Il sistema è in crisi, la scuola è fallita

Oltre le chiacchiere e gli scioperi bovini. Cosa aspettiamo a dare forza ad un'alternativa?

Volantino per lo sciopero della scuola del 12 marzo

Lavoratori della scuola,

la situazione è paradossale: mentre la crisi si abbatte su di noi con una violenza inaudita, nelle nostre scuole, vige la più completa rassegnazione, disfattismo, mancanza di prospettive. Cosa aspettiamo per iniziare ad uscire da questa deprimente situazione?

Il taglio delle compresenze alle elementari, i fondi di istituto ridotti al minimo, la sopravvenuta impossibilità di acquistare materiali e nominare i supplenti, la riduzione di orario alle medie inferiori e superiori, il taglio netto dei docenti di sostegno, degli assistenti di laboratorio, degli organici ATA: un attacco senza precedenti alle nostre condizioni di vita e di lavoro, in piena sintonia con quanto già fatto dai governi precedenti. Ormai sta diventando impossibile portare avanti anche le attività minime, a tutto vantaggio delle scuole private e di chi se le può permettere.

Per tutta risposta cosa sta avvenendo nei nostri istituti? I docenti di ruolo snobbano quelli con supplenze annuali che, a loro volta, guardano dall'alto in basso quelli con supplenze temporanee; l'intero corpo docente guarda con sufficienza i collaboratori scolastici, i quali poi si rifanno sugli eventuali addetti alle pulizie provenienti da qualche cooperativa esterna, sempre più in difficoltà. Parallelamente subiamo, divisi e scoraggiati, presidi-manager sempre più autoritari, circondati dalle loro clientele e che ora devono anche classificarci in buoni e cattivi.

I sindacalisti poi fanno di tutto per fiaccarci con modalità CGIL: “gli scioperi non servono a nulla, non c'è nulla da fare, iscrivetevi alla CGIL”, o in modalità COBAS: “Scioperiamo un paio di volte l'anno, difendiamo la costituzione, ma non turbiamo il regolare svolgimento delle attività e la pace sociale negli istituti”.

In questa situazione, ormai normalità, la protesta, la ribellione, la rabbia, sono fondamentalmente assenti: qualcuno parla di fantasmagorici blocchi degli scrutini, qualcun altro alza la voce e fa le sue sparate, ma di fatto non si è minimamente capaci di proporre azioni di protesta nelle scuole, né, tanto meno, di coinvolgere le famiglie.

Del fatto che dobbiamo solidarizzare con gli altri lavoratori che, come noi, stanno subendo i medesimi attacchi, nessuno fa parola.

Ecco a cosa ci hanno portato: divisi tra di noi, scoraggiati, isolati dagli altri lavoratori non siamo altro che mansueti bovini che i sindacati stanno portando silenziosamente al macello, per sostenere le esigenze della crisi del capitale.

Basta!!

Noi, lavoratori internazionalisti, invitiamo i lavoratori più sensibili e determinati a muoversi, con le famiglie e gli studenti delle superiori, fuori e contro le logiche sindacali e “isolazioniste”. Invitiamo a prendere contatto con i nostri militanti, ad organizzarsi facendo propria una visione anticapitalista e di classe, per dare forza ad un modo diverso di condurre la lotta che ci aspetta, per portare il conflitto nella quotidianità della vita scolastica!

È ora di farla finita con la rassegnazione, con i parolai, con i burocrati, con i stanchi comitati incapaci di sviluppare una critica totale e radicale tanto alla riforma quanto all'istituzione scolastica e al sistema che le ha generate.

La resistenza alla riforma, la critica alla scuola borghese, la costruzione di un autentico percorso di lotta devono necessariamente assumere come base alcuni punti fermi:

  • Non vi è difesa reale delle nostre condizioni di vita e di lavoro se non ci battiamo in maniera solidale innanzitutto per chi sta peggio di noi (vedi docenti di ruolo e supplenti o ATA e personale tecnico in appalto), se, alle superiori, non partecipiamo alla maturazione della coscienza e della lotta di classe nei “nostri” studenti, se non ci poniamo il problema di coinvolgere le famiglie, se non ci schieriamo incondizionatamente in solidarietà con tutti gli altri proletari che in questo periodo stanno subendo attacchi violentissimi e stanno perdendo il posto di lavoro.
  • Dobbiamo autorganizzarci e smetterla di affidarci a questo o quel sindacato, a questo o quel partito borghese, dobbiamo - per cominciare - dare vita a strumenti di controinformazione che esprimano con chiarezza a colleghi, genitori e studenti la gravità della situazione, la necessità di elaborare forme nuove di opposizione: le semplici occupazioni studentesche, le pascolate di piazza, gli scioperi fin qui avanzati sono insufficienti. Dobbiamo elaborare forme nuove per esprimere la nostra resistenza e la nostra lotta nella quotidianità scolastica.
  • La nostra lotta contro la crisi (della quale la riforma non è che una conseguenza) deve e può partire dal basso, dalle situazioni concrete. Per esempio, dichiarando pubblicamente che non è possibile fare lezione se le classi sono divise a causa dell'assenza di supplenti, smontando la didattica tradizionale, coinvolgendo i colleghi in attività collettive, sviluppando con i ragazzi la critica alla riforma, costruendo con i genitori forme di protesta, cercando contatti e collaborazioni con i lavoratori di altri istituti, solidarizzando tra noi... insomma, non perdendo nemmeno un'occasione - tra le mille possibili - per esprimere la nostra esigenza di lotta collettiva!
  • Non vi è possibilità di avanzamento se non facciamo nostro un punto di vista anticapitalista, se non operiamo per rilanciare il vero conflitto di classe e rafforzare il partito internazionalista.

Esci dalla rassegnazione. rilancia il protagonismo proletario. Prendi contatto con i nostri compagni!

Lavoratori della scuola del Partito Comunista Internazionalista