alla più severa attenzione di tutti i compagni. Mai si era vista nel nostro partito più audace offesa alle norme più elementari di organizzazione e di disciplina di un Partito Comunista. Bisogna guardare la realtà in faccia e non aver paura di chiamare le cose con il loro vero nome: _l'iniziativa del “Comitato d'Intesa” porta in sé il germe di una scissione del partito_. Basta leggere i documenti e la circolare “_segreta_” che tale comitato ha illegalmente inviato a qualche suo fiduciario nella nostra organizzazione per convincersene.
I compagni tutti devono reagire con la massima energia a questo attentato all'unità e alla compagine del nostro partito. In un momento in cui la reazione contro il nostro movimento si aggrava, i pericoli aumentano e la situazione si presenta sempre più gravida di minacce; ogni tentativo di compromettere ed indebolire la coesione interna e la solidarietà organizzativa dell'avanguardia rivoluzionaria organizzata nel Partito Comunista è un atto delittuoso che merita le più gravi sanzioni ed il biasimo più severo. Noi siamo certi che ogni tentativo frazionistico è destinato al fallimento; i germi di infezione frazionistica, che qua e là tendono a dare manifestazione di vita, saranno inesorabilmente schiacciati ed eliminati. L'organismo del partito è sano e vigoroso e saprà resistere ottimamente.
Al disopra di ogni reazione psicologica e di ogni voce di sdegno, che insorge spontanea nella coscienza di ogni militante rivoluzionario che non abbia smarrito il senso del dovere che gli impone la milizia rivoluzionaria; noi dobbiamo porre tale questione sul terreno ideologico per scoprire e porre in chiaro l'errore di principio da cui essa deriva. I compagni tutti dovranno rendersi conto degli errori pratici e delle aberrazioni alle quali si può giungere partendo da concezioni teoricamente viziate ed in gran parte erronee. Ponendosi sulla via per la quale si sono incamminati i componenti del sedicente “Comitato d'Intesa” si va diritto fuori del Partito e dell'Internazionale Comunista. E porsi fuori del Partito e dell'Internazionale significa porsi contro il Partito e l'Internazionale Comunista, significa cioè rafforzare gli elementi della controrivoluzione.
È bene parlare chiaro perché non si formino delle illusioni. Dei documenti che qui pubblichiamo sarà necessario riparlarne. Essi meritano un esame intrinseco, sia per ciò che in essi si afferma sia per il doppio gioco che essi svelano nell'azione dei componenti del Comitato d'Intesa, da alcuni dei quali, almeno, ci attendevamo una condotta di maggiore lealtà e di maggior senso di responsabilità. E sarà necessario anche mettere in chiaro la manovra che si nasconde nell'assenza del nome del compagno Bordiga, col quale certamente è concordata l'iniziativa del “Comitato d'Intesa”. È doloroso dover fare simili constatazioni quando tra i firmatari troviamo il nome di compagni che pur furono con noi fra i fondatori del partito e per esso lottarono ed operarono.
Ma la realtà è quella che è, ed ogni debolezza in questo momento sarebbe colpa grave. Al disopra di ogni cosa deve porsi l'interesse del partito, per il quale dobbiamo essere pronti in ogni momento ad affrontare ogni sacrificio. Amicizie, vincoli personali ed i più tenaci e più profondi legami di affetto non possono e non devono limitare il dovere che la milizia rivoluzionaria ci impone. Se non avessimo la forza di far ciò, non saremmo dei rivoluzionari militanti ed avremmo perciò il dovere di trarci in disparte.
Tutti i compagni devono far propria questa norma. Diciamo questo perché nel nostro partito troppa influenza hanno avuto finora le forme sentimentali. Questa è una debolezza dalla quale dobbiamo saper guarire, se vogliamo veramente portare il nostro partito all'altezza di un vero Partito Bolscevico.
La piattaforma del Comitato d'Intesa
A) Partito e masse
È errore ritenere che in ogni situazione si possa con espediente e manovra allargare la base del partito tra le masse, in quanto i rapporti fra partito e le masse dipendono in massima parte dalle condizioni oggettive della situazione.
La controversia tra la sinistra e le altre correnti consiste nella opinione nostra che le variazioni della situazione non debbano alterare il programma e i metodi fondamentali di organizzazione e di tattica del partito. Secondo noi l'accrescersi dell'influenza del partito fra le masse è imposto dall’acutizzarsi delle situazioni rivoluzionarie e dalla misura in cui il partito resta fedele al suo compito rivoluzionario e mantiene fermi i suoi postulati di organizzazione e di tattica. Le altre correnti considerano il problema della conquista delle “masse” apparentemente come un problema di volontà, ma sostanzialmente ricadono nell'opportunismo adattandosi volta a volta alle situazioni. Essi deformano così la natura e le funzioni del partito fino al punto da renderlo inetto anche alla stessa conquista delle masse e ai suoi compiti supremi quando la situazione glieli presenterà.
Uno degli appunti che si muovono alle nostre considerazioni tattiche è quello che possiamo a volte alienarci le masse, e che in linea di principio noi trascuriamo le masse ed ignoriamo le situazioni reali per il gusto di mantenere intatta la nostra intransigenza. Ma ciò avviene solo apparentemente poiché in realtà siamo noi i soli a tener conto delle situazioni concrete nel senso rivoluzionario, poiché inquadriamo il lavoro del momento nel piano generale d'azione del partito facendo corrispondere allo svolgimento dialettico delle situazioni quello del partito stesso.
B) Sistemi organizzativi del partito
Il partito è l'organo che sintetizza e unifica le spinte individuali e
