Denaro e valore di scambio: il capitalismo agonizza

Il capitalismo deve in continuazione produrre valore e quindi plusvalore, ma la quantità di "lavoro astratto" necessario alla produzione delle merci va diminuendo e meno lavoro contiene una merce, meno "vale". Infatti, la concorrenza spinge il capitalista a sostituire il lavoro vivo con macchine e cosi facendo diminuisce la massa del valore. Con la micro-informatica è cominciata una costante riduzione del vivo lavoro e una crescita del "capitale fittizio", grazie ad ingenti quantità di denaro che non hanno alcuna relazione con un denaro che rappresenti il valore ottenuto per mezzo dell'impiego produttivo della forza-lavoro. Speculazione e credito ne sarebbero invece l’origine astratta, sperando che nel futuro tutto si possa concretizzare...

Avanza una svalorizzazione del denaro in quanto tale, mentre sempre più evidente è il fatto che il capitalismo senza il valore (sostituito dal… debito) è un morto che cammina mentre attorno ad esso si diffonde la barbarie. Eccoci quindi davanti a un "denaro senza valore": cumuli di azioni, proprietà immobiliari, crediti, debiti, prodotti derivati finanziari, mentre quello che il denaro dovrebbe rappresentare (il lavoro) si riduce a delle porzioni sempre più piccole. Il denaro perde quello che dovrebbe essere il suo valore "reale", ed in effetti – oltre all’abbandono di tutte le attività che non sono redditizie (comprese quelle sociali) – trascina dietro di sé una scia di svalutazioni.

Continua a gonfiarsi la gigantesca bolla di capitale fittizio, di capitale monetario speculativo. Anzi, siamo immersi in essa. Tutto questo mentre il capitalismo è costretto a produrre in continuazione una sempre maggiore quantità di merci. Cercando soprattutto di contrastare la caduta del saggio di profitto, il capitalismo si agita stretto in un circolo vizioso che lo strascina ad un susseguirsi di crisi che si approfondiscono, di ciclo in ciclo, proprio nel momento stesso nel quale si abbassa il potere d’acquisto dei salari di chi dovrebbe essere acquirente di gran parte delle merci prodotte. Si passa poi ai tentativi di stampare denaro che non ha alcun rapporto con le merci prodotte e messe in circolazione: infatti, se la banca centrale aumenta la massa monetaria stampando banconote ma la quantità di merci rimane invariata, il denaro non fa che perdere valore. Si alterano i rapporti commerciali, aumentano i fenomeni inflattivi e le speculazioni. Oggi, a causa della crisi, al capitalismo industriale si è affiancata, e la sovrasta, un’«altra» forma di capitalismo; si è rafforzata una sovrastruttura finanziaria che insegue una accumulazione fittizia dipendente da redditi speculativi invece che da una reale riproduzione mercantile.

Di fronte al bisogno di plusvalore che attanaglia il capitalismo, si è fatto ricorso a simulazioni monetarie di inesistenti processi di creazione di nuovo valore, tali da giustificare i crescenti indebitamenti statali, ai quali si deve poi la circolazione di una massa di liquidità fittizia finita per lo più nelle mani assai poco pulite di affaristi e speculatori. L’aumento della produttività è per il capitale una vera e propria ossessione, alimentata dal presupposto di poter ottenere con l’aumento delle merci prodotte un sempre maggiore profitto. Il capitale è costretto a tutto questo dalla caduta del saggio di profitto e dalla competitività internazionale che ne consegue. Caduta che si ripercuote negativamente sulla valorizzazione e accumulazione del capitale industriale: con nuove macchine e tecnologie si intensificano (in merci) i risultati dei processi produttivi, ma nel medesimo tempo diminuisce il valore singolo delle stesse merci. Un aumento di plusvalore, “a parte” l'intensificazione dello sfruttamento (in realtà il presupposto di fondo), si otterrebbe solo vendendo tutte le merci prodotte e a condizione che esse siano il risultato di quel vivo lavoro umano che dà loro il valore di scambio, in cui viene compreso il plusvalore in esse contenuto. Il credito (privato e statale) cerca di sorreggere il sistema, inchinandosi di fronte alle sue esigenze di riproduzione.

La massa del capitale fittizio si è ingigantita al pari della enorme quantità di denaro “prestampato” che, anziché trovare spazio per investimenti industriali che fruttino profitto, può soltanto concentrarsi in speculazioni di ogni genere. Il denaro – col quale si rappresenta il valore di scambio – entra in contraddizione con se stesso nel momento in cui il capitale cerca di rendersi autonomo, facendo a meno del lavoro salariato dal quale ottiene il plusvalore. Sorge allora l’illusione di una possibile riproduzione del denaro senza la prassi di ciò che è la sua sostanza, il lavoro. Una riduzione degli operai, sostituiti da macchine e robot, non fa che indebolire le fondamenta stesse del capitalismo.

Si accentua il contrasto con gli attuali rapporti di una produzione non sociale, bensì volta a soddisfare una indiscriminata appropriazione privata. L’intervento dello Stato si è ovunque fatto più pressante nel tentativo di meglio regolare un conveniente funzionamento del movimento (in particolar gli “affari generali”), ma il risultato è quello di subire viceversa un totale predominio del capitale fittizio all’interno di una società in difficoltà nella produzione e vendita di merci, indispensabili al suo modo di produzione.

Con lo scatenarsi dei conflitti imperialistici e con l’esplosione della prima e seconda guerra mondiale, la convertibilità del denaro nell’oro non poteva più essere mantenuta. La stessa enorme crescita di denaro, in prevalenza creditizio, non consentiva di avere un rapporto diretto con le quantità d’oro disponibili presso ciascun Stato. Contemporaneamente si accentuava la “creazione” di denaro senza valore, carta-moneta senza alcun sostanza e su decisioni statali del tutto svincolate da una accumulazione reale di capitale corrispondente ad una produzione e successiva vendita di merci. Conseguenza principale: l’avvio di inarrestabili cicli di svalutazioni, scoppio di bolle speculative e crisi congiunturali (specchio della crisi strutturale in cui era caduto, come adesso, il sistema capitalistico mondiale). Lo Stato si trova più che mai costretto ad intervenire per evitare il formarsi e l’esplodere di rivolte sociali e cercando di, sostenere i consumi. Alla fine, l'economia di mercato si mantiene in vita grazie alla macchina statale che la sostiene. Siamo davanti ad un sistema drogato...

Così sta avvenendo con i meccanismi del debito statale per spese pubbliche improduttive e quindi con conseguenze altamente negative sia per la valorizzazione sia per l’accumulazione del capitale. Vengono movimentate grandi somme monetarie in operazioni che non “creano” plusvalore; questo “auto movimento – compresa la stessa ricchezza - del denaro” domina – come notava Marx – la moderna società e al capitalismo dà una forma di misticismo. Tutto, compreso la stessa ricchezza, diventa astratta, condizionata dalle leggi del mercato con una illusoria auto valorizzazione del denaro. Al lavoro – nella sua totale astrazione impostagli dalle leggi del capitale e dal potenziarsi delle forze produttive – viene impedito di contribuire ad un accrescimento di una ricchezza non privata bensì collettiva. Una ricchezza che migliori le condizioni di vita di milioni di umani che il capitale condanna alla miseria, alla disperazione e alla morte. (crisi, guerre, devastazione ambientale)

Con il passaggio dalla macchina a vapore (carbone) al motore a scoppio (petrolio) si è sviluppata (grazie anche ad una organizzazione scientifica del lavoro) una produzione di massa accompagnata da consumi energetici sfrenati e dannosi per gli ambienti naturali. E qui entra di nuovo in scena la caduta tendenziale del saggio medio di profitto, a seguito dell’aumento costante della composizione organica del capitale. Questo aumento del capitale necessario per ogni posto di lavoro, si andrà intensificando con conseguenti effetti negativi nella formazione di plusvalore. Quello relativo, ottenuto con la meccanizzazione, riduce l’impiego di forza-lavoro (contraendo il lavoro necessario) e la sostanza reale del valore di scambio continua così a diminuire.

Quello che veniva nel passato definito come “esercito industriale di riserva” è diventato una armata di uomini e donne in costante crescita via via che la forza produttiva del lavoro. ovvero delle macchine – grazie a scienza e tecnologia - progressivamente aumenta. Diceva Marx: “Quanto più alta è la forza produttiva del lavoro, tanto più grande è la pressione degli operai sui mezzi della loro occupazione, e quindi tanto più precaria la loro condizione di esistenza: vendita della propria forza per l’aumento della ricchezza altrui […]. Ne consegue quindi che, nella misura in cui il capitale si accumula, la situazione dell’operaio, qualunque sia la sua retribuzione, alta o bassa, deve peggiorare […]. Questa legge determina un’accumulazione di miseria proporzionata all’accumulazione di capitale”[Il capitale, cap. 23°].

Il minor impiego di forza-lavoro sostituita dalle macchine, aumenta le quote di capitale fisso rispetto al variabile e quindi sarà necessario accrescere come massa assoluta delle merci e dei profitti, per poter così compensare il calare del saggio di profitto. L’aumento dei redditi monetari diventa artificioso, del tutto astratto l’importante è incrementare la produttività e contemporaneamente allargare i mercati. Con la successiva diffusione della microelettronica, della rivoluzione informatica e adesso l'AI, molti nuovi prodotti hanno invaso i mercati che, come per la vendita di auto, elettrodomestici, ecc., si stavano ormai colmando. Ma sorgeva un nuovo problema: chi consumerà – col valore di scambio - la maggiore produzione di merci che deve essere estesa, pena la fine del capitalismo stesso? Le merci prodotte – per essere consumate – vanno scambiate con denaro, anche se il loro valore d’uso diventa molto discutibile.

Al presente, la maggior parte dei “consumatori” è costituita da una folla di individui improduttivi poiché quelli produttivi sono in costante calo, ed è proprio a questo punto che l’accumulazione capitalistica comincia a incrinarsi. Ma questa situazione è stata indotta dal contraddittorio muoversi del capitale: la caduta del saggio pone problemi alla valorizzazione del capitale che, quindi si ripercuote sui consumi. Gli alti livelli di produttività e le “sofferenze” dei mercati, hanno trasformato le distruzioni belliche in una vera e propria necessità ovvero uno dei principali motivi di spinta a scontri armati, dopo quelli commerciali, fra Stati. Ma è altresì evidente che il risultato finale non potrà essere la base per una ripresa dei processi di valorizzazione e accumulazione capitalistica. Quindi nessuna reale possibilità di ricominciare nelle stesse condizioni che più di un secolo fa consentirono lo sfruttamento di enormi masse di forza-lavoro. Gli enormi progressi di scienza e tecnologia non si cancellano e sono la base su cui oggi non vi è più alcuna minima possibilità di “ricostruire” le passate fasi produttive che - con lo sfruttamento di milioni di proletari – furono fondamentali per la valorizzazione e l’accumulazione del capitale attraverso lo sfruttamento del lavoro umano. Una nuova epoca storica per l’umanità si apre davanti a noi tutti, se sapremo radicalmente capovolgere quelle che ci vengono imposte come dinamiche della produzione capitalistica e seguiremo invece l’“impiego tecnologico della scienza”, in grado di “sottomettere le forze naturali e farle operare al servizio dei bisogni umani” (Marx, Il capitale). Ovviamente, “sottomettere” nel senso di impiegarle ai fini dell'umanità, non di violentarle al servizio del profitto: Marx ed Engels più e più volte hanno sottolineato questo.

La enorme espansione delle forze produttive potrà consentire “all’uomo socializzato, cioè ai produttori associati, di regolare razionalmente il loro ricambio organico con la natura, portarlo sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca”. Potrà allora cominciare “lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità”. E tutto inizierà con quella “condizione fondamentale che è la riduzione della giornata lavorativa”, ovvero ciò che il capitalismo non potrà mai fare, mentre diffonde ovunque povertà, distruzioni, massacri bellici e sconvolgimento dell'ambiente.

dc

Domenica, February 23, 2025