Ferdinando Pagano, detto Paganiello (Maggio 1923 - Ottobre 2011)

Abbiamo appreso nelle scorse settimane della scomparsa di un vecchio compagno, prima militante poi lettore simpatizzante della nostra organizzazione e per tutta la vita in prima linea come militante di classe.

Vogliamo tracciarne un breve ricordo, specialmente a beneficio dei compagni più giovani, rifacendoci ad una sua pubblicazione autoprodotta di quasi 30 anni fa, “Antifascismo ed Anti-Antifascismo”.

Nasce a Torre Annunziata nel 1923 da una famiglia proletaria; il padre - dal quale erediterà il soprannome di Paganiello - è un militante riconosciuto del PcdI ed agitatore della locale Camera del Lavoro condannato, ammonito e perseguitato dal fascismo. A quel tempo la città era sede di una imponente e concentrata classe operaia, impiegata principalmente nella cantieristica navale, nella metallurgia (Ilva) e nella chimica (Lepetit).

Apprende sin da giovane età l'abc dell'istinto di classe e dell'avversione per i padroni ed i loro servi fascisti. Rimasto orfano all'età di 15 anni, inizia a conoscere i meccanismi del mondo del lavoro nel tempo libero dalla scuola; viene espulso nel 1939 dall'istituto che frequentava per il suo ripetuto rifiuto di assolvere alla disciplina fascista allora vigente nelle scuole (consistente nell'obbligo del saluto romano e di alzarsi in piedi all'inizio delle lezioni al suono della Marcia Reale).

Dalla fine di quell'anno fonda insieme ad una dozzina di coetanei - studenti ed apprendisti – un piccolo gruppo clandestino denominato “Gruppo Karl Marx” con lo scopo di fare propaganda contro la guerra tra gli operai delle fabbriche ed i proletari di Torre Annunziata in genere.

Quei giovani compagni sono guardati con simpatia dai vecchi militanti locali del Partito Comunista - ovviamente sempre pesantemente “attenzionati” dalle autorità - e meno dai responsabili (clandestini) del centro estero del Partito (da cui restarono comunque autonomi) a causa delle loro posizioni istintivamente internazionaliste di denuncia della guerra imperialista in sé, della necessità del disfattismo e della lotta contro lo Stato borghese in sé e non soltanto perché retto, al momento, dai fascisti. In particolare, facevano circolare copie e riassunti del Manifesto e di Stato e Rivoluzione.

Detto gruppo fu artefice anche dell'incendio della locale Casa del Fascio.

Per ragioni oggettive (isolamento, in primis) nella loro analisi politica non c'era nessuna traccia di analisi critica all'Urss di Stalin, visti tragicamente allora come faro della riscossa e della rivoluzione proletaria dell'avvenire.

Arrestato poco dopo i fatti in questione, trascorse i successivi 2 anni tra riformatorio ed “ammonimento domiciliare”. Arruolato nell'esercito nel passaggio convulso del 25 luglio - 8 settembre 1943, cerca di tenere uniti i commilitoni al fine di organizzare una diserzione collettiva e con le armi nell'ottica della guerra civile prossima ventura.

Rientrato nella natia Torre Annunziata partecipa a tutti i moti di classe della zona prendendo coscienza che il PCI di Togliatti non è più uno strumento della lotta del proletariato per il comunismo ed aderisce così alla nostra organizzazione.

Nel giugno del 1945 viene licenziato dall'Ilva - gestita dal CLN per conto delle truppe occupanti angloamericane - per la sua difesa classista delle condizioni di lavoro e la contemporanea denuncia politica della natura della guerra e delle sue conseguenze per il proletariato.

In prima linea insieme ad una piccola ma agguerrita pattuglia di internazionalisti in tutte le numerose manifestazioni operaie di quegli anni, si guadagna l'odio e la denuncia pubblica del partito stalinista, il quale cercava di coprire il proprio ruolo di traghettatore e riciclatore (tra le altre cose) di molti ex fascisti nelle proprie fila con la denuncia delle aggressioni sistematiche che quei compagni mettevano in atto contro molti ex persecutori fascisti della zona. In una occasione, addirittura, il servizio d'ordine del PCI arrivò a difendere fisicamente la sede del MSI da un gruppo di operai in sciopero guidati da Paganiello!

Negli anni seguenti e specie dai primi anni 1950, la situazione oggettiva della classe e la scissione all'interno delle fila internazionaliste pregiudicarono di molto la possibilità di intervento pratico nella classe, anche se fino a metà anni 1960 “collezionò” denunce e processi per le sue attività politiche. Di carattere determinato riuscì a diplomarsi e, dopo, a laurearsi in Economia e Commercio, pur lavorando durante il giorno, riuscendo da ultimo ad impiegarsi come insegnante, attività che gli permise sempre di stare a contatto coi giovani, conoscerne gusti e mode e, non da ultimo, fare propaganda politica rivoluzionaria.

Dalla fine degli anni 1960 si allontanò dalla nostra piccola organizzazione valutando il maoismo, ed i gruppi politici che ad esso si richiamavano, il mezzo più coerente sulla via della rivoluzione e della dittatura proletaria da lui sempre messa al primo posto.

Tramontate queste suggestioni, col passare degli anni si riavvicinò a noi, come lettore prima e simpatizzante poi, non mancando anche di dare graditi contributi scritti alla nostra stampa.

DS

Comments

Ho dei bei ricordi legati a Paganiello e al suo libro "Anti-fascismo e Anti-antifascismo".

Quando nel 1995 aprimmo il circolo Aurora, sezione bolognese dei GLP e di Battaglia Comunista, entrammo subito in contatto epistolare con il circolo "Amadeo Bordiga" che Paganiello aveva creato a Torre Annunziata coinvolgendo diversi giovani.

Un giorno ci sentimmo per telefono e mi comunicò che da un suo amico (o parente, non ricordo) trasferitosi a Bologna avrei trovato una cinquantina di copie di "Anti-fascismo e Anti-antifascismo" che voleva dare in omaggio al nostro circolo.

Ricordo ancora il difficile "viaggio" in bicicletta con il pacco pieno di libri caricato sulla canna... e così, per qualche anno, sui nostri banchetti compariva anche il suo libro, la cui vendita ci aiutò nella costante attività di autofinanziamento...

Nella primavera del '95 andai a trovarlo a Torre Annunziata, e mi presentò alcuni giovani del loro circolo. Quando alcuni anni dopo aprimmo la sede a Napoli, so che per un certo periodo ci diede anche un sostegno economico. In un modo o nell'altro, insomma, ha voluto sempre contribuire alla causa.

Ciao Paganiello, un saluto a pugno chiuso

Ho conosciuto il 15 ottobre a Roma dei giovani compagni che conoscevano Paganiello. E' morto un riferimento politico per molti giovani napoletani. Penso che il modo migliore per onorarlo sia continuare il nostro lavoro.